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Affido condiviso del cane con l’interruzione della convivenza

Affido condiviso del cane con l’interruzione della convivenza

Tribunale Civile di Roma, Sez. V, 15.03.2016 n. 5322

Con l’interruzione della convivenza more uxorio tra le parti, a seguito della fine della loro relazione sentimentale, il giudice adìto, in assenza di una specifica norma di riferimento, ha applicato per analogia all’animale domestico [un cane adottato dalla convivente] la disciplina riservata ai figli minori.

Parecchi i casi di separazione in cui gli ex si contendono cani o gatti, un tempo gestiti insieme. Ed allora, di fronte al ritardo del legislatore per essere giacente in Parlamento da tempo una proposta [a far data dal 2013 da parte della paladina animalista Annamaria Brambilla] di regolamentazione in materia vòlta a colmare un buco nella gestione delle separazioni, il Tribunale di Roma, con una sentenza pervasa da forte sensibilità, ha dato via libera all’affido condiviso del cane.

Il fatto. La Signora [X], all’epoca della sua convivenza con [Y], aveva adottato un cane, raccogliendolo dalla strada, iscritto a suo nome all’anagrafe canina con regolare microchip, cane che aveva poi portato con sé, nella nuova residenza, una volta interrotta la convivenza medesima.

Il Sig. [Y] ha continuato a vedere il cane per alcune ore al giorno, su concessione di [X]. Alla richiesta di [Y] di tenere con sé il cane per un determinato fine settimana, la [X] rispondeva positivamente ma da quella data il cane non le era stato più riconsegnato. Pertanto, la Signora ha convenuto in giudizio l’ex convivente per sentir ordinare allo stesso la restituzione in suo favore del cane illegittimamente detenuto nonché per sentirlo condannare al risarcimento di tutti i danni da lei subìti a fronte della sottrazione del proprio animale. Costituitosi in giudizio, [Y] ha rivendicato di essere stato sempre lui a prendersi cura del cane, rinvenuto nei pressi della sua abitazione, ma che il microchip era stato posto a nome non suo ma dell’attrice perché quest’ultima, e non lui, aveva la residenza in Roma. Il convenuto, quindi, ha concluso per il rigetto della domanda dell’attrice e, in via subordinata, per sentir dichiarare la titolarità di fatto e formale del cane.

In diritto. Nessuna delle due domande ha trovato ingresso. Il Giudice anzitutto sottolinea la mancanza, nell’ordinamento italiano, di una norma di riferimento che disciplini l’affidamento di un animale domestico in caso di separazione dei coniugi o dei conviventi. Basti pensare al ritardo, ricorda il giudice di merito, con cui il legislatore, nel 2012, ha equiparato lo status di figlio naturale a quello legittimo. E così, prendendo a riferimento due precedenti decisioni, una del Tribunale di Foggia, che in una causa di separazione, ha affidato il cane ad uno dei due coniugi, concedendo all’altro il diritto di visita per alcune ore determinate nel corso della giornata, ed altra del Tribunale di Cremona che, sempre in una causa di separazione, ha disposto l’affido condiviso del cane con obbligo di suddivisione al 50% delle spese per il suo mantenimento, applicando, i due Tribunali, per analogia, la disciplina riservata ai figli minori, valutando l’interesse privilegiato delle due pronunce in quello materiale-spirituale-affettivo dell’animale, il Tribunale di Roma si è inserito nel solco di tale orientamento. «E certamente, dal punto di vista del cane, non rileva assolutamente se sia stato l’uno a concedere all’altro questo “favore” [diritto di visita]…E’ indubbio che il cane si sia affezionato ad entrambe [le parti], le abbia identificate entrambe come i suoi “padroni”, termine poco piacevole, e si sia abituato, per circa tre anni, a vivere, a periodi alterni, con una solo di loro, in abitazioni e luoghi diversi, condividendo abitudini di vita diverse». Né rileva il fatto che il cane da tre anni non vede l’attrice, data la ben nota ‘memoria affettiva’ dei cani: tre anni non possono cancellare sei anni di cure prestate dall’attrice e di affetto reciproco che indubitabilmente li ha legati, ricorda il Giudice. Affido condiviso quindi, come regolamentato in sentenza.

All’uomo la condanna al pagamento delle spese legali in quanto, avendo ‘rapito’ il cane, ha privato la donna di un affetto «fortemente percepito, e privandone lo stesso cane».

Un plauso alla sensibilità del Giudice Onorario, Antonio Fraioli.