Ticket sul sedile e non sul parabrezza

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Ticket sul sedile e non sul parabrezza. Multa annullata ma spese legali compensate

Corte di Cassazione, Sez. Civ. VI, 27.04.2016 n. 8282

Alla attenzione degli Ermellini la questione della compensazione delle spese di giustizia in un giudizio nel quale il ricorrente si era viste riconosciute le proprie ragioni dal Giudice di Pace, che aveva respinto la sanzione amministrativa per violazione al codice della strada (ticket della sosta esposto non già sul parabrezza ma sul sedile) e che, tuttavia, con particolare riguardo alle spese di lite, aveva provveduto a compensarle mediante il riferimento alla formula classica «Sussistono giusti motivi, ravvisabili nella particolare natura della controversia e nelle considerazioni poste a base della decisione, per compensare tra le parti le spese di lite».

Il fatto. Il difensore del Sig. [X], all’uopo affidando il proprio ricorso a due motivi, impugna la sentenza del Tribunale che aveva respinto il suo appello avverso la decisione di primo grado del Giudice di pace che, pur accogliendo la sua opposizione avverso la sanzione amministrativa per violazione al Codice della Strada (mancato pagamento di sosta tariffata), compensava le spese di lite. Secondo il proprietario dell’autovettura, la “grave ed eccezionale ragione” richiamata dalla norma giustificante la compensazione delle spese di giudizio, «non poteva di certo essere riferita al fatto di non aver esposto “correttamente” il tagliando o ticket della sosia sul sedile anteriore, lato passeggero dell’autovettura». Aggiunge il ricorrente, come si legge nella sentenza in commento, «secondo il Giudice dell’appello, la presunta “correttezza dell’operato del vigile” (che secondo il GDP, ha “legittimamente elevato il verbale di contravvenzione” perché il ticket esposto sedile anteriore della auto non era assolutamente visibile e quindi non esposto in modo “corretto”) avrebbe legittimato una grave ed eccezionale ragione per la compensazione». Peraltro, sempre seguendo il ragionamento del ricorrente, «manca una norma che disciplini espressamente le modalità di esposizione del ticket, posto che «l’art.7 co. 1, lett. f (e non l’art. 157 co. 6 CdS come erroneamente contestato), recita infatti: “Nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio”». Il ricorrente quindi sostiene che era ben visibile il ticket posto sul sedile anteriore e non necessariamente sul parabrezza, e comunque tale fatto non può essere considerato grave ed eccezionale ragione per compensare le spese di lite, ex art. 92 c.p.c. in caso di opposizione alla contravvenzione, come nel caso di specie.

In diritto. Gli Ermellini, dopo aver pedissequamente riportato la motivazione del giudice d’appello – «Ciò premesso, va osservato che il giudice di Pace ha esplicitamente descritto le ragioni giustificanti la compensazione richiamando non solo, genericamente, la particolare natura della controversia, ma indicando e richiamando (per evidenti ragioni di sinteticità) le considerazioni che lo hanno indotto ad accogliere l’opposizione esposte nel periodo immediatamente precedente. Ivi, pur dando atto che il tagliando per il pagamento della sosta non era stato esposto correttamente all’interno dell’abitacolo, il Giudice tuttavia ha escluso la sanzionabilità del comportamento, affermando che, appunto, la mancata regolare esposizione non può essere assimilata alla mancanza di titolo abilitante alla sosta. E’ di tutta evidenza, quindi, il ragionamento giustificante la compensazione: l’agente accertatore ha legittimamente elevato il verbale di contravvenzione opposto, giacché l’auto era in sosta senza tagliando di pagamento; solo successivamente è emerso che il contravventore-opponente aveva pagato il corrispettivo della sosta, il cui tagliando non era stato esposto in maniera visibile (sembra fosse sul sedile anteriore): quindi, insussistenza della violazione contestata, ma correttezza dell’operato del vigile che, per difetto dell’opponente, non aveva potuto verificare l’assolvimento dell’obbligo: l’accertamento elevato quindi, era stato indotto da un erroneo comportamento dell’opponente. Valutazione, quindi, del tutto condivisibile e integrante le gravi ragioni evocate nell’art. 92 secondo comma c.p.c.» – ritengono corretto il comportamento del vigile. Il tagliando va esposto in modo chiaro per agevolare, e non già per contrastare, l’attività di controllo degli agenti. «Al riguardo, data la tipologia della infrazione, è evidentemente affidato al buon senso dei conducenti esporre in modo visibile il tagliando, per agevolare l’attività di controllo e per evitare disguidi». Ma anche il comportamento del giudice è corretto, per aver escluso che la mancata adeguata esposizione del ticket potesse legittimare la contestazione della violazione, sostanzialmente affermando «che la specifica vicenda non poteva consentire di individuare un errore o negligenza riferibile al vigile e di conseguenza alla Autorità amministrativa, ai fini anche della regolazione delle spese di giudizio. I giudici di merito hanno quindi applicato correttamente la normativa processuale in materia di regolazione delle spese».

La Corte ha dunque rigettato il ricorso.

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