L’obbligo assicurativo vale anche per le auto lasciate ferme per lunghi periodi di tempo

obbligo-assicuratico-assistenza-legale-roma

Può accadere di non dover prendere l’automobile per un lungo periodo di tempo, ad esempio perché trasferiti in un’altra città in cui decidiamo di non usare la macchina. Di qui la domanda: devo comunque pagare l’assicurazione?

L’obbligo assicurativo sussiste quando il veicolo è parcheggiato su vie pubbliche o aree ad esse equiparate, intendendosi, per queste ultime, secondo consolidata giurisprudenza, quelle aree che, ancorché di proprietà privata, siano aperte ad un numero indeterminato di persone e alle quali sia data la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari di diritti su di essa, non venendo meno l’indeterminatezza dei soggetti che hanno detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche e quando l’accesso avvenga per particolari finalità ed in particolari condizioni (cfr. Cass. 03 aprile 2013, n. 8090; Cass. 23 luglio 2009, n. 17279; Cass. 06 giugno 2006, n.13254; Cass. 27 ottobre 2005, n. 20911).

Corrispondentemente, l’obbligo assicurativo viene meno se l’auto è ferma in aree private, che siano un box, un garage, un cortile.

E ciò per quale motivo?

Per rispondere alla domanda occorre ricordare la funzione del contratto di assicurazione di R.C. che si sostanzia nel trasferire sull’assicuratore il rischio di eventi negativi a danno del patrimonio dell’assicurato, in conseguenza di fatti o atti che siano giuridicamente fonte di responsabilità civile verso terzi, consistendo dunque in uno strumento di tutela nei confronti delle vittime della strada.

E ciò in quanto anche la sosta del veicolo, con l’assicurazione scaduta, rientra nel concetto di circolazione stradale. Nella copertura della polizza R.C. auto rientrano, infatti, oltre alle operazioni che il veicolo effettua quando circola su strada, anche tutte le manovre legate alla partenza del veicolo (immissione sulla strada) o all’arresto dello stesso (parcheggio).

Così infatti una recente sentenza della Cassazione a Sezioni Unite (29.04.2015, n. 8620) che, componendo i precedenti contrasti, ha affermato «il termine “circolazione stradale” non si limita ad esprimere un concetto dinamico, bensì rappresenta un concetto ampio che include, oltre al movimento, anche la sosta, la fermata e l’arresto dei veicoli, quali episodi insiti nella complessità del fenomeno», così riconoscendo il risarcimento dei danni prodotti da un mezzo in sosta.

Attenendosi a quanto espresso dalla richiamata decisione n.8620/2015 della Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, i giudici di legittimità ancora più recentemente si sono pronunciati ritenendo legittimo il risarcimento dei danni da parte dell’assicurazione R.C. con riferimento ad altra grave vicenda in cui un autocarro sul quale era montato un braccio meccanico, durante lavori di costruzione di un immobile ed all’interno del relativo cantiere, urtò i soprastanti cavi dell’alta tensione, e causò la morte per folgorazione dell’operaio che in quel momento stava operando in prossimità del suddetto braccio meccanico (Cass. Civ., Sez. III, 03.12.2015, n. 24622). Anche in questo caso gli Ermellini hanno ritenuto che il concetto di circolazione stradale includa anche la posizione del veicolo quando è fermo e si trova su una strada di uso pubblico o su un’area ad essa parificata, ricordando, appunto, la questione già decisa dalle Sezioni Unite le quali hanno stabilito che «il concetto di circolazione stradale di cui all’art. 2054 cod. civ. include anche la posizione di arresto del veicolo e ciò in relazione sia all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia alle operazioni propedeutiche alla partenza o connesse alla fermata, sia, ancora, rispetto a tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per il quale può circolare sulle strade. Ne consegue che per l’operatività della garanzia per R.C.A. è necessario che il veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa parificata, mantenga le caratteristiche che lo rendano tale in termini concettuali e, quindi, in relazione alle sue funzionalità non solo sotto il profilo logico ma anche delle eventuali previsioni normative, risultando invece indifferente l’uso che in concreto se ne faccia, sempreché esso rientri nelle caratteristiche del veicolo medesimo. (Nella specie le S. U., hanno ricondotto all’art. 2054 cod. civ., e alla disciplina della R.C.A. il sinistro mortale determinato dall’imperita manovra da parte del conducente di un mezzo in sosta, munito di un braccio meccanico di sollevamento, per effetto della quale un cassone metallico, in fase di caricamento, era scivolato travolgendo la vittima). (Sez. U, Sentenza n. 8620 del 29/04/2015, Rv. 635401). Questo principio deve trovare applicazione anche nel presente giudizio, nel quale il danno è stato arrecato da una struttura seagente (il braccio meccanico) che costituiva una parte del veicolo assicurato. Il danno, dunque, è stato causato dal movimento del veicolo e rientra nel concetto di “circolazione”. Né può distinguersi dal punto di vista giuridico tra movimento dell’intera massa del veicolo e movimento d’una sua parte:

-) sia per la lettera della legge, nella quale non si trova tale distinzione;

-) sia per lo scopo dell’art. 18 I. 24.12.1969 n. 990, che è quello di tutelare le vittime ed impone dunque una interpretazione coerente con questa finalità.

Se danno causato dalla circolazione è stato ritenuto quello causato dall’apertura o chiusura d’uno sportello d’un veicolo fermo (Sez. 3, Sentenza n. 18618 del 21/09/2005, Rv. 586670), ovvero dal ribaltamento del cassone di carico d’un camion (Sez. 3, Sentenza n. 8305 del 31/03/2008, Rv. 602546), logica e diritto impongono di considerare tale anche il danno derivato dal movimento d’un braccio meccanico montato su un autocarro».

Nel delineato contesto, anche l’incidente verificatosi nel caso sottoposto all’esame della Suprema Corte rientra nel concetto di “circolazione” del veicolo di talché devono applicarsi le norme della legge n. 990/1969 dettate a tutela delle vittime della strada «”ponendo in massimo rilievo la tutela del terzo danneggiato per eventi causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, persegue il raggiungimento delle maggiori garanzie patrimoniali in suo favore. A tale scopo [il legislatore] ha istituito l’assicurazione obbligatoria in materia, ponendo così la norma di ordine pubblico che ogni veicolo o natante deve essere assicurato; e ciò in vista della realizzazione, nel settore, delle esigenze di solidarietà sociale cui l’art. 2 Cost. ha conferito rilevanza costituzionale” (Corte cost., 29-03-1983, n. 77)», principio peraltro recepito dal diritto comunitario.

Insindacabile, dunque, la decisione degli Ermellini di accordare il risarcimento dei danni ai parenti dell’operaio deceduto.

Condividi sui socials:Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *