Stepchild adoption. La Cassazione dice sì

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Corte di Cassazione, Sez. I civ, 22.06.2016 n. 12962

Su questo sito si è già diffusamente parlato in ordine alla ‘stepchild adoption’ (l’adozione del “figliastro”), commentando decisioni, certamente storiche, assunte dal Presidente del Tribunale per i minori di Roma. In realtà, molti giudici di merito, non solo capitolini, si sono espressi in questa direzione ma oggi è un giorno importante in quanto è stata pubblicata la prima sentenza con quale la Corte Suprema si è pronunciata sull’adozione “in casi particolari” di cui all’art. 44, lett. d) della legge n.184 del 1983, che deve essere riconosciuta quando è nel preminente interesse del minore.

Un comunicato della Cassazione rende noto che la prima Sezione Civile ha bocciato il ricorso del procuratore generale della Repubblica di Roma contro la sentenza della Corte d’Appello capitolina con la quale era stata accolta la domanda di adozione di una bambina di (oggi) sette anni proposta dalla partner della madre con lei convivente in modo stabile.

La vicenda, che ha riguardato il primo caso di adozione cogenitoriale in Italia, era iniziata a far data dal 2014, con il primo via libera da parte del Tribunale dei minorenni di Roma, decisione poi confermata dalla Corte d’Appello.

Nella sentenza i giudici scrivono, tra le altre cose, che la nascita della bimba «è frutto di un progetto genitoriale maturato e realizzato con la propria compagna di vita; la decisione di scegliere la più giovane ai fini della gravidanza è stata dettata dalle maggiori probabilità di successo delle procedure di procreazione medicalmente assistite» e che la bimba «ha vissuto sin dalla nascita con lei e la sua compagna, in un contesto familiare e di relazioni scolastiche e sociali analogo a quello delle altre bambine della sua età, nel quale sono presenti anche i nonni e alcuni familiari della ricorrente».

E mentre la Procura di Roma si era opposta alla decisione dei giudici con argomentazioni molto dure, secondo cui questo progetto di «bigenitorialità» è in conflitto di per sé con gli interessi della minore, gli Ermellini ritengono che «l’unica ragione posta a sostegno della denunciata incompatibilità di interessi è stata individuata nell’interesse della madre della minore al consolidamento giuridico del proprio progetto di vita relazionale e genitoriale», ma discorrere in questo senso vorrebbe dire «che sia proprio la relazione sottostante (coppia omoaffettiva) ad essere potenzialmente contrastante, in re ipsa, con l’interesse del minore, incorrendo però in una inammissibile valutazione negativa fondata esclusivamente sull’orientamento sessuale della madre della minore e della richiedente l’adozione, di natura discriminatoria e comunque priva di qualsiasi allegazione e fondamento probatorio specifico». I giudici del merito hanno dunque rilevato la preminenza dell’interesse del minore rispetto a qualsiasi altro interesse dello Stato, che è il principio indicato dalla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani e che ha ispirato le riforme recenti del diritto di famiglia.

La Cassazione precisa che la stepchild adoption «non determina in astratto un conflitto di interesse tra il genitore biologico e il minore adottato, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice». E in ogni caso essa «prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempreché, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi il preminente interesse del minore».

Nella valutazione dica la Cassazione, non ha rilievo “l’inclinazione sessuale del richiedente” e la natura della relazione col partner.

La Cassazione sottolinea, in calce alla sentenza, che «il consenso degli Stati aderenti alla Cedu all’adozione legittimante da parte di persone dello stesso sesso e all’adozione cosiddetta coparentale è notevolmente cresciuta» negli ultimi anni e sottolinea altresì che «infatti, attualmente, in quattordici Stati (Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo, Francia, Lussemburgo, Regno Unito, Islanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Irlanda, Malta, Austria) è consentita l’adozione alle coppie dello stesso sesso, mentre in Germania è possibile l’adozione del figlio del partner, così come in Croazia, Estonia e Slovenia, ma non l’adozione tout court».

A questo punto, visto che la Suprema Corte, esprimendosi su un caso di stepchild adoption, ha dato il suo assenso alla pratica sebbene non sia prevista nella legge recentemente approvata sulle unioni civili, sarebbe opportuna l’approvazione di una norma da parte del Parlamento, per evitare che in un tribunale la stepchild adoption si riconosca e in un altro no, tenuto conto che, a seguito di tale sentenza della Cassazione, si può ipotizzare il ricorso di molti alla A.G.O. per vedere riconosciuto il diritto all’adozione.

Per l’intanto, la senatrice del Pd Monica Cirinnà commenta così la decisione degli Ermellini: «In Italia la giurisprudenza non ammette discriminazioni tra bambini né per il modo in cui sono nati, né per l’orientamento sessuale dei loro genitori. A chi dice ‘difendiamo i nostri figli’ rispondo ‘difendiamo tutti i figli’. Perché i bambini sono tutti uguali, meritano tutti gli stessi diritti e la stessa dignità. A chi afferma che in Italia è in corso una sovversione antropologica dico, con grande rispetto, che si è solo all’inizio di un percorso normativo, richiestoci ripetutamente dalla Corte europea e dalla nostra Corte costituzionale, che riconosca pienamente diritti e uguaglianza a tutte le famiglie».

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