Nullo il contratto di mutuo che non indica l’I.S.C. (indicatore sintetico di costo)

A stabilirlo una recente ed innovativa sentenza di merito (Tribunale di Napoli, Sez. II, 25.05.2015, n. 7779) che ha, appunto, statuito la nullità del contratto di mutuo (chirografario) privo, nel proprio frontespizio, ossia nel c.d. ‘documento di sintesi’, dell’Indicatore Sintetico di Costo (I.S.C.), parametro mediante il quale la Banca – a decorrere dall’ottobre 2003 – è obbligata a rendere nota al mutuatario la reale onerosità del finanziamento ricevuto.

Si tratta della prima sentenza – la Seconda Sezione del Tribunale di Napoli è peraltro specializzata in diritto bancario – che sanziona in modo deciso la mancata annotazione, nel contratto di mutuo, dell’Indicatore Sintetico di Costo dell’operazione e, quindi, il mancato adempimento degli obblighi informativi posti normativamente a carico della Banca.

Il Giudice campano anzitutto affronta la sollevata questione della mancata sottoscrizione del mutuo da parte della Banca – “…sul secondo foglio del documento, è chiaramente riportato, oltre al timbro postale recante la data del 28.9.2007, finalizzato a rendere certa ed opponibile a terzi l’epoca di stipulazione dell’accordo, il timbro della Banca di Roma, filiale Napoli 8, e la sottoscrizione del funzionario competente. Tale elemento, considerato che il contratto si è perfezionato mediante la sottoscrizione, da parte di Sigit, di un documento unilateralmente predisposto dalla mutuante, consente di ritenere provata in atti la sottoscrizione anche del soggetto predisponente, dovendosi il modulo qualificare alla stregua di una proposta, perfezionante lo scambio dei consensi al momento della firma di essa ad opera del mutuatario” – ritenendo il contratto di mutuo firmato solo dal mutuatario, e non anche dalla Banca, ugualmente valido.

Ciò posto, la sentenza è innovativa, e merita particolare attenzione, con riferimento alla declaratoria di nullità del contratto di mutuo in quanto privo nel frontespizio dell’I.S.C. (indicatore sintetico di costo).

Anzitutto, in cosa consiste l’Indicatore Sintetico del Costo (I.S.C.) ?

L’I.S.C. esprime la reale onerosità del finanziamento e la sua indicazione diventa essenziale soprattutto per quei rapporti nei quali, in aggiunta agli interessi, la Banca addebita ingenti commissioni. L’I.S.C. è costituito da un numero che somma non solo gli interessi corrispettivi collegati all’erogazione del credito (che devono essere indicati ricomprendendo la capitalizzazioe  trimestrale), ma tutte le spese comunque collegate all’erogazione stessa, ad eccezione di imposte e tasse (a titolo esemplificativo, le spese di istruttoria, le spese collegate alle polizze assicurative, le spese per l’invio della documentazione periodica inerente al rapporto di credito, le spese per l’incasso delle singole rate, etc.

In sostanza, detto numero è costituito da tutti i costi comunque collegati alla concessione di credito da parte della Banca (o della Finanziaria), di talché la sua omessa indicazione, oltre a non permettere al cliente di avere contezza circa la reale onerosità del finanziamento, gli preclude di poter confrontare il costo del finanziamento con quello offerto da altri Istituti di Credito.

Al riguardo, il Giudice campano stabilisce che: «L’evidenziata carenza determina la nullità del contratto, perché l’articolo 117 comma 8 TUB, nella formulazione applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, stabilisce espressamente che “La Banca d’Italia d’intesa con la CONSOB può prescrivere che determinati contratti o titoli, individuati attraverso una particolare denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, abbiano un contenuto tipico determinato. I contratti e i titoli difformi sono nulli. Resta ferma la responsabilità della banca o dell’intermediario finanziario per la violazione delle prescrizioni della Banca d’Italia adottate d’intesa con la CONSOB”». Il Giudice, quindi, prosegue affermando che: «Pertanto, poiché le istruzioni di vigilanza, adottate dalla Banca d’Italia sulla base del potere ad essa conferito dal medesimo articolo 117, impongono che i contratti di mutuo riportino il valore dell’ISC, la carenza di tale indicazione determina la nullità del contratto, anche se, come nella specie, siano esposti gli elementi che concorrono alla determinazione di tale parametro».

Il Tribunale, quindi, prosegue affermando: «Da ultimo, è appena il caso di evidenziare che, siccome l’articolo 117 co. 8 TUB contempla la nullità dell’intero contratto e non della sola clausola concernente il tasso di interesse, (a differenza di quanto accade, ad esempio, nel caso previsto dall’art. 1815 co. 2 c.c.), non può trovare applicazione la previsione di cui all’art. 117 comma 7 TUB, in quanto quest’ultima riguarda le sole ipotesi ivi espressamente richiamate e, cioè, di nullità parziale del contratto per inosservanza del comma 4 o del comma 6 della medesima norma».

Il Tribunale ha, quindi, decretato la nullità dell’intero contratto di mutuo e non unicamente della clausola disciplinante gli interessi dovuti dal mutuatario.

E la differenza che sussiste tra l’accertamento della nullità : (i) dell’intero contratto di mutuo ovvero (ii) della sola clausola interessi, è evidentemente di notevole rilievo. Infatti, la prima (i) determina inevitabilmente il venir meno dell’eventuale garanzia ipotecaria (o di altra natura) concessa dal mutuatario ed espressamente disciplinata nel contratto di mutuo e, presumibilmente, di eventuali ulteriori garanzie (fideiussioni, pegno su titoli, etc.) che – benché non disciplinate direttamente nell’atto dichiarato nullo – siano funzionalmente allo stesso collegate; la seconda (ii) non determinerebbe il venir meno delle garanzie acquisite dalla banca ma, semplicemente, il venir meno del diritto dell’istituto di credito di vedersi riconoscere gli interessi in misura ultralegale ex art.1284 c.c. (diritto che, ovviamente, verrebbe meno anche in ipotesi di nullità dell’intero contratto di mutuo).

Ciò posto, non v’è chi non veda che la pronuncia del Giudice partenopeo sopra commentata rappresenta e rappresenterà un importante precedente giurisprudenziale per quei contenziosi aventi ad oggetto contratti di finanziamento sprovvisti dell’Indicatore Sintetico di Costo.

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