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Commette reato di omicidio colposo chi apre incautamente lo sportello della propria auto, urtando il ciclista che muore successivamente

Commette reato di omicidio colposo chi apre incautamente lo sportello della propria auto, urtando il ciclista che muore successivamente

Cassazione Penale, Sez. IV, 12.10.2016 n. 47094

L’apertura improvvisa dello sportello dell’auto parcheggiata, che provoca la caduta dalla bicicletta, con conseguenti lesioni personali tali da determinare il decesso della vittima, è condotta chi integra gli estremi del reato di omicidio colposo.

A sancirlo è la Quarta Sezione Penale della Suprema Corte con la sentenza in commento che ha rigettato il ricorso di un uomo condannato, in sede di merito, per omicidio colposo, aggravato dalla violazione della normativa sulla circolazione stradale, «per avere cagionato, mediante l’apertura improvvisa dello sportello della propria auto parcheggiata, la caduta dalla bicicletta della [X] (di 75 anni), con conseguenti lesioni personali alla medesima che ne cagionavano il decesso» cinquanta giorni dopo.

Gli Ermellini, anzitutto rappresentando che le circostanze di fatto circa la ricostruzione dell’incidente stradale nella sua dinamica e nella sua eziologia, le condotte dei singoli utenti della strada coinvolti, l’accertamento delle relative responsabilità, l’efficienza causale di ciascuna colpa concorrente, comportano apprezzamenti rimessi al giudice di merito che sono sottratti al sindacato di legittimità se sorretti da adeguata motivazione, rilevano che, nella specie, il Tribunale ha ritenuto dimostrato che si fosse verificato un urto tra la bicicletta e l’auto, non ritenendo credibili, dall’altra parte, le dichiarazioni dell’uomo che avevano negato l’urto. In altri e più chiari termini, il giudice di primo grado ha ritenuto provato, oltre ogni ragionevole dubbio, il nesso di causalità tra l’apertura dello sportello da parte dell’uomo e la caduta della donna, per avere tale apertura costituito quanto meno una turbativa, e ha ritenuto quindi che l’imputato avesse cagionato il sinistro violando l’art. 157, comma 7 del codice della strada, a norma del quale «È fatto divieto a chiunque di aprire le porte di un veicolo, di discendere dallo stesso, nonché di lasciare aperte le porte, senza essersi assicurato che ciò non costituisca pericolo o intralcio per gli altri utenti della strada».

Si legge in sentenza, «la vittima, secondo quanto dichiarato dalle sue figlie, aveva sempre attribuito la sua caduta a tale movimento di apertura dello sportello; lo stesso imputato, nell’immediatezza del fatto, aveva ammesso tale collegamento dapprima scusandosi, in presenza del teste Cecchi, per avere aperto lo sportello, spiegando di non avere visto la bicicletta che arrivava (frase che egli non avrebbe avuto motivo di dire se la donna fosse caduta indipendentemente da tale suo gesto) e poi firmando una esplicita dichiarazione, riportata nel C.I.D. pervenuto il 27/5/2009 alla sua Compagnia Assicuratrice (la Liguria spa), in cui ammetteva che “ho aperto lo sportello … mentre lo stavo chiudendo perché mi era accorto della signora dallo specchietto mi ha sfiorato lo sportello con il pedale e è caduta a terra”».

E così è stata confermata la condanna alla pena di un anno di reclusione, sostituita con due anni di libertà controllata, e alla sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per un anno, in relazione al reato di omicidio colposo.

La condotta dell’uomo, non solo era stata altamente imprudente (essendo notoria la probabilità che un altro veicolo, soprattutto a due ruote, stia transitando sulla sede stradale tenendosi accostato alle auto in sosta, essendo obbligato a viaggiare in prossimità del lato destro della corsia), ma anche violativa dell’art. 157 del codice della strada.