Siamo davvero indifferenti ?

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Ma noi chi siamo? persone che trascorrono la vita pensando esclusivamente a se stesse, ciascuno sorvolando – senza capire e senza guardare – sui fatti quotidiani, magari mai sporcandoci più di tanto le mani, lasciandoci coinvolgere poco o niente da ciò che ci circonda, ovvero siamo persone che, sentendoci parte di una stessa comunità, interagiamo con gli altri, anche attivamente, prestando soccorso verso chi si trova in stato di bisogno ?

I fatti occorsi ad un ragazzo di 37 anni, e alla madre che cercava di difenderlo, nel pomeriggio di domenica scorsa su un convoglio della linea B della metro a Roma, sembrano far propendere per la prima soluzione.

A scatenare l’ira di due giovani, di 26 e 24 anni, l’invito della vittima che ha avuto l’ardire di rivolgersi ad un gruppetto di ragazzi che, a bordo, avevano acceso una sigaretta, facendo loro notare ciò che è, o dovrebbe essere, la regola, ovverosia che “Qui non si fuma”. Ed ecco che due di loro hanno iniziato un pestaggio vero e proprio, con calci e pugni sferrati anche con il ragazzo a terra; inutili i tentativi di difesa della madre che ha anch’essa riportato varie contusioni mentre il figlio è stato ricoverato all’Umberto I con prognosi riservata per trauma cranico, fratture alla scatola cranica ed emorragia cerebrale. La vittima, le cui condizioni rimangono gravi anche se, da fonti sanitarie, risulta che non abbia mai perso conoscenza, trasferita nel reparto di Neurochirurgia, stamattina è stata sottoposta a un intervento chirurgico.

In ogni caso, avvenuto tutto all’interno del vagone, quando la metro si è fermata alla Stazione di piazza Bologna, tutti gli occupanti si sono dileguati, mentre nessuno è intervenuto in aiuto. A dare l’allarme alla polizia il personale in servizio dell’Atac allertato dal conducente del treno, resosi conto di quanto accadeva attraverso le telecamere a circuito chiuso presenti a bordo.

Ciò posto. Cosa avremmo fatto noi, se fossimo stati testimoni di ‘tentato omicidio in concorso’, di cui i due giovani, arrestati, sono accusati, accusa aggravata dai futili motivi ?

«Beato il popolo che non ha bisogno di eroi». Anzi, per usare l’espressione originale, «Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi». È la frase che, nella ‘Vita di Galileo’, Bertold Brecht, che non ama l’eroismo ma preferisce la furbizia, fa dire al grande scienziato, subito dopo l’umiliante abiura di fronte al Tribunale dell’Inquisizione, in risposta alla osservazione del suo interlocutore, Andrea Sarti il quale, deluso, aveva definito «sventurata la terra che non produce eroi». A differenza del passato…non si può negare che i popoli primitivi non fossero eroici…l’eroe oggi, in piena evoluzione e tecnicizzazione, è un fenomeno raro mentre assistiamo sempre più impotenti alla fuga dal pericolo, alla vigliaccheria, al rinnegamento del coraggio.

Un esperimento sociale ha mostrato come gli estranei reagiscono di fronte ad episodi di violenza. In un video girato con le telecamere nascoste in un parco di Londra, un attore finge di aggredire la sua ragazza, anch’essa attrice, di fronte agli spettatori che immediatamente intervengono per aiutarla. Quando poi i ruoli si invertono, con la donna quale aggressore e con l’uomo quale vittima, gli spettatori, invece di reagire e accorrere per aiutare l’uomo, si fermano a guardare, quasi divertiti, e anziché intromettersi, sghignazzano.

In un altro video, si raccontano le sorti di un elefantino attaccato da leoni. Tutto è accaduto nel momento in cui una famiglia di elefanti si stava nutrendo tra le palme mentre un cucciolo si trovava dall’altro lato degli alberi rispetto agli elefanti adulti, per riposarsi e mangiare. Improvvisamente si è avvicinato un leone ed è piombato sul piccolo, che ha iniziato a urlare molto forte. La madre si è precipitata subito ed è spuntata dai cespugli, inseguendo il leone mentre chiamava rinforzi.

Io credo che a tutti piacerebbe vivere in un paese non solo civile ma anche non violento in cui il coraggio mostrato di aiutare le popolazioni bisognose, che abbiamo appena visto per il recente terremoto, contamini anche la quotidiana coscienza sociale, ancora troppo indifferente di fronte ad episodi di violenza, come quello di specie.

Gandhi affermava che la non violenza è la suprema virtù del coraggioso. Ma domenica scorsa sulla metro il coraggio vero è mancato, fosse stato anche di uno solo.

Di qui allora la domanda di poco fa: come ci saremmo comportati al posto di tutti quelli che, assistendo alla drammatica aggressione, non hanno avuto il coraggio di aiutare il povero ragazzo che, invece, il coraggio lo aveva avuto, lui sì, nel dire che sul vagone non si poteva fumare?

«In tutta la mia vita non ho mai esercitato un atto di violenza né fisica né morale. Non perché io sia fanaticamente per la non-violenza. La quale, se è una forma di auto-costrizione ideologica, è anch’essa violenza. Non ho mai esercitato nella mia vita alcuna violenza né fisica né morale semplicemente perché mi sono affidato alla mia natura cioè alla mia cultura».

(Pier Paolo Pasolini)

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