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E’ il Comune responsabile della caduta del pedone su una strada privata aperta al transito se non ha adempiuto all’obbligo di accertarsi circa l’effettivo adempimento della manutenzione dell’area e dei relativi manufatti

E’ il Comune responsabile della caduta del pedone su una strada privata aperta al transito se non ha adempiuto all’obbligo di accertarsi circa l’effettivo adempimento della manutenzione dell’area e dei relativi manufatti

Cassazione Civ., ord. Sez. VI, n.3216 del 07.02.2017

«E’ in colpa la pubblica amministrazione la quale né provveda alla manutenzione o messa in sicurezza delle aree, anche di proprietà privata, latistanti le vie pubbliche, quando da esse possa derivare pericolo per gli utenti della strada, né provveda ad inibirne l’uso generalizzato. Ne consegue che, nel caso di danni causati da difettosa manutenzione d’una strada, la natura privata di questa non è di per sé sufficiente ad escludere la responsabilità dell’amministrazione comunale, se per la destinazione dell’area o per le sue condizioni oggettive, l’amministrazione era tenuta alla sua manutenzione».

E’ quanto ha sancito la Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza ora in commento, con la quale ha accolto il ricorso e cassato quanto già deciso dalla Corte territoriale che, in sede di rinvio, in diversa composizione, nel riesaminare la domanda, dovrà attenersi al principio di diritto sopra richiamato.

In fatto. La pronuncia traeva origine dalla richiesta di risarcimento dei danni sofferti a seguito delle lesioni personali patite a causa d’una caduta, da parte della attrice [X], mentre percorreva una strada comunale, a fronte dello [asserito] carente stato manutentivo di questa. In primo grado la pretesa risarcitoria veniva accolta ma la Corte di Appello, successivamente adìta, ritenendo non provato che il tratto di strada su cui era avvenuta la caduta fosse di proprietà comunale, accoglieva l’appello respingendo la domanda svolta in primo grado. La sentenza in grado d’appello veniva quindi impugnata dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione con ricorso affidato a tre motivi, deducendo i ricorrenti, per quanto qui rileva, che il Comune aveva il dovere di vigilare e manutenere anche le aree private aperte al pubblico transito di veicoli e pedoni.

In diritto. Gli Ermellini, inserendosi nel solco giurisprudenziale già tracciato in materia, ha sostenuto che l’amministrazione comunale «è tenuta a garantire la circolazione dei veicoli e dei pedoni in condizioni di sicurezza: ed a tale obbligo l’ente proprietario della strada viene meno non solo quando non provvede alla manutenzione di quest’ultima, ma anche quando il danno sia derivato dal difetto di manutenzione di aree limitrofi alla strada, atteso che è comunque obbligo dell’ente verificare che lo stato dei luoghi consenta la circolazione dei veicoli e dei pedoni in totale sicurezza». Nel caso in cui, come quello in esame, il Comune consenta l’uso generalizzato della strada, pur di proprietà privata, si assume poi l’obbligo di accertarsi che la manutenzione dell’area e dei relativi manufatti venga effettuata. Nel delineato contesto, non avendo adempiuto al proprio obbligo, peraltro primario, di tale dovere di sorveglianza, ciò «per il principio del neminem laedere, integra gli estremi della colpa e determina la responsabilità per il danno cagionato all’utente dell’area, non rilevando che l’obbligo della manutenzione incomba sul proprietario dell’area medesima».

La parola torna, così, alla Corte territoriale, che dovrà attenersi al principio di diritto in epigrafe riportato.