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Aggiudicazione: decorrenza del termine per l’impugnazione

La V Sezione del Consiglio di Stato[1] ha ribadito che “Il termine per l’impugnazione dell’aggiudicazione da parte dei concorrenti non aggiudicatari inizia a decorrere dal momento in cui essi hanno ricevuto la comunicazione di cui all’art.76, co. 5, lett. a), d.lgs. n.50/2016, e non dal momento, eventualmente successivo, in cui la Stazione Appaltante abbia concluso con esito positivo la verifica del possesso dei requisiti di gara in capo all’aggiudicatario”.

Nella fattispecie alla attenzione dei Giudici di Palazzo Spada, l’Amministrazione:: (i) aveva provveduto all’approvazione delle operazioni di gara; (ii) aveva aggiudicato alla Società [x]; (iii) aveva precisato che l’aggiudicazione definitiva sarebbe divenuta efficace dopo la verifica dei requisiti e che il contratto non poteva essere sottoscritto prima di trentacinque giorni dall’invio dell’ultima comunicazione del provvedimento di aggiudicazione. La “aggiudicazione” della gara era stata trasmessa con PEC il 21.09.2017 a tutte le ditte che avevano partecipato alla gara medesima, con espresso rinvio alla relativa determina pubblicata, come prescritto, nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito web dell’Amministrazione Comunale cui erano allegati tutti i verbali.

Sul punto, i Giudici amministrativi hanno chiarito come la necessità di accelerare al massimo la definizione dei contenziosi in materia di appalti e di certezza, abbia comportato l’eliminazione, nel nuovo Codice degli Appalti (art. 32 del d.lgs. n. 50 del 2016), della tradizionale categoria della “aggiudicazione provvisoria”, distinguendo solo tra la “proposta di aggiudicazione”, che è quella adottata dal seggio di gara, ai sensi dell’art. 32, co.5, e che, ai sensi dell’art. 120, co. 2-bis ultimo periodo del codice del processo amministrativo, non costituisce provvedimento impugnabile; e la “aggiudicazione” tout court che è il provvedimento conclusivo di aggiudicazione e che diventa efficace dopo la verifica del possesso dei requisiti di cui all’art. 33, co. 1 del cit. d.lgs. n. 50 della predetta proposta da parte della Stazione Appaltante.

In tale sistematica, la verifica dei requisiti di partecipazione è dunque una mera condizione di efficacia dell’aggiudicazione e non di validità in quanto attiene sotto il profilo procedimentale alla “fase integrativa dell’efficacia” di un provvedimento esistente ed immediatamente lesivo, la cui efficacia è sottoposta alla condizione della verifica della proposta di aggiudicazione di cui al cit. art. 33 circa il corretto espletamento delle operazioni di gara e la congruità tecnica ed economica della relativa offerta”.

Il termine per l’impugnazione dell’aggiudicazione da parte dei concorrenti non aggiudicatari inizia a decorrere dal momento in cui essi hanno ricevuto la comunicazione di cui all’art.76, co. 5, lett. a), d.lgs. n.50/2016, e non dal momento, eventualmente successivo, in cui la Stazione Appaltante abbia concluso con esito positivo la verifica del possesso dei requisiti di gara in capo all’aggiudicatario.

Nella specie, in base alla normativa vigente, il termine decadenziale doveva essere computato a partire dalla comunicazione PEC del 21.09.2017.

[1] 15.03.2019 n. 1710

bando

Impugnazione delle clausole del bando di gara relative al criterio di aggiudicazione

L’impugnazione del criterio con cui si svolgerà la gara non può che essere posticipata al momento dell’aggiudicazione, momento in cui si attualizza la potenziale lesione.

Così, il T.A.R. Campania, Salerno[1], discostandosi dall’orientamento che richiede l’immediata impugnazione del bando di gara, ha ritenuto che soltanto con il provvedimento di aggiudicazione si attualizzi la lesività del criterio di aggiudicazione prescelto dalla Stazione Appaltante.

Questione simile, peraltro, è stata rimessa all’Adunanza Plenaria con ordinanza del Consiglio di Stato, Sez. III, del 7 novembre 2017, n. 5138 e, in attesa della decisione dell’Adunanza Plenaria dei Giudici di Palazzo Spada, il T.A.R. Salerno ha preso radicalmente posizione sul tema dell’onere di immediata impugnazione delle clausole del bando di gara relative al criterio di aggiudicazione.

A parere del T.A.R., l’impugnazione del criterio con cui si svolgerà la gara non può che essere posticipata al momento dell’aggiudicazione, momento in cui si attualizza la potenziale lesione.

 

[1] Sez. I, 03.01.2018, n.8

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Sentenza notificata a mezzo PEC e rinotificata a mezzo Ufficiale Giudiziario: da quando decorre il termine per impugnare?

Per chi abbia dubbi circa la data di decorrenza del termine per impugnare la sentenza notificata a mezzo PEC e quindi rinotificata a mezzo Ufficiale Giudiziario [e/o a mezzo del servizio postale con l’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine di appartenenza del legale notificante], la Cassazione[1] è intervenuta nei giorni scorsi chiarendo che, nella fattispecie, il termine di sessanta giorni per proporre il ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, di cui all’ultimo comma dell’art. 325 cod. proc. civ., decorre dalla data di notifica a mezzo pec della sentenza impugnata e non dalla data di consegna della sentenza medesima all’Ufficiale Giudiziario, nel caso, come quello sottoposto all’esame degli Ermellini, in cui il legale abbia provveduto alla notifica dell’atto sia a mezzo PEC e sia a mezzo di ufficiale giudiziario.

Esaminando preliminarmente l’eccezione di tardività del ricorso sollevata dai controricorrenti, gli Ermellini lo hanno dichiarato inammissibile, avendo verificato che la sentenza impugnata era stata dapprima notificata a mezzo pec in data 2 aprile 2015 e poi nuovamente notificata a mezzo Ufficiale Giudiziario in data 9 aprile 2015, quando il ricorso per cassazione era stato consegnato all’Ufficiale Giudiziario per la notifica in data 8 giugno 2015, notifica perfezionatasi in pari data, e quindi dopo 67 giorni dalla notifica della sentenza impugnata eseguita a mezzo pec.

Si è così risolta in Cassazione la vicenda che vedeva contrapposti gli interessi di [x] che aveva instaurato tre cause di sfratto per morosità nei confronti di due conduttori, cause poi riunite in ragione della loro connessione.

[1] Civile Ord. Sez. 6, 28.11.2017 n. 28339