Risarcimento del danno da perdita di animale d’affezione

cane

Con la pronuncia in esame il Tribunale di Vicenza[1] riconosce la risarcibilità anche del danno non patrimoniale patito dagli attori, derivato dalla perdita dell’animale d’affezione, nonostante il noto pronunciamento delle Sezioni Unite (26972/2008) che avevano affermato che non può essere accordato il ristoro del danno non patrimoniale al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge in quanto solo la lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato è fonte di responsabilità risarcitoria non patrimoniale.

In primo piano, la perdita del cane da parte di una Clinica Veterinaria a cui l’animale era stato affidato dagli attori per essere sottoposto ad un intervento chirurgico a seguito della lesione del legamento crociato della zampa sinistra. Il Direttore Sanitario della Clinica, però, nella tarda serata del giorno successivo al ricovero del cane contattava gli attori per informarli “che già dal mattino F. era fuggita dalla struttura”. Nonostante le varie denunce di smarrimento e le approfondite ricerche il cane non veniva più ritrovato. “Rilevavano gli attori”, si legge in sentenza, “che la fuga e la presumibile morte di F., considerate le sue precarie condizioni di salute legate all’intervento chirurgico appena effettuato, dovevano essere ricondotte all’omessa vigilanza e negligenza del personale di turno, preposto alla custodia del cane, che era stato lasciato libero di circolare all’interno dei locali dell’ambulatorio durante la pulizia della cuccia e di uscire dalla porta d’ingresso rimasta aperta”.

La sentenza in commento richiama, aderendovi, le pronunce della giurisprudenza di merito che ripropongono una rimeditazione della decisione della Cassazione a Sezioni Unite del 2008, «molte delle quali elevando al rango di “diritto inviolabile” ex art. 2 Cost. la tutela dell’animale d’affezione, anche sulla scorta dei recenti interventi legislativi (prima fra tutte la legge n.189/2004) tendenti ad assicurare speciale protezione agli animali mediante lo strumentario repressivo penalistico. Nel dettaglio si è osservato che i diritti inviolabili della persona non costituiscono un numero chiuso, in quanto, come affermato dalle stesse Sezioni Unite, “la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma, in virtù dell’apertura dell’art. 2 Cost. ad un processo evolutivo, deve ritenersi consentito all’interprete rinvenire nel complessivo sistema costituzionale indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano, non genericamente rilevanti per l’ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana”. In tal senso, proprio tenendo conto delle indicazioni fornite dalle SS.UU., l’accostamento della morte dell’animale di affezione a fattispecie come la rottura del tacco di una scarpa da sposa o l’errato taglio di capelli, non può ritenersi fedele alla realtà sociale. Il rapporto con gli animali domestici non può essere paragonato a quello con una cosa, trattandosi di una relazione con esseri viventi, prevalentemente fonti di compagnia e nella maggior parte dei casi considerati dai loro padroni come “membri della famiglia”».

Ai danneggianti non resta che pagare, financo le spese di giudizio.

 

 

[1] 03.01.2017 n. 24

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