Nessun risarcimento per i danni sopportati dal bambino conseguenti all’incidente stradale occorsogli

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Nessun risarcimento per i danni sopportati dal bambino conseguenti all’incidente stradale occorsogli, perché sbucato improvvisamente davanti alla vettura

corte di cassazione, sez. vi, ordinanza 08.04.2016, n. 6939

I bambini, soprattutto quando si cammina per la strada, vanno tenuti per mano perché se capita che attraversino la strada in maniera tale da non essere visibili per i conducenti delle altrui vetture, così provocando, seppure involontariamente, l’incidente, nessun addebito di colpa può essere mosso al conducente investitore.

Così ha statuito la Suprema Corte con l’ordinanza in commento confermando le pronunce dei giudici di merito secondo cui l’evento lesivo «…era da ricondurre a responsabilità esclusiva del bambino, sbucato improvvisamente davanti alla vettura…» di guisa rendendo l’urto inevitabile di talché nessuna colpa poteva addebitarsi all’automobilista.

In fatto. A seguito di un incidente stradale che aveva visto coinvolto il loro figlio, e dei danni a lui occorsi, i genitori del minore convenivano in giudizio davanti al Tribunale rispettivamente il proprietario, il conducente e l’assicuratore dei veicolo, chiedendo la loro condanna in solido al risarcimento dei danni sopportati dal bambino. Costituitisi i convenuti, che chiedevano il rigetto della domanda, il Tribunale, con sentenza confermata in appello, rigettava la domanda, compensando le spese di lite. Ricorrevano dunque i genitori soccombenti in Cassazione, affidando il proprio ricorso ad un unico motivo di doglianza con il quale lamentavano l’omesso esame di un fatto decisivo del giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in particolare contestando la congruità logica della motivazione relativa all’accertamento delle modalità dell’incidente.

In diritto. Gli Ermellini, seguendo l’orientamento costante della Suprema Corte, in tema di sinistri derivanti dalla circolazione stradale – secondo cui l’apprezzamento del giudice di merito relativo alla ricostruzione della dinamica dell’incidente, all’accertamento della condotta dei conducenti dei veicoli, alla sussistenza o meno della colpa dei soggetti coinvolti e alla loro eventuale graduazione, al pari dell’accertamento dell’esistenza o dell’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta sottratto al sindacato di legittimità, qualora il ragionamento posto a base delle conclusioni sia. caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico – ritengono applicabile detto principio anche alla vicenda a loro sottoposta, e nonostante l’incidente al loro vaglio non abbia riguardato uno scontro tra veicoli ma l’investimento di un bambino da parte di un veicolo.

La Suprema Corte non rileva errori motivazionali da parte della Corte territoriale che ha ricostruito la dinamica dell’incidente, anche con il corretto apprezzamento delle prove testimoniali, evidenziando la responsabilità esclusiva del bambino che era sbucato improvvisamente davanti alla vettura in modo tale che l’urto era stato inevitabile; nel delineato contesto, quindi, nessun addebito di colpa poteva essere mosso al conducente investitore.

Risolvendosi, il ricorso dinanzi alla Suprema Corte, in un chiaro tentativo di ottenere una nuova, e non consentita, valutazione di merito, non resta agli Ermellini che dichiarare l’inammissibilità dello stesso.

In conclusione, i bambini, vista la loro irruenza e la loro vivacità, vanno sempre tenuti d’occhio, a maggior ragione in strada perché i danni che potrebbero subìre in caso di incidenti potrebbero risultare parecchio gravi, ed a volte neppure risarcibili, né moralmente né economicamente.

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