Se il coordinatore per la sicurezza sospende i lavori in presenza di pericolo grave e imminente

casellario-informatico-sospensione-lavori-assistenza-legale-roma

Se il coordinatore per la sicurezza sospende i lavori ritenendo le lavorazioni svolte in presenza di pericolo grave e imminente, la stazione appaltante deve segnalare l’episodio alla autorità di vigilanza che dispone l’annotazione nel casellario informatico

T.A.R. Lazio, Sezione Prima, 07.06.2016 n. 6522

In fatto. La Società [X] S.p.A., ricorreva contro l’Autorità Vigilanza Contratti Pubblici di Lavori Servizi Forniture e contro il Comune [Y], per l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, del provvedimento della stessa Autorità di Vigilanza e con il quale era stata disposta l’annotazione nel Casellario informatico ex art.27 del D.P.R. 25 Gennaio 2000, n.34 delle Imprese qualificate a svolgere lavori pubblici, dell’episodio di [asserita] grave violazione alle norme in materia di sicurezza sul lavoro segnalato dal Comune resistente, in qualità di Stazione appaltante. Sosteneva la ricorrente la illegittimità dei provvedimenti impugnati: (i) per mancanza del presupposto della ‘gravità’, che è di natura discrezionale e comporta l’obbligo di motivazione; (ii) per mancata comunicazione alla ricorrente dell’avvio del procedimento che aveva dato luogo alla annotazione di cui si discute; (ii) di guisa che gli evidenziati profili di illegittimità sostanziale e formale inficiavano tanto l’atto della Stazione Appaltante quanto l’annotazione nel casellario informatico disposta dalla Autorità di Vigilanza.

In diritto. Il Collegio, anzitutto rappresentando che in contestazione erano il provvedimento dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di annotazione nel casellario informatico, nonché la comunicazione con cui il Comune aveva segnalato alla richiamata Autorità l’episodio che aveva indotto il Coordinatore per la Sicurezza a sospendere i lavori assunti in appalto dalla società odierna ricorrente, avendo riscontrato che il cantiere «non risultava essere in condizioni di sicurezza in quanto le lavorazioni venivano svolte in presenza di pericolo grave e imminente», preliminarmente rileva la natura, non già provvedimentale, ma prodromica ed endoprocedimentale, della comunicazione effettuata dalla Stazione appaltante all’Autorità di vigilanza, atto privo cioè di autonoma lesività e non impugnabile laddove il provvedimento lesivo è costituito solo dalla annotazione nel casellario informatico, risultando di guisa inammissibile il ricorso avverso la comunicazione della Stazione appaltante resa alla Autorità di Vigilanza con riferimento all’episodio incriminato, causa della sospensione dei lavori.

Quanto al provvedimento di annotazione sul casellario informatico, il Collegio ritiene la indubbia ‘gravità’ della violazione riscontrata rispetto alle norme antinfortunistiche, tenuto conto di quanto accertato nel verbale di sopralluogo, in cui erano specificatamente indicate le infrazioni contestate, ovverosia «presenza di lavoratori su vani scala sprovvisti di parapetti quando dal piano di lavoro al piano sottostante vi era una distanza superiore a metri 2,00, mancanza di protezioni in un’altra zona di lavoro, parapetto sprovvisto di tavola».

Dal complessivo quadro di riferimento in materia non emerge, ad opinione del Collegio, alcun margine discrezionale per la Stazione appaltante in ordine alla segnalazione in questione, il che, giusta l’orientamento costante della giurisprudenza amministrativa, esclude l’esigenza di motivazione e l’applicazione degli istituti partecipativi. In altri e più chiari termini, non vi era bisogno di coinvolgere l’Impresa nel procedimento amministrativo, Impresa che, peraltro, era stata comunque resa edotta delle violazioni accertate da parte del coordinatore per la sicurezza con la trasmissione del verbale di sopralluogo che essa aveva firmato per accettazione e presa visione.

In ordine alle doglianze riferite alla mancata comunicazione di avvio del procedimento, il Collegio, ancora sulla scorta della giurisprudenza amministrativa, ricorda che, in presenza di provvedimenti a carattere vincolato, è «legittima la compressione della partecipazione del privato al procedimento laddove questa sia inutile perché non presenta concrete prospettive di vantaggio ed i fatti siano pacifici ed incontestati da parte del privato». In ogni caso, non potendo incidere sulla decisione adottata dall’Amministrazione e sul contenuto dell’atto finale l’intervento dell’interessato nel procedimento amministrativo, che comunque non avrebbe potuto essere diverso da quello assunto, il provvedimento medesimo, ai sensi dell’art. 21 octies della legge n. 241/1990, non sarebbe annullabile a causa della mancata comunicazione dell’avvio del procedimento. La giurisprudenza, peraltro, ritiene che la comunicazione dell’avvio del procedimento può essere resa attraverso atti equipollenti, come nel caso in esame è accaduto per il verbale di sopralluogo, sottoscritto dall’Impresa, come detto, per accettazione e presa visione, in cui erano chiaramente individuate le infrazioni commesse in materia di sicurezza sul lavoro, e la loro gravità.

Tutto quanto a valere anche per l’ultimo motivo di ricorso, dunque disatteso, con il quale era stata contestata l’illegittimità derivata del provvedimento di annotazione nel casellario informatico.

Non resta all’Impresa che pagare le spese del giudizio.

In conclusione, laddove il coordinatore, in quanto garante della sicurezza dei lavoratori nel cantiere, rilevi delle irregolarità, appunto sulla sicurezza, da palesare un imminente e grave pericolo, consentendogli così di sospendere immediatamente i lavori, è inevitabile l’annotazione nel casellario informatico ex art. 27 D.P.R. n.34/2000.

La reputazione dell’Impresa può venire così pregiudicata?…la sicurezza sul lavoro vale molto di più!!!

Condividi sui socials:Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *