Va indennizzata la straniera che ignorava di non poter convolare a nozze con un cittadino italiano solo separato

Corte di Appello di Palermo, Sez. I Civ., 26.05.2015, n. 786

La materia devoluta alla Corte di Appello è circoscritta all’indennizzo, richiesto da una signora, di origini rumene (parte appellante), previsto ai sensi dell’art. 129 bis cod. civ., indennizzo che il primo Giudice le aveva negato – nonostante avesse dichiarato la nullità del matrimonio celebrato a Bucarest tra la signora ed un cittadino italiano, avendo accerto la violazione dell’art. 86 cod. civ. per il fatto che il cittadino italiano era già legato da precedente matrimonio – sul presupposto che i testimoni escussi avevano concordemente riferito che la signora era a conoscenza dello stato di ‘separato’ del futuro marito, a conferma, pertanto, dell’assenza del requisito della buona fede della stessa.

I Giudici della Corte di Appello, anch’essi sulla base delle testimonianze escusse, hanno rilevato invece che, se anche la signora era al corrente del precedente matrimonio del futuro marito e della sua conseguente condizione di ‘separato’, nessuno dei testi aveva confermato che la donna fosse a conoscenza della circostanza che in Italia la sola separazione legale non permette ai coniugi di passare a nuove nozze, essendo necessaria la dichiarazione di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, e del fatto che il futuro marito non aveva ancora ottenuto il divorzio.

Nel delineato contesto la Corte territoriale ha accolto l’appello sulla base delle seguenti considerazioni: i) ignoranza della donna in ordine alle regole previste dall’Ordinamento italiano per convolare a nuove nozze; ii) rassicurazioni offertole in tale prospettiva dall’uomo che stava per sposare.

Peraltro, hanno precisato i giudici di secondo grado, “L’intenzione della H. [parte appellante] di trasferirsi in Italia con le figlie, di cui hanno parlato chiaramente i testi, inoltre, milita nel senso della sua effettiva ignoranza circa lo stato libero del R., che altrimenti non troverebbe giustificazione la contrazione di un matrimonio nullo in radice e perciò inidoneo a garantire alla prole quella stabilità che la donna stava invece cercando”.

Peraltro, la Corte di Appello ha evidenziato la circostanza che, appena un mese prima del matrimonio, l’uomo aveva depositato presso il Comune di residenza un’istanza di “autorizzazione a potere contrarre matrimonio con la sig.ra H.A.“, autorizzazione negata, ma di quel parere la signora non era stata informata, ciò a valere come dimostrazione della malafede dell’uomo e della buona fede della donna.

Secondo la Corte territoriale, non potevano esservi dubbi in ordine alla circostanza che l’uomo era assolutamente consapevole della mancanza del suo stato libero, e proprio l’esito negativo della richiesta di autorizzazione al matrimonio rivolta al comune di residenza avrebbe dovuto indurlo ad informarsi circa le ragioni del rifiuto, “utilizzando gli strumenti culturali dell’uomo medio e, nello specifico, di un laureato in medicina e chirurgia che esercitava regolarmente la professione di medico); mentre per altro verso non v’è prova che la H. fosse stata informata almeno in prossimità del matrimonio, dal R. o da altri (ma nessun altro, oltre al R., avrebbe in realtà potuto informarla, visto che la stessa si trovava in Romania ed era impegnata nei preparativi di nozze, celebrate con ampio coinvolgimento di amici e familiari, come risulta dalle festose fotografie in atti), circa l’assenza di autorizzazione da parte del Comune di Misilmeri e circa la scoperta del radicale impedimento alla celebrazione di un matrimonio valido. Dovendosene pertanto inferire la mala fede del R. e la buona fede – che peraltro nella specifica materia è oggetto di presunzione e richiede perciò una ben precisa prova contraria – della H”.

Giusto, quindi, il riconoscimento dell’indennizzo alla signora.

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