Restituzione dei regali tra fidanzati

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Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 19 settembre 2016, n. 18280

Quali sono le conseguenze legali in caso di rottura del fidanzamento ? e in particolare, che fine fanno i doni fatti durante detto periodo ? Al termine della relazione affettiva, cioè, si possono richiedere indietro i regali corrisposti ?

La vicenda ora in commento riguarda regali tra milionari, consistiti in un diamante di tredici carati, oltre a decine di altri pacchetti dono di altrettale pregio, opere di autori famosi tra cui un Picasso del valore di seicentomila euro. Roba da ricchi, dunque.

In fatto. Di recente la Suprema Corte è stata interpellata, dopo una estenuante guerra legale, nella controversia, annosa e particolarmente lussuosa, riguardante la richiesta di restituzione di regali di inusitato valore (tra cui opere di autori famosi quali Klee, Klimt, Picasso, Man Ray, oltre a monili e ad un brillante da tredici carati) a seguito della cessazione della convivenza tra  il cavalier Giuseppe Gazzoni Frascara – stirpe dell’Idrolitina, ex patron del Bologna e grande accusatore di ‘calciopoli’ – e lady Mondadori, miss Katherine Price, ex moglie di Leonardo Mondadori e compagna per un decennio, fino al 2005, del facoltoso industriale bolognese. Adìto il Tribunale, questo accoglieva le domande dell’attore limitatamente ad un tavolo in noce intarsiato. Soccombente parzialmente, adìva successivamente la Corte di Appello che confermava la natura di liberalità d’uso della dazione di quasi tutte le opere, ormai in possesso della convenuta, tuttavia escludendo tale natura quanto ad un quadro di Pablo Picasso del valore stimato di seicentomila euro, asseritamente donato a chiusura di uno screzio tra le parti, perché la donazione, avvenuta unitamente al regalo di un brillante da tredici carati, costituiva apprezzabile depauperamento del patrimonio del donante; «avrebbe quindi richiesto la forma prevista dall’art. 782 c.c..», articolo, quest’ultimo, che prevede che la donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità. La Corte di appello condannava dunque la convenuta al pagamento in favore dell’attore del controvalore del bene, alienato nelle more. La donataria interponeva ricorso per cassazione affidato a un motivo. Il resistente svolgeva ricorso incidentale, affidato a cinque motivi.

In diritto. Alle considerazioni della ricorrente, secondo cui il quadro di Picasso e l’anello erano stati donati con atto qualificabile come liberalità d’uso e che la Corte di appello non avrebbe motivato adeguatamente in ordine alla proporzionalità dei doni con il tenore di vita degli interessati, la Cassazione ha ritenuto coerente e logico il ragionamento dei giudici di merito che, scrupolosamente esaminando gli elementi rilevanti per la decisione, ovverosia «la grande consistenza del patrimonio dell’attore; l’abitudine di questi di elargire regali costosi in occasione di ricorrenze; il rilievo della valutazione dei singoli beni», con insindacabile apprezzamento di merito hanno reputato che tra questa abitudine e il regalo di inusitato valore costituito dal quadro di Picasso e dal prezioso brillante vi sia “un vero iato”. Anche per gli Ermellini non si può parlare in casi come questo di liberalità d’uso tenuto conto che: «a) una liberalità d’uso prevista dall’art. 770, secondo comma, cod. civ. (non costituente donazione in senso stretto e perciò non soggetta alla forma propria di questa), sussiste quando la elargizione si uniformi, anche sotto il profilo della proporzionalità alle condizioni economiche dell’autore dell’atto, agli usi e costumi propri di una determinata occasione, da vagliarsi anche alla stregua dei rapporti esistenti fra le parti e della loro posizione sociale. b) Tali liberalità trovano fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, e dunque di regola in occasione di quelle festività, ricorrenze, occasioni celebrative che inducono comunemente a elargizioni, soprattutto in considerazione dei legami esistenti tra le parti».

In altri e più chiari termini, la Suprema Corte si limita a far presente che se il resto del mondo si scambia regali come mazzi di mimose oppure cioccolatini o inviti a cena, «la portata economica delle elargizioni va commisurata alle condizioni dei soggetti che in questo caso disponevano di ingenti patrimoni e mantenevano un elevatissimo tenore di vita». Ma questo vale per tutti gli altri regali tranne che il quadro di Picasso, donato a chiusura di uno screzio tra le parti, e il brillante da tredici carati, che non potevano essere considerati alla stregua degli altri regali perché la donazione «costituiva apprezzabile depauperamento del patrimonio del donante; avrebbe quindi richiesto la forma prevista dall’art. 782 c.c.».

In sintesi, cessata la convivenza, i regali non vanno restituiti perché si tratta di regali connotati da “liberalità d’uso della dazione”, tranne quelli che, per il loro valore, depauperando il suo patrimonio, finiscono per impoverire il donante.

La Corte ha dunque rigettato il ricorso e la signora deve restituire il valore del quadro – che ha venduto – al suo ex.

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