Omicidio stradale. La legge ora è realtà

È legge l’omicidio stradale per prevenire, o almeno così ci si auspica, il numero degli incidenti che ogni anno provocano la morte di decine di migliaia di vittime, e non soltanto in Italia.

L’aula del Senato ieri ha, infatti, detto ‘si’ al voto di fiducia chiesto dal Governo sul ddl che ora si incammina verso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La legge è passata con 149 si, 3 voti contrari e 15 gli astenuti di talché il via libera al provvedimento, nel testo tornato dalla Camera, è definitivo.

Ma vediamo, in concreto, cosa prevede la legge, quali sono le novità e come cambia, a riguardo, il codice penale.

Il reato viene graduato sulle seguenti varianti: (i) nulla cambia, confermando la pena già prevista oggi (da due a sette anni) quando la morte sia stata causata a motivo della inosservanza delle norme previste dal codice della strada; le pene salgono invece in modo significativo per (ii) chi provoca la morte di una persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di droghe, rischiando ora da otto a dodici anni di carcere; (iii) chi provoca la morte di una persona guidando con un tasso alcolemico nel sangue che supera 0,8 g/l ovvero a seguito di condotte di particolare pericolosità (a titolo esemplificativo, eccesso di velocità, guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni a rischio, etc.), sarà punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

La legge prevede un inasprimento per chi provoca lesioni – che possono essere, e spesso sono, gravemente invalidanti – guidando in stato di ebbrezza, sotto l’effetto di droghe o con condotte pericolose. Sono previsti, per chi guida ubriaco o sotto effetto di droghe, da tre a cinque anni per lesioni gravi e da quattro a sette anni per lesioni gravissime. In caso di incidente provocato da chi ha un tasso alcolemico fino a 0,8 g/l o da manovre pericolose, la reclusione sarà da un anno e 6 mesi a 3 anni per lesioni gravi e da 2 a 4 anni per le gravissime.

L’ipotesi più grave di omicidio stradale (e di lesioni) si applica ai conducenti di mezzi pesanti (camionisti e autisti di autobus), anche in presenza di un tasso alcolemico sopra gli 0,8 g/l.

Vengono introdotte novità anche in caso che il conducente scappi dopo l’incidente, con l’aumento di pena prevista da un terzo a due terzi, che non potrà essere inferiore a cinque anni per l’omicidio e a tre anni per le lesioni.

Se l’omicidio è plurimo ovvero nel caso di guida senza patente o senza assicurazione, la nuova legge prevede che la pena possa aumentare della metà e arrivare fino a 18 anni di carcere.

Per contro, la pena è diminuita fino alla metà quando l’incidente è avvenuto anche per colpa della vittima o di terzi.

In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) per omicidio o lesioni stradali viene automaticamente revocata la patente che sarà conseguibile dopo 15 anni (nel caso di omicidio) o 5 anni (nel caso di lesioni). Tale termine è però aumentato nelle ipotesi più gravi: se ad esempio il conducente è fuggito dopo l’omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca.

Tra le novità anche il raddoppio dei termini di prescrizione e l’arresto obbligatorio in flagranza nel caso più grave (bevuta ‘pesante’ e droga). Negli altri casi l’arresto è facoltativo. Il P.M., inoltre, potrà chiedere per una sola volta di prorogare le indagini preliminari.

Il giudice può ordinare, anche d’ufficio, il prelievo coattivo di campioni biologici per determinare il DNA. Nei casi urgenti e se un ritardo può compromettere le indagini, il prelievo coattivo può essere disposto anche dal PM.

Escluso il carcere per chi investe, e però anche soccorre, la vittima.

Tutto quanto sopra articolato, ed a commento, va però osservato che il reato c’era, e da tempo, visto che il legislatore, già nella norma che sanziona l’omicidio colposo, ha espressamente previsto, quale specifica aggravante, la violazione del codice della strada. L’intera giurisprudenza in merito è infatti affidata all’articolo 589 del codice penale, articolo che si occupa di legiferare in ordine all’omicidio colposo, affermando che, chiunque sia causa di morte di un terzo avvenuta in seguito alla violazione delle norme del Codice della Strada, deve essere punito con una reclusione dai 2 ai 7 anni. Numerosi poi i Giudici di merito che, in più occasioni, hanno ritenuto configurabile l’omicidio doloso in capo a chi si rendeva responsabile di una guida connotata da spregiudicata imprudenza. Così come erano già previste, a riguardo, le conseguenze amministrative (si pensi alla guida in stato di ebbrezza che già prevede la confisca obbligatoria del veicolo, oltre al ritiro della patente ed alla perdita di punti).

Certo, non si può negare che detta legge rappresenti un pugno di ferro contro i pirati al volante; tuttavia, va anche rilevato che, nei numerosi paesi europei in cui è contemplato il reato di omicidio stradale, esso non è mai stato decisivo né per la diminuzione degli incidenti mortali né per quella relativa ai decessi di pedoni o ciclisti.

Ben altre dovrebbero e potrebbero essere le misure da adottare, prima tra tutte la disincentivazione dell’uso di veicoli privati a favore del trasporto pubblico. La logica punitiva, infatti, e non solo in questo contesto, non ha mai funzionato!

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