Via dal terrazzo la serra autorizzata dal comune ma vietata dal regolamento condominiale

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Corte di Cassazione, sez. III civ., ordinanza 22.06.2016, n. 12917

«Le autorizzazioni amministrative esauriscono la loro efficacia nell’ambito del rapporto pubblicistico tra P.A. e privato, senza estendersi ai rapporti tra privati, non potendo — neppure ai fini della legittimità di una innovazione ai sensi dell’art. 1120 comma 2 cod. civ. da compiersi nell’ambito di un condominio di edificio — incidere negativamente sulle posizioni soggettive degli altri condomini».

Alla attenzione degli Ermellini la vicenda che vedeva contrapposti un Condominio, in qualità di attore, e i proprietari di un appartamento sito nello stesso edificio, quali convenuti, citati al fine di vederli condannare alla rimozione della serra realizzata sulla terrazza del loro appartamento, in quanto vietata dal regolamento condominiale, nonché al ripristino dello stato dei luoghi. Il Tribunale accoglieva la domanda del Condominio con sentenza confermata dalla Corte di Appello. Ai proprietari dell’appartamento non è restato che adìre la Suprema Corte con ricorso affidato a quattro motivi.

In particolare, (i) con il primo motivo i ricorrenti deducevano l’omesso esame della Corte di Appello circa fatti decisivi per il giudizio, con riferimento alla mancata considerazione che la realizzazione della serra era stata autorizzata dalla locale amministrazione comunale; (ii) con il secondo motivo i ricorrenti lamentavano la violazione e falsa applicazione degli artt. 832-1117-1120 cod. civ., per avere la Corte di Appello ritenuto che la serra realizzata alterava la facciata esteriore dell’edificio; (iii) con il terzo motivo si deduceva la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 cod. proc. civ., per avere la Corte di Appello omesso di motivare la ritenuta alterazione dell’aspetto architettonico dell’edificio e, infine, (iv) con il quarto motivo, si deduceva la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 55, cod. civ., in relazione all’interpretazione del regolamento condominiale da parte dei giudici di merito.

Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso per le motivazioni di seguito riportate.

La Suprema Corte rileva la correttezza e congruità della motivazione della Corte territoriale che, nel caso di specie, aveva sottolineato che la serra aveva «dimensioni molto rilevanti, tanto da apparire come un prolungamento dei locali interni dell’unità immobiliare delle condomine», e «insiste sulla facciata, incidendo sull’aspetto della stessa». A nulla, pertanto, poteva valere l’autorizzazione amministrativa che esaurisce la propria efficacia nell’ambito del rapporto pubblicistico tra P.A. e privato, senza estendersi ai rapporti tra privati, non potendo — neppure ai fini della legittimità di una innovazione ai sensi dell’art. 1120 comma 2 cod. civ. da compiersi nell’ambito di un condominio di edificio — incidere negativamente sulle posizioni soggettive degli altri condomini che, nella specie, avevano chiesto la rimozione della serra giusta le disposizioni del regolamento condominiale la cui interpretazione, sottolineano gli Ermellini, trattandosi di atti negoziali, è accertamento di fatto riservato al giudice di merito, di guisa incensurabile in sede di legittimità.

Il ricorso è stato, pertanto, rigettato con condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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