Musica ad alto volume. Il genitore è penalmente responsabile del disturbo al riposo e alle occupazioni dei vicini.

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Musica ad alto volume. Il genitore è penalmente responsabile del disturbo al riposo e alle occupazioni dei vicini.

Cass. Pen., Sez. 3, 22.09.2016, n. 53102

Il genitore contravviene all’obbligo di sorveglianza sul proprio figlio minore ed è penalmente responsabile per il disturbo da quest’ultimo arrecato al riposo e alle occupazioni dei vicini a fronte delle emissioni sonore prodotte dall’impianto stereo tenuto a volume alto.

E’ quanto hanno affermato gli Ermellini, con la sentenza in commento, mediante la quale hanno rigettato il ricorso di un papà, confermando quanto già deciso dalla Corte di Appello, a sua volta di conferma della sentenza del Tribunale di condanna per il reato previsto dall’art. 659 cod. pen. [il cui primo comma recita: «Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro»], per avere dal proprio appartamento, con emissioni sonore prodotte dall’impianto stereo e, comunque, omettendo di adottare le dovute cautele, arrecato disturbo al riposo e alle occupazioni dei vicini.

Il ricorso veniva affidato a tre motivi. Per quanto qui rileva, (i) con il primo motivo il papà aveva lamentato la violazione dell’art. 659 cod. pen., in quanto, a suo dire, come emerso dalla istruzione dibattimentale, «i rumori potevano essere sentiti soltanto nell’appartamento delle persone offese […]mentre nessuno degli altri condomini aveva avvertito la musica; … Di qui la mancanza della idoneità della condotta alla lesione di una indeterminata pluralità di persone quale elemento necessariamente richiesto per la integrazione del reato»; (ii) con il secondo motivo aveva lamentato, circa il mancato esercizio del potere-dovere di sorveglianza su un minore e la mancata adozione di idonee misure quale titolare di diritto, che, nella specie, nessun obbligo ricadrebbe sull’imputato in quanto mero proprietario, non essendo l’appartamento in sé a creare una situazione di pericolo; «né si potrebbe valorizzare l’obbligo di controllo dei genitori sui propri figli come desumibile dall’art. 2048 cod. civ. posto che, ove si applicasse ex se tale norma si addiverrebbe alla conclusione che ogni reato commesso da un minore dovrebbe essere automaticamente imputato a norma dell’art. 40 cod. pen. al genitore. In realtà dovrebbe più correttamente evocarsi la culpa in vigilando, che tuttavia, come affermato dalla più recente giurisprudenza civile, non sussisterebbe ove il minore sia vicino alla maggiore età; nella specie, poi, il minore autore diretto del fatto si è assunto la propria responsabilità ed è stato già giudicato dal Tribunale per i minorenni».

In diritto. Gli Ermellini, nel motivare la conferma della decisione della Corte di Appello, hanno chiarito che l’art. 40, comma 2, cod. pen. prevede che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo” e non può esservi dubbio che tra gli obblighi giuridici richiamati da tale norma debba ricomprendersi anche quello discendente dalla responsabilità genitoriale nei confronti dei figli minori, essendo i genitori “responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori…” secondo quanto previsto dall’art. 2048 cod. civ.. «Va infatti chiarito come da tale disposizione discenda un obbligo di sorveglianza (cfr. Sez. 4, n. 43386 del 07/10/2010, dep. 07/12/2010, Oriti, Rv. 248953) che, senza escludere la concorrente responsabilità del minore ultraquattordicenne e capace di intendere e di volere, non può non radicare una responsabilità anche del genitore in tutti i casi in cui un tale obbligo sia rimasto inadempiuto, solo restando salva la possibilità, espressamente consentita dal comma 3 dell’art. 2048 cit., di provare di non avere potuto impedire il fatto». Si è del resto ulteriormente chiarito che la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dal minore con loro convivente, prevista dall’art. 2048 cod. civ., è correlata ai doveri inderogabili posti a loro carico all’art. 147 cod. civ. e alla conseguente necessità di una costante opera educativa, tesa a correggere comportamenti non corretti e a consentire la formazione di una personalità quanto più equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito.

Il ricorso è stato, dunque, rigettato.

 

 

 

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