Spese di riparazione autoveicolo danneggiato in seguito a incidente stradale

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Spese di riparazione autoveicolo danneggiato in seguito a incidente stradale. Danni rimborsabili solo per la parte che corrisponde ai prezzi di mercato

Corte di Cassazione, Sez. VI, 13.05.2016, n. 9942

Il fatto alla attenzione degli Ermellini. La Carrozzeria [X] ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, avverso la sentenza del Tribunale che aveva rigetto l’impugnazione proposta dalla medesima società avverso la sentenza del Giudice di Pace che a sua volta aveva respinto la domanda avanzata appunto dalla [X] – quale cessionaria di un diritto di credito risarcitorio di [Y], relativo ai danni da [Y] subìti a seguito di un incidente stradale – domanda vòlta ad ottenere, per quanto qui rileva, la condanna, anche dell’assicurazione in via solidale oltre che del responsabile del sinistro, al pagamento, a titolo risarcitorio, di un ulteriore somma, non riconosciuta dalla compagnia assicuratrice che aveva già corrisposto un determinato importo, basandosi su una tariffa oraria per la manodopera inferiore a quella praticata dall’attrice.

Il ricorrente lamenta, pertanto, violazione ed errata applicazione dell’art. 1227, secondo comma, c.c., censurando la sentenza del Tribunale nella parte in cui si afferma che «il cliente … ha l’onere di diligenza … e cioè di valutare più preventivi nella zona di riferimento, al fine di procedere ad una comparazione ponderata tra le varie offerte. Pertanto, il danneggiato che si affida alla carrozzeria di fiducia senza prima informarsi circa la rispondenza dei prezzi praticati a quelli medi di mercato correttamente incorre nel rischio di non vedersi riconosciuta la differenza di costo sostenuta».

Il ragionamento seguito dal Tribunale in funzione di giudice di secondo grado è confutabile, secondo il ricorrente, da diversi punti di vista: (i) se è pur vero che, da una parte, al creditore danneggiato è imposta una condotta attiva, diretta a limitare le conseguenze dannose dell’illecito, dall’altra però si devono intendere comprese nell’ambito dell’ordinaria diligenza di cui all’art 1227, secondo comma, c.c. solo quelle attività che non siano eccessivamente complesse, gravose o eccezionali o tali da comportare particolari sacrifici a colui che abbia sopportato un danno per colpa altrui; (ii) non può quindi essere imposto al cittadino medio l’onere di ricercare e analizzare scrupolosamente i tariffari applicati dalle imprese di riparazione e di determinare il cd. prezzo corrente di mercato, per poi valutare la congruità in relazione alla tariffa applicata dalla carrozzeria scelta, tale attività integrando «un comportamento abnorme ed oneroso, esorbitante da quella ordinaria diligenza che il legislatore esige dal danneggiato creditore al fine di non aggravare ulteriormente la posizione del debitore»; (iii) il danneggiato, come riconosce la costante giurisprudenza di merito, ha «piena libertà nella scelta dell’officina cui affidare il proprio veicolo, a prescindere dalla tariffa oraria applicata per il costo della manodopera».

La Suprema Corte ha ritenuto palesemente infondato il motivo proposto dal ricorrente, rigettando di guisa il ricorso, sulla base dei principi, già condivisi dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui «poiché il risarcimento del danno patrimoniale ha la funzione di reintegrare il patrimonio del danneggiato nella esatta misura della sua lesione, le spese sostenute per le riparazioni dell’autoveicolo, che ha subito danni in un incidente stradale, sono rimborsabili solo per la parte che corrisponde ai correnti prezzi di mercato, a meno che il maggiore esborso non sia giustificato da particolari circostanze oggettive (ad esempio: esistenza nella zona di una sola autofficina qualificata) e queste siano state provate dall’interessato, che non può di conseguenza, a fondamento della sua pretesa risarcitoria, limitarsi a produrre la documentazione di spese, da lui sostenute, non corrispondenti ai costi correnti, secondo una valutazione del giudice di merito, fondata su nozioni di comune esperienza o su dati acquisiti con consulenza tecnica di ufficio (Cass. 7 febbraio 1996, n. 970; v. pure Cass. 3 giugno 1977, n. 2268)».

Il giudice del merito si è correttamente attenuto a detti principi, chiosano gli Ermellini, tenuto peraltro conto che l’accertamento in fatto da questo effettuato non risulta adeguatamente contestato in sede di ricorso dinanzi alla Suprema Corte, esulando in ogni caso detto accertamento dal perimetro di indagine della Corte di legittimità.

Il ricorso è respinto.

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