Tag: abbandono

tetto

Automatico l’addebito se la moglie abbandona la casa coniugale, per violazione dell’obbligo di convivenza

Automatico l’addebito se la moglie abbandona la casa coniugale, per violazione dell’obbligo di convivenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 16 settembre – 15.12.2016, n. 25966

Il matrimonio è il vincolo che lega la vita di due coniugi; a riguardo, l’art. 143 del Codice Civile stabilisce che il marito e la moglie acquistano, con esso, gli stessi diritti, da esercitarsi congiuntamente e di comune accordo, e assumono gli stessi reciproci doveri: fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione.

Con precipuo riferimento a detto ultimo dovere, vediamo cosa accade se uno dei due coniugi (la moglie, nella fattispecie) abbandona la casa familiare (ed il marito).

In fatto e in diritto. In un procedimento di separazione personale, la Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, aveva respinto la domanda di addebito proposta dal marito nei confronti della moglie (che era andata via di casa) ritenendo che «per la pronuncia di addebito nella separazione, è necessaria non solo l’esistenza di una violazione degli obblighi tra coniugi nascenti dal matrimonio, ai sensi dell’art. 143 c.c., ma pure quella di uno stretto rapporto di causalità tra tale violazione e l’elemento della intollerabilità della convivenza».

Il marito ha proposto ricorso per Cassazione e i giudici di Piazza Cavour, pur ritenendo il ragionamento dei giudici di merito conforme agli insegnamenti della Cassazione (tra le altre, Cass. n. 9074/2011; n. 2059/2012), lo hanno disatteso.

Il marito aveva chiesto l’addebito della separazione alla moglie, allontanatasi senza motivo dalla casa familiare, addebito che gli Ermellini hanno confermato tenuto conto che l’allontanamento del coniuge dalla casa coniugale, se non assistito da una giusta causa, costituisce violazione dell’obbligo di convivenza. E, contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte territoriale, per gli Ermellini «viene meno in tal senso da parte del richiedente l’obbligo di provare il rapporto di causalità tra la violazione e l’intollerabilità della convivenza». Quindi, se l’uomo deve solo argomentare circa l’allontanamento della moglie dalla casa familiare, sarà la donna, se vuole evitare la dichiarazione di addebito, a dover provare, di fronte alla Corte di Appello in sede di rinvio, «la giusta causa dell’allontanamento che potrebbe consistere in un comportamento negativo del coniuge o magari in un accordo tra i due coniugi per dare vita, almeno temporaneamente, ad una separazione di fatto, in attesa di una successiva formalizzazione».

In altri e più chiari termini, quale potrebbe essere una giusta causa di allontanamento dalla casa (tetto) coniugale, il cui onere incombe a chi ha posto in essere l’abbandono ? Non potrà rinvenirsi nei litigi, o nei litigi soltanto, ma dovrà consistere, ad esempio, in comportamenti violenti e/o pericolosi per la propria salute, fisica o mentale, o per quella dei propri figli.

In conclusione, l’abbandono da parte di un coniuge della casa coniugale prima della separazione, magari insieme ai figli minori, senza il consenso dell’altro coniuge, in assenza della giusta causa (come detto, a titolo esemplificativo, per intollerabilità della convivenza per violenze, anche se una decisione della Cassazione l’ha individuata pure nella presenza di una suocera convivente eccessivamente invadente), potrà comportare l’addebito della separazione nei confronti del coniuge che si allontani dalla casa familiare, ed altresì l’affidamento dei figli e dell’abitazione all’altro coniuge.

La giusta causa dovrà quindi rinvenirsi nella presenza di situazioni di fatto (ma anche di avvenimenti o comportamenti altrui) di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare.