Valida la notifica eseguita presso l’abitazione e non presso la residenza anagrafica del contribuente

Cassazione Civile, Sezione Tributaria, 11.11.2015, n. 23024

Gli atti d’accertamento che il fisco notifica presso la residenza anagrafica del contribuente, e non già presso l’indirizzo indicato dallo stesso contribuente nella dichiarazione annuale dei redditi come domicilio, sono nulli.

È quanto emerge dalla sentenza n. 23024/15 della Sezione Tributaria della Cassazione, ora in commento.

Nel dettaglio. Un contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento, resosi definitivo per mancata impugnazione, e la conseguente cartella di pagamento, ottenendo soddisfazione, in primo grado, con decisione poi confermata in appello dal CTR del Lazio, essendo stati ritenuti detti atti non correttamente notificati al domicilio fiscale indicato dal contribuente nella dichiarazione dei redditi. Di qui, il ricorso in Cassazione della Agenzia delle Entrate.

Quanto all’asserita nullità della notifica dell’atto d’accertamento, la ricorrente Agenzia delle Entrate ha sostenuto che l’avviso era stato correttamente notificato nel luogo di residenza anagrafica del contribuente, anziché in quello indicato nella dichiarazione dei redditi, tenuto conto che l’indicazione da parte del contribuente nella dichiarazione dei redditi dell’indirizzo della propria abitazione non costituisce elezione di domicilio, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 58 e 60 del D.P.R. 600 del 29.09.1973.

La Suprema Corte ha ritenuto la censura infondata sebbene l’Amministrazione non abbia contestato il fatto che il contribuente avesse indicato in dichiarazione un indirizzo diverso da quello in cui era stato notificato l’avviso.

Gli Ermellini hanno motivato la conferma della decisione del CTR nei termini che seguono.

A norma dell’art. 58 del D.P.R. 600/1973, le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato hanno il domicilio fiscale nel Comune nella cui anagrafe sono iscritte. La norma stabilisce, altresì, che “In tutti gli atti, contratti, denunzie e dichiarazioni che vengono presentati agli uffici finanziari deve essere indicato il comune di domicilio fiscale delle parti, con la precisazione dell’indirizzo”.

Il successivo art. 60, invece, precisa che “d) è in facoltà del contribuente di eleggere domicilio presso una persona o un ufficio nel comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano. In tal caso l’elezione di domicilio deve risultare espressamente dalla dichiarazione annuale ovvero da altro atto comunicato successivamente al competente ufficio imposte a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento”. La norma in parola non precisa particolari requisiti formali per l’elezione di domicilio.

E allora, se è pacifico, come nella fattispecie, che il contribuente ha indicato nella dichiarazione annuale espressamente il proprio indirizzo situato nel Comune di domicilio fiscale, “tale indicazione non può che equivalere ad elezione di domicilio nel suddetto indirizzo”.

Gli Ermellini hanno poi ricordato che la giurisprudenza di legittimità è chiara nel ritenere valida, in caso di difformità tra residenza anagrafica e quella indicata nella dichiarazione dei redditi, la notifica dell’avviso perfezionatosi presso quest’ultimo indirizzo (Cass. Civ. n. 15258/2015; Cass. Civ., n. 26715/2013).

Il ricorso della Agenzia delle Entrate è stato, dunque, respinto.

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