Sopraelevazioni. Il proprietario dell’ultimo piano non ha bisogno del riconoscimento da parte degli altri condomini.

sopraelevazione

È quanto emerge dalla sentenza del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento (Sezione Unica), in commento.

I giudici [1] hanno accolto il ricorso della proprietaria di un’unità immobiliare sita all’ultimo piano di un edificio condominiale, che aveva impugnato il provvedimento con il quale il Comune aveva sospeso la trattazione della domanda di variante – ad una precedente concessione edilizia – inoltrata dall’interessata per la sopraelevazione della porzione di piano che le apparteneva. Il provvedimento di sospensione era stato, infatti, adottato dal Comune medesimo sulla scorta del parere reso dalla commissione edilizia che aveva ritenuto necessaria la preventiva acquisizione «“della liberatoria dei soggetti aventi diritto sulle parti oggetto di intervento in quanto l’intervento proposto si configura nella fattispecie dell’innovazione, così come definita dall’articolo 1120 del codice civile in quanto le modifiche richieste sulla parte comune comportano una trasformazione radicale della medesima, con esecuzione di opere che eccedono il limite della conservazione, dell’ordinaria amministrazione e del godimento della cosa, importandone una modificazione tale che può incidere sull’interesse di tutti i condomini”».

Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso e annullato gli atti impugnati principalmente «per la mancata considerazione ed applicazione, da parte dell’amministrazione, della peculiare disciplina regolante il diritto alla sopraelevazione».

In altri e più chiari termini, il ricorso è accolto perché se il proprietario dell’ultimo piano di un edificio decide di esercitare il diritto a sopraelevare, previsto ex art.1127 cod. civ., lo può fare senza alcun bisogno di riconoscimento da parte degli altri condomini, appartenendo tale diritto, ex lege, al proprietario dell’ultimo piano dell’edificio, o al proprietario esclusivo del lastrico solare. «Tale diritto, ricomprendente sia l’esecuzione di nuovi piani sia la trasformazione di locali preesistenti con aumento delle superfici e delle volumetrie (cfr. Cass. n. 2865/2008), spetta – ove l’ultimo piano appartenga pro diviso a più proprietari – a ciascuno di essi nei limiti della propria porzione di piano, con utilizzazione dello spazio aereo sovrastante la stessa (cfr. Cass. n. 4258/2006)».

A nulla vale il richiamo operato dal Comune nel provvedimento di sospensione all’art. 1120 cod. civ. che trova applicazione unicamente alle innovazioni che si distinguono dalle sopraelevazioni per essere destinate al miglioramento o all’uso più comodo, ovvero al maggior rendimento delle cose comuni.

Gli altri condomini possono opporsi [2] solo per le diverse ragioni di ordine architettonico o di notevole diminuzione di aria o di luce ai piani sottostanti; si tratta in questo caso però di controversie che ricadono nella giurisdizione del giudice ordinario, «trattandosi di questioni prettamente civilistiche (cfr. Cass. SU, n. 1552/1986; Cons. di Stato, n. 7539/2003), senza compromissioni nella sede amministrativa, ove il rilascio del titolo abilitativo edilizio deve ritenersi conseguibile, nella materia in esame, fatti salvi i diritti dei terzi (cfr. Tar Calabria Catanzaro n. 1749/2015)».

Non resta al Comune che pagare le spese di giudizio.

[1] Sentenza n. 45 del 06.02.2017

[2] Cfr. art. 1127 cod. civ., secondo e terzo comma

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