Il venditore di auto usata è tenuto alla garanzia per i vizi occulti anche se “nello stato come vista e piaciuta”

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Il venditore di auto usata è tenuto alla garanzia per i vizi occulti anche se la vendita è avvenuta “nello stato come vista e piaciuta”

Cassazione Civile, Sez. VI, 19.10.2016 n. 21204

La garanzia per vizi prevista dall’art. 1490 cod. civ. deve ritenersi operante anche nei casi di vendita di cose mobili usate, dovendo rimanere il vizio della cosa, e, in particolare, il vizio occulto preesistente alla conclusione del contratto, ben distinto dal semplice logorio del bene, dovuto al normale uso dello stesso. E, anche nei casi di vendita di beni usati (quale una autovettura usata) i contraenti nell’ambito della loro autonomia contrattuale possono derogare alla disciplina legale della garanzia per vizi della cosa venduta, con l’inserimento nel contratto di apposita clausola, ammessa dall’art. 1490, II comma, cod. civ. e debitamente approvata per iscritto ex art. 1341 comma 2, cod. civ..

La clausola “vista e piaciuta nello stato in cui si trovava” non può riferirsi ai vizi occulti, quelli, cioè, non facilmente riconoscibili mediante l’ordinaria diligenza al momento dell’acquisto, che si manifestano soltanto dopo l’uso del bene compravenduto, anche se usato.

A sancirlo è la Sesta Sezione della Suprema Corte con la sentenza in commento che traeva origine dal fatto che la Signora [X] aveva convenuto dinanzi al competente Giudice di Pace la società [Y] per sentirla condannare alla restituzione di un certo importo, previo accertamento della responsabilità della convenuta, quale venditrice, per i vizi riscontarti nell’autovettura dalla medesima acquistata e previa riduzione del prezzo di compravendita. A sostegno della propria domanda l’attrice esponeva di aver acquistato una autovettura dalla Società [Y] che le aveva assicurato le buone condizioni della stessa, che non aveva mai subìto incidenti e non presentava alcun vizio. Tuttavia, lo stesso giorno in cui si era conclusa la trattativa, l’acquirente riscontrava delle rumorosità generate dal mezzo spinto a velocità autostradale, determinandola a far visionare l’autovettura ad una officina convenzionata il cui meccanico, rilevato qualcosa di anomalo, successivamente provvedeva a comunicare che la rumorosità era dovuta alla rottura dell’avantreno anteriore non derivante da urto. Il vizio era stato tempestivamente denunciato al venditore da parte dell’acquirente. Si costituiva la convenuta che contestava la ricostruzione dei fatti ed eccepiva la tardività della denuncia per vizi ai sensi dell’art. 1495 cod. civ.. Deduceva [Y] che l’auto aveva un numero di km di gran lunga superiore a quello che aveva al momento dell’acquisto e che il danno non era presente al momento della vendita. Il Giudice di Pace accoglieva la domanda di parte attrice ma il Tribunale, successivamente pronunciandosi sull’appello della società [Y], accoglieva l’appello, rigettava la domanda avanzata da [X] con condannava della stessa al pagamento delle spese di entrambi i gradi del giudizio. Secondo il Tribunale si trattava infatti di una macchina usata e la vendita era avvenuta con la esplicata clausola ‘vista e piaciuta’, che non sarebbe una clausola di stile ma, se espressa in modo chiaro, comporta una limitazione della garanzia per i vizi della cosa. Al Tribunale preme rilevare, come si legge nella sentenza degli Ermellini, che «in forza di tale clausola il compratore all’acquisto prescindendo da ogni altra considerazione accetta senza alcuna riserva il bene allo stato in cui appare, rinunciando alla garanzia per vizi anche quelli occulti (in quanto per i vizi facilmente riconoscibili l’esclusione della garanzia è disposta dall’art. 1490 cod. civ.)».

Alla Signora [X] non è restato che rivolgersi alla Suprema Corte con ricorso affidato ad un motivo con il quale veniva rilevato l’errore in cui era incorso il giudice dell’appello, secondo cui l’acquisto di un veicolo usato con la clausola vista e piaciuta escluderebbe, tout court, l’operatività della garanzia di cui all’art. 1490 cod. civ., trattandosi di un’errata interpretazione di tale clausola contrattuale. «Piuttosto, se il Tribunale avesse ricostruito la comune intenzione delle parti tenendo conto di tutte le circostanze di fatto rigorosamente provate in giudizio avrebbe assegnato a quella clausola l’unico significato coerente con la volontà delle parti e cioè “vista e piaciuta nello stato in cui si trovava”, all’esito delle verifiche effettuate prima dell’acquisto e delle rassicurazioni fornite dalla venditrice circa il buono stato conservativo del mezzo».

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la richiamata sentenza n. 21204/2016 ha ritenuto fondato il motivo ed ha accolto il ricorso.

La clausola non può riferirsi ai vizi occulti, che si manifestano cioè, dopo i normali controlli eseguiti ante acquisto, soltanto dopo l’uso del bene compravenduto e inoltre la espressione “vista”, se priva di precisazioni rafforzative, inequivocabilmente allude solo ai vizi agevolmente riscontrabili dall’acquirente a primo esame.

La garanzia per vizi prevista dall’art. 1490 cod. civ. opera «anche nei casi di vendita di cose mobili usate, dovendo rimanere il vizio della cosa, ed, in particolare, il vizio occulto preesistente alla conclusione del contratto, ben distinto dal semplice logorio del bene, dovuto al normale uso dello stesso. E, anche nei casi di vendita di beni usati (quale una autovettura usata) i contraenti nell’ambito della loro autonomia contrattuale possono derogare alla disciplina legale della garanzia per vizi della cosa venduta, con l’inserimento nel contratto di apposita clausola, ammessa dall’art. 1490, II comma, cod. civ. e debitamente approvata per iscritto ex art. 1341 comma 2, cod. civ.»

Pertanto, conclude il Collegio, chi vende è tenuto alla garanzia per i vizi occulti, «anche se la vendita sia avvenuta “nello stato come vista e piaciuta” e, ciò, a prescindere dal fatto che la presenza di essi non sia imputabile ad opera del venditore, ma, esclusivamente, a vizi di costruzione del bene venduto».

Il Tribunale, «nel ricostruire il significato della clausola “vista e piaciuta” come l’impegno ad accettare il bene compravenduto senza alcuna riserva», non ha tenuto conto che il visto e piaciuto di per sé intende riferirsi allo stato apparente in cui si trova il bene compravenduto, cioè così come possa essere, ragionevolmente, percettibile e manifesto. E, soprattutto non ha tenuto conto che il senso letterale di quella clausola andava considerato alla luce dei principi contrattuali dell’equità e del corretto sinallagma del contratto, nonché della buona fede contrattuale, che induce a tener conto di un corretto equilibrio degli interessi contrapposti.

La parola torna al giudice del rinvio.

 

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