Il Sindaco non può disporre il divieto di accesso di cani al parco pubblico perché è stata riscontrata “la presenza di numerosi escrementi canini in ambito urbano comunale”.

Beagle on green grass

Il T.A.R. per la Toscana[1] ha accolto il ricorso proposto dalla Associazione “Lega per l’Abolizione della Caccia” e, per l’effetto, annullato l’atto impugnato rappresentato dalla ordinanza con la quale il Sindaco di un’Amministrazione comunale, avvalendosi dei poteri di cui all’art. 50, d.lgs. n. 267/2000, ha disposto il divieto di accesso di cani, anche accompagnati dai rispettivi conducenti, al parco pubblico, essendo stata riscontrata “la presenza di numerosi escrementi canini in ambito urbano comunale”.

Il Sindaco, infatti, secondo i giudici, può sì emettere ordinanze contingibili e urgenti, ma solamente in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale; in altri e più chiari termini, “l’esercizio da parte del sindaco di tale potere extra ordinem presuppone il requisito della necessità di un intervento immediato, al fine di rimuovere uno stato di grave pericolo per l’igiene e/o la salute pubblica e caratterizzato da una situazione eccezionale e/o imprevedibile da fronteggiare per mezzo di misure straordinarie di carattere provvisorio e, pertanto, non adeguatamente contrastabile tramite l’utilizzo degli ordinari mezzi di carattere definitivo previsti dall’ordinamento giuridico”. E si tratta anche di ordinanze di natura provvisoria, in quanto solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti “extra ordinem“, che prevedono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.

Il provvedimento del Sindaco non è sorretto da adeguata istruttoria che consenta di motivare in ordine all’esistenza effettiva di un’emergenza sanitaria o di igiene pubblica, tale evidentemente non potendo considerarsi la mera rilevazione di “escrementi canini in ambito urbano comunale”.

Resta da dire che la legge regionale n. 5972009 ha disciplinato la “tutela degli animali” da affezione, stabilendo all’art. 19 che “ai cani accompagnati dal proprietario o da altro detentore è consentito l’accesso a tutte le aree pubbliche e di uso pubblico, compresi i giardini, i parchi e le spiagge; in tali luoghi è obbligatorio l’uso del guinzaglio e della museruola qualora previsto dalle norme statali”, prevedendo, al secondo comma, che è vietato l’accesso ai cani solamente “in aree destinate e attrezzate per particolari scopi, come le aree gioco per bambini, qualora a tal fine sono chiaramente delimitate e segnalate con appositi cartelli di divieto”.

Al Comune non resta che pagare le spese di lite.

 

 

[1] Sentenza Sez. I, 16 maggio 2017, n. 694

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