Parroco non annota la separazione beni interviene il tribunale

Per errore il Parroco dimentica di annotare sull’atto del matrimonio concordatario la scelta della separazione dei beni: il Giudice ordina all’Ufficio dello Stato civile di effettuare detta annotazione.

Tribunale di Belluno, decreto, 14.03.2016 n.505

Il Tribunale di Belluno, a cui si erano rivolti due sposi affinché ordinasse, all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di appartenenza, di annotare la scelta della separazione dei beni sull’atto di matrimonio concordatario da essi stessi contratto, con decreto, visti gli artt. 95 e segg. del D.P.R. n.396/2000 [Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127], ha ordinato all’Ufficio dello Stato Civile di trascrivere l’opzione in realtà prescelta dai coniugi sull’atto di matrimonio concordatario.

In fatto. I coniugi, dopo che, in buona fede, avevano sempre dichiarato, in ogni atto notarile di compravendita stipulato successivamente al matrimonio, di essere in regime di separazione dei beni, credendosi tali per averlo anche dichiarato durante la celebrazione del matrimonio, riscontravano, per caso, che sull’atto di matrimonio risultavano, invece, in regime di comunione legale, nonostante che all’atto della celebrazione del matrimonio canonico avevano dichiarato di scegliere il regime della separazione dei beni, come risultava confermato dalle dichiarazioni dei testimoni di nozze. Accortisi dell’errore, i coniugi facevano presente quanto sopra alla Curia Diocesana che ordinava al Parroco (attuale, essendo deceduto chi aveva celebrato il matrimonio) di “apporre la dichiarazione riguardante la separazione dei beni nel Registro dei Matrimoni all’atto di Matrimonio dei sigg.ri….”, ed altresì all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune interessato di “apporre analoga annotazione nei Registri di Stato Civile”. Ma mentre il Parroco apponeva tale annotazione, la stessa cosa non faceva l’Ufficiale dello Stato Civile perché non riteneva la circostanza frutto di un semplice errore materiale di trascrizione; lo stesso Ufficiale si dichiarava comunque disponibile a procedere alla rettifica, ove autorizzato dal Tribunale ex art. 95 e segg. del D.P.R. n.396/2000.

In diritto. Il Tribunale, esaminati i documenti prodotti che «comprovano la fondatezza di quanto richiesto da parte ricorrente», ascoltate le dichiarazioni dei testimoni di nozze, ritenuti pertanto sussistenti «i presupposti di legge, in fatto e diritto, per l’accoglimento dell’istanza», ordina all’Ufficio dello Stato Civile di annotare la scelta della separazione dei beni sull’atto di matrimonio concordatario contratto dai ricorrenti.

Decreto immediatamente efficace.

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