Sovraindebitamento: se non vi è l’omologa del giudice sul piano del consumatore

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Sovraindebitamento: se non vi è l’omologa del giudice sul piano del consumatore (perché non meritevole o fattibile) si può convertire l’istanza nella proposta di ‘accordo con i creditori’

tribunale di cagliari, ordinanza 11 maggio 2016, n.92

L’articolo in commento riguarda una recente decisione del Tribunale di Cagliari che ha rilievo da una parte perché consente di individuare i contorni del concetto di ‘meritevolezza’ e, dall’altra, perché risolve una questione controversa in ordine alla cumulabilità dei rimedi alle crisi di sovraindebitamento, accogliendo la domanda subordinata dei ricorrenti di convertire la proposta di “piano del consumatore” (non omologata dal giudice) in proposta di “accordo con i creditori”, così ottenendo una seconda chance, avendo il consenso del 60% dei creditori.

Un passo indietro.

La legge n. 3 del 27 gennaio 2012 “Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio” (anche detta ‘salvasuicidi’), in vigore dal 29.02.2012 e successivamente modificata dal D.L. n.179/2012, convertito nella legge n.221/2012, ha, e per la prima volta, introdotto nel nostro ordinamento la procedura del piano del consumatore, ovverosia una procedura che permette, in presenza delle condizioni previste dalla legge, verso quei soggetti che si trovano in stato di “sovraindebitamento” e che non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare, la cancellazione dei debiti contratti, in una percentuale che può arrivare anche al 70-80% nei casi più gravi, ivi compresi quelli verso il fisco (Equitalia), ricorrendo ad apposite procedure c.d. di esdebitazione, a patto che nei cinque anni precedenti non abbia già fatto ricorso alla medesima procedura.

Possono accedere alla procedura: (i) gli imprenditori non soggetti al fallimento; (ii) gli imprenditori agricoli (art. 7 legge n.3/2012); (iii) i lavoratori autonomi; (iv) i professionisti; (v) gli enti privati non commerciali (associazioni e fondazioni riconosciute, organizzazioni di volontariato, associazioni sportive, enti lirici, Onlus, etc.); (vi) i consumatori (ossia coloro che hanno contratto debiti per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale); (vii) le “start up innovative” di cui all’articolo 25 del Decreto Legge n. 179/2012, indipendentemente dalle loro dimensioni.

Al contrario, non sono ammessi ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento: (i) il debitore fallibile; (ii) il debitore non fallibile e il consumatore che hanno commesso atti in frode ai creditori; (iii) il debitore non fallibile e il consumatore che hanno avuto accesso ad un procedimento di composizione della crisi nei cinque anni precedenti la domanda; (iv) il debitore non fallibile al quale è stato annullato o risolto un accordo da sovraindebitamento per causa a lui imputabile; (v) il consumatore al quale è stato revocato il piano del consumatore per causa a lui imputabile; (vi) il debitore non fallibile e il consumatore che hanno fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale.

Ciò premesso, veniamo all’esame del provvedimento del Tribunale di Cagliari.

Il fatto. Una coppia di coniugi, qualificabili come consumatori ex art. 6 comma b) legge n.3/2012, in mora nei confronti di vari creditori, presentavano un Piano del Consumatore ai sensi dell’art. 7 comma 1 bis legge n.3/2012, chiedendo al Tribunale l’omologazione ai sensi dell’art. 12 bis della legge medesima; in via subordinata i ricorrenti chiedevano che, nell’ipotesi in cui il Tribunale non avesse ravvisato la meritevolezza, il piano proposto venisse convertito in proposta per l’accordo dei creditori di cui al comma 1 dell’art. 7 L. n.3/2012. I due coniugi a fondamento del ricorso allegavano, tra l’altro, di versare in una situazione di sovraindebitamento, come previsto dall’art. 6, comma 2, lettera a), della legge n. 3/2012, le cui cause non erano dipese da colpa di essi ricorrenti, quanto piuttosto dall’aver costoro dovuto affrontare le ingenti spese mediche per la salute dei figli minori.

Il giudice designato non omologava il piano presentato, ritenendo la condotta dei debitori non meritevole di accedere al beneficio dell’esdebitazione. La domanda subordinata – di convertire la proposta di “piano del consumatore” in proposta di “accordo con i creditori” – non veniva esaminata dal giudice perché ritenuta travolta dalla pronuncia sul diniego di omologa.

I coniugi proponevano, dunque, reclamo al collegio che, mentre rigettava il reclamo dei debitori in merito al primo punto a motivo della condotta degli stessi che avevano contratto altri debiti nel momento in cui non vi era la ragionevole prospettiva di poterli adempiere, quindi non meritevoli, accoglieva il reclamo con riferimento al secondo punto, ritenendo non sussistere alcuna ipotesi di inammissibilità per il caso in cui, presentata una proposta di piano del consumatore, e non omologato il piano, il debitore si determini a perseguire una diversa modalità di composizione della crisi mediante un accordo con i creditori.

La motivazione. Il Tribunale di Cagliari ha ricordato che la legge 3 del 2012 prevede tre strumenti di risoluzione della crisi: l’accordo con i creditori, il piano del consumatore e liquidazione del patrimonio, tre procedure distinte l’una dall’altra, che hanno un oggetto e presupposti completamente differenti.

I requisiti di ammissione sono comuni ma solo per la proposta di piano del consumatore è prevista anche la verifica della meritevolezza. Tale presupposto assume rilievo essenziale nella disciplina legislativa, ricorda il Tribunale, in quanto vale a caratterizzare la proposta di piano del consumatore rispetto ai restanti rimedi previsti dalla legge 3/2012, ovvero l’accordo con i creditori (artt. 11 e 12) e la liquidazione dei beni (art. 14 ter), i quali ultimi non presuppongono alcuna previa valutazione sulla meritevolezza. La scelta operata dal legislatore induce ad escludere anzitutto che la finalità della norma sia unicamente quella di offrire al debitore consumatore sovraindebitato una possibilità di soluzione della crisi mediante il sacrificio dei creditori. A differenza dell’impresa in stato di insolvenza, assumono rilevanza le ragioni della crisi e la condotta del debitore: solo al debitore meritevole può essere concesso l’effetto esdebitatorio, mentre al debitore sovraindebitato non meritevole è precluso godere degli effetti del piano del consumatore, potendo egli ottenere l’effetto esdebitatorio solamente tramite l’accordo con i creditori o la liquidazione dei beni. A differenza dell’imprenditore, il debitore consumatore non è soggetto al rischio d’impresa e dunque alla alterne fortune del mercato, ma solamente alla conseguenze delle proprie scelte di vita. Sotto questo profilo, è comprensibile la scelta del legislatore di introdurre una condizione di ammissibilità del rimedio in esame che involge valutazioni sulla riconducibilità del sovra indebitamento ad una condotta colpevole o meno del consumatore, a differenza di quanto accada nella disciplina fallimentare. «E’ opportuno a questo punto riportare la disposizione di cui all’art. 12-bis c. 3 della L. n. 3/2012: “Verificata la fattibilità del piano e l’idoneità dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, nonché dei crediti di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo, e risolta ogni altra contestazione anche in ordine all’effettivo ammontare dei crediti, il giudice, quando esclude che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali, omologa il piano, disponendo per il relativo provvedimento una forma idonea di pubblicità”. In buona sostanza, la disposizione citata subordina l’omologazione del piano del consumatore ad un giudizio di esclusione da parte del giudice di due circostanze: 1) che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere; 2) che il consumatore abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per effetto di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali. … Appare invero non semplice distinguere i contorni dei due presupposti, incidendo entrambi su un profilo di eccesso colposo di indebitamento. Si può dire senz’altro che il primo mette l’accento su una visuale prospettica dell’inadempimento, nel senso che il consumatore meritevole è quello che non poteva ragionevolmente prevedere di non poter adempiere: si tratta dunque di un soggetto che, valutate la situazione attuale e quella futura, fa affidamento sulla propria capacità di pagare i creditori in base ad una valutazione di buon senso. Il secondo presupposto, invece, ci dice che il debitore è meritevole quando ha assunto un debito eccessivo senza che gli si possa essere mosso alcun rimprovero in ragione della consistenza del proprio patrimonio. Il riferimento soggettivo cui sembra rifarsi la norma è quello di una persona capace di fare una valutazione presente e futura sulla propria capacità economica in rapporto con i debiti che assume. Si tratta dunque di una figura vicina a quella del buon padre di famiglia, in grado di orientarsi nel mondo economico secondo orizzonti di normalità e buon senso. Ragionando a contrario, può dirsi senz’altro meritevole il debitore che si trovi a dover affrontare una crisi da sovraindebitamento a cagione di esigenze sopravvenute non ragionevolmente prevedibili, ovvero che abbia ragionevolmente valutato la propria capacità restitutoria sulla base di elementi non rivelatisi fondati. La norma, dunque, per un verso, non assume a modello un soggetto particolarmente avveduto e previdente, né tuttavia pare riferirsi, come pretendono i ricorrenti, ad un soggetto ingenuo, incapace di orientare le proprie scelte secondo criteri razionali».

Tuttavia, dal diniego dell’omologa del piano non è derivata l’inammissibilità anche della proposta di accordo e la richiamata decisione del Tribunale di Cagliari è rilevante perché stabilisce che il consumatore può presentare alternativamente un Piano del Consumatore (in cui, non essendo necessario l’accordo dei creditori, la valutazione circa la meritevolezza spetta soltanto al giudice), ovvero, qualora il Giudice adito non omologhi il piano, in prima istanza o in via subordinata, un accordo con i creditori, superando così l’eventuale diniego di omologa del piano basato sulla mancanza di meritevolezza della propria condotta nell’assumere debiti, accodo che non richiede il nulla osta del giudice, a cui l’istanza va sempre presentata, ma il voto favorevole del 60% dei creditori.

I giudici hanno peraltro ricordato che, ex art. 7, comma 2, lettera b), della più volte citata legge n.3/2012, non avendo le parti fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, a nessuno dei tre strumenti di risoluzione della crisi [accordo con i creditori, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio], non sarebbe ragionevole impedirgli di chiedere la valutazione dei diversi presupposti per accedere a un’altra procedura come quella dell’accordo con i creditori. Di talché il collegio ha ritenuto che i ricorrenti dovessero essere ammessi alla procedura di cui all’art. 10 legge n. 3/2012 e all’udienza prevista dall’articolo 10 della legge 3 del 2012, finalizzata al coinvolgimento dei creditori nell’approvazione dell’accordo.

Gli atti sono stati quindi restituiti dal collegio al primo giudice per procedere alla celebrazione di quella udienza.

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