Nullo il verbale per eccesso di velocità che non riporta la data di revisione dello strumento di rilevazione

Corte Costituzionale, sentenza 29 aprile – 18 giugno 2015, n. 113

A chi non è mai capitato di vedersi recapitare a casa una contravvenzione per eccesso di velocità accertata dalle Forze dell’Ordine per mezzo di un autovelox ? E se il più delle volte siamo indotti a pagare per non pensarci più, dobbiamo però anche avere contezza che potrebbe trattarsi di un accertamento non valido.

La Corte di Cassazione ha da sempre sostenuto, attraverso un consolidato orientamento, che nessuna norma (nazionale o comunitaria) impone la necessità di taratura dello strumento di controllo elettronico della velocità dei veicoli, come invece ad esempio avviene per quelle che rilevano il tasso alcolemico nel sangue dei conducenti sottoposti ad accertamento ai sensi dell’art. 186 del NCdS (Guida sotto l’influenza dell’alcool). [Si veda, tra le altre, Cass. Civ., Sez. II. 19.11.2007, n.23978, secondo cui possono evitarsi i «controlli previsti dalla legge n. 273 del 1991 istitutiva del sistema nazionale relativo alla verifica della taratura poiché esso attiene alla materia c.d. metrologica, che è diversa rispetto a quella della misurazione elettronica della velocità»].

In altri e più chiari termini, fino ad oggi, secondo l’orientamento prevalente della Suprema Corte, supportato anche dai principi fissati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il controllo periodico e la taratura erano necessari solo per i rilevatori di velocità lasciati sulla strada a funzionare in automatico e non per quelli impiegati sotto il controllo costante dagli operatori, le c.d. postazioni mobili.

Fino ad oggi, si è detto, essendo intervenuta la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 113, depositata il 18 giugno 2015, che, con ragionevolezza interpretativa, ha stabilito: “…appare del tutto irragionevole la prospettata discriminazione, poiché l’assenza di verifiche periodiche di funzionamento e di taratura è suscettibile di pregiudicare – secondo la prospettazione del rimettente – l’affidabilità metrologica a prescindere dalle modalità di impiego delle apparecchiature destinate a rilevare la velocità. Non risolutivo appare in proposito quanto è previsto nella direttiva del Ministero dell’interno 14 agosto 2009, laddove si afferma che la rilevazione della cattiva funzionalità sarebbe garantita dalle apparecchiature «dotate di un sistema di autodiagnosi dei guasti che avvisano l’operatore del loro cattivo funzionamento». È evidente che il mantenimento nel tempo dell’affidabilità metrologica delle apparecchiature è un profilo che interessa – secondo la richiamata prospettazione del giudice a quo – anche i meccanismi di autodiagnosi che appaiono suscettibili, come le altre parti delle apparecchiature, di obsolescenza e di deterioramento.” e pertanto “…l’art. 45, comma 6, del d.lgs. n. 285 del 1992 – come interpretato dalla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione – deve essere dichiarato incostituzionale in riferimento all’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”.

Tutti gli apparecchi – secondo il Giudice delle Leggi – devono essere sottoposti a periodica verifica e se la Corte Costituzionale non specifica quale debba essere la periodicità della verifica, si deve tuttavia presumere l’annualità della stessa, poiché tale è il periodo in vigore per gli altri strumenti

In forza della cogenza interpretativa del Giudice delle Leggi, a far data dal deposito della predetta sentenza sono ritenuti viziati di illegittimità costituzionale e dichiaratamente nulli tutti gli accertamenti avvenuti con apparecchiature rilevatrici della velocità non sottoposte periodicamente a taratura e controllo della funzionalità metrica.

E’ quindi fatto obbligo agli Enti (Comuni, Regioni e Stato) che utilizzano i richiamati strumenti, effettuare la taratura annuale e fornire la relativa documentazione probatoria.

La sentenza in argomento si riferisce in particolare agli autovelox usati dalle pattuglie. Gli autovelox presidiati, secondo la Consulta, devono essere sottoposti a controlli periodici proprio come quelli fissi.

Gli altri, gli autovelox automatizzati, e quindi anche il tutor, il telelaser, il photored, non sono colpiti dalla sentenza della Consulta perché generalmente sottoposti a verifiche in base ai principi fissati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel 2005. Per le multe elevate con detti autovelox, è consigliabile prima chiedere copia della documentazione attestante l’ultimo controllo e taratura all’organo che ha emanato la sanzione e, soltanto ove questa documentazione manchi o non venga prodotta in tempo, ovvero se dalla documentazione prodotta risulta che la verifica e taratura non è stata effettuata (almeno annualmente), si potrà procedere con ricorso.

Se nel verbale non sono riportate indicazioni utili a risalire alla categoria dell’autovelox utilizzato, ci si potrà rivolgere direttamente all’autorità che ha elevato la multa.

In conclusione, se nel verbale della multa per eccesso di velocità non è riportata la data dell’ultima revisione dell’autovelox, è possibile richiedere la documentazione al corpo di polizia oppure direttamente al Giudice di pace, facendo immediato ricorso, avendo tuttavia presente che gli accertamenti eseguiti entro un anno dall’ultima taratura eseguita e documentata sono legittimi.

Se l’amministrazione comunale non sarà in grado di fornire la prova relativa a manutenzione periodica e taratura costante degli autovelox, sarà possibile impugnare i verbali, ottenere l’annullamento delle multe ancora non pagate e chiedere la restituzione delle sanzioni già versate.

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