Sinistro stradale. Responsabilità Pubblica Amministrazione, e conseguente sua condanna a titolo di danno da lesione, per la caduta provocata da pavimentazione sconnessa.

Tribunale di Taranto, Seconda Sezione Civile, 12.01.2015, n. 100

I giudici di merito hanno nuovamente affrontato – copiosa è, infatti, la giurisprudenza in argomento – la tematica relativa alla responsabilità della Pubblica Amministrazione per i danni cagionati da cose in custodia.

La fattispecie all’esame del Tribunale.

A causa della pavimentazione sconnessa e divelta in alcuni punti, il centauro, dopo aver arrestato il proprio motociclo «al fine di assicurarsi che non sopraggiungessero veicoli dalla propria sinistra», cadeva per terra «riportando danni al motoveicolo e lesioni personali». Adìto dallo stesso centauro il Tribunale per sentire condannare il Comune convenuto al risarcimento dei relativi danni, opportunamente quantificati, il Comune si costituiva eccependo l’infondatezza della domanda, formulata a titolo di responsabilità ex artt. 2043 e 2051 c.c.. La causa veniva istruita mediate prova orale, con ammissione di apposita Consulenza Tecnica d’Ufficio. Il Tribunale, per quanto emerso in corso di causa, ha giudicato fondata, e quindi meritevole di accoglimento, la domanda, in tal guisa ritenendo responsabile il Comune per la caduta del centauro, sulla base delle motivazioni di seguito riportate.

Dopo aver ricordato, il Giudice di primo grado, l’orientamento giurisprudenziale della Corte di legittimità che tende ad escludere nei confronti degli enti pubblici l’applicazione dell’art. 2015 c.c., rubricato ‘danno cagionato da cosa in custodia’ – «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito» – qualora il bene, per le sue caratteristiche, estensione e modalità di uso, sia oggetto di utilizzazione diretta e generale da parte di terzi, tanto da limitare, in concreto, la possibilità di custodia e vigilanza sulla cosa, impedendo all’Ente l’esercizio di un «concreto controllo ed una vigilanza idonea ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo o “qualora trattasi di beni demaniali o patrimoniali che, per la loro limitata estensione territoriale, consentano una adeguata attività di vigilanza sulle stesse” (Cass. 22592/2004)», passa poi ad esaminare la fattispecie concreta, avvalorata dalla prova testimoniale, resa in corso di causa, che ha acclarato le modalità di accadimento del fatto quali rappresentate dall’attore. Tali testimoni avevano tutti confermato la «sconnessione della pavimentazione stradale, che in alcuni punti si presentava divelta e che non era opportunamente segnalata» nonché «la circostanza che la sconnessione alla pavimentazione non era visibile, non ostante l’ora diurna in cui il fatto si è verificato» ed ancora che «la situazione di potenziale pericolo della pavimentazione non risultava segnalata».

E così il Tribunale sentenzia: «La responsabilità prevista dall’art. 2051 dei c.c. per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo e, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa (perciò anche per le cose inerti) e senza che, al riguardo, rilevi la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza. Tanto, in quanto, la nozione di custodia non presuppone né implica uno specifico obbligo di custodia analogo a quello previsto per il depositario e la funzione della norma richiamata è proprio quella di imputare la responsabilità a chi si trova nelle condizioni di controllare i rischi inerenti la cosa, dovendo, pertanto, considerarsi custode chi di fatto ne controlla le modalità di uso e di conservazione e non necessariamente il proprietario della cosa o chi con essa si trova in relazione diretta. Il danneggiato, su cui incombeva l’onere probatorio, ha fornito, nel corso del giudizio, la prova del nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, ovvero ha dimostrato che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione lesiva posseduta dalla cosa. A carico del convenuto, invece, incombeva offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, tanto da avere impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità da interrompere il nesso eziologico tra la cosa custodita e l’evento lesivo. Prova che non è stata offerta».

In altri e più chiari termini, il prevalente orientamento giurisprudenziale riconduce la responsabilità della P.A. al paradigma di cui all’art. 2043 c.c., escludendola soltanto quando il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, che è quello non visibile, né prevedibile, tale da integrare la c.d. insidia o trabocchetto.

Poiché, nel caso di specie, è stata dimostrata, da parte dell’attore, la sussistenza dell’insidia mentre la P.A. non ha dato la prova che l’evento si è determinato per colpa del danneggiato ovvero per caso fortuito, così da interrompere il nesso eziologico tra la cosa in custodia e l’evento lesivo, la domanda dell’attore è stata accolta ed il Comune condannato.

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