Modello 730. Il Fisco aggiorna gli sconti

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La stagione del 730 è ormai alle porte e l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 18/E del 06.05.2016, ha fornito ulteriori chiarimenti ai contribuenti su varie questioni interpretative riguardanti alcuni oneri detraibili.

Nel dettaglio.

Al paragrafo 1. ‘Spese Sanitarie’, è previsto quanto segue.

  • SPESE PER DERMOPIGMENTAZIONE

Nella circolare si legge che si possono detrarre anche le spese per la dermopigmentazione delle ciglia e sopracciglia per «sopperire ai danni estetici provocati dall’alopecia universale». Occorre tuttavia che:

  • il contribuente possieda una certificazione medica che attesti che l’intervento di dermopigmentazione è finalizzato a correggere l’effetto, anche secondario, della patologia sofferta;
  • la fattura relativa alla prestazione sia rilasciata da una struttura sanitaria autorizzata e dalla stessa o da altra documentazione risulti che la prestazione è resa per mezzo di personale medico.

1.2.      Crioconservazione degli embrioni

Le spese effettuate all’estero per la crioconservazione degli embrioni sono detraibili, come quella degli ovociti, ove ricorrano nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita con finalità di cura o di preservazione della fertilità dell’individuo, maschio o femmina, e in tutti i casi in cui vi sia un rischio importante di perderla: patologie tumorali, chemioterapia e radioterapia, patologie immuni, urologiche e ginecologiche.

Per poter fruire della detrazione è necessario che la prestazione sia documentata dalla fattura emessa da un centro rientrante fra quelli autorizzati per la procreazione medicalmente assistita.

1.3       Crioconservazione degli ovociti e degli embrioni all’estero

Le spese effettuate all’estero per la crioconservazione degli ovociti e degli embrioni sono detraibili solo se eseguite per finalità consentite in Italia e attestate da una struttura estera autorizzata o da un medico specializzato italiano.

1.4       Intervento all’estero in ambito della procreazione medicalmente assistita (PMA)

E’ detraibile anche la spesa sostenuta per il trattamento di iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA), effettuato all’estero.

Al paragrafo 2. ‘SPESE DI ISTRUZIONE’, è previsto quanto segue.

2.1.      Spese per la frequenza scolastica – ulteriori chiarimenti

In risposta alle ulteriori precisazioni richieste in merito alle spese per la mensa scolastica, l’Agenzia delle Entrare risponde che le stesse rientrano tra le spese di istruzione scolastica, di talché sono detraibili anche se il servizio di mensa scolastica è erogato dal Comune o da soggetti terzi rispetto alla scuola. Inoltre, non serve che il servizio di ristorazione scolastica sia deliberato dagli organi di istituto. In generale, spiega l’Agenzia, la spesa può essere documentata con la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario intestata al soggetto destinatario del pagamento – sia esso la scuola, il Comune o altro soggetto terzo – e deve riportare nella causale l’indicazione del servizio mensa, la scuola di frequenza e il nome e cognome dell’alunno.

I contribuenti che pagano il servizio di mensa in contanti o con altre modalità diverse dal bonifico (es. bancomat o buoni mensa in formato cartaceo o elettronico), dovranno chiedere alla scuola o al soggetto che riceve il pagamento un’attestazione che certifichi l’ammontare della spesa sostenuta nell’anno e i dati dell’alunno o studente. L’Agenzia chiarisce che l’attestazione è esente da imposta di bollo, a patto che sia indicato l’uso per cui sono stati emessi i documenti (cioè «Uso dichiarazione dei redditi»).

La detrazione spetta, ordinariamente, all’intestatario della ricevuta di pagamento o nella misura del 50% a entrambi i genitori, nel caso in cui il documento sia intestato al figlio; nel caso la spesa sia sostenuta soltanto da un genitore ovvero in caso di diversa suddivisione dell’onere, sul documento deve essere specificata la percentuale di ripartizione.

2.2       Spese per la frequenza di istituti universitari stranieri, corsi di teologia

L’Agenzia precisa che per le università non statali è prevista la detraibilità delle spese nella misura stabilita annualmente per ciascuna facoltà universitaria con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) da emanare entro il 31 dicembre di ogni anno, tenendo conto degli importi medi delle tasse e contributi dovuti alle università statali.

In attuazione di tale disposizione, con decreto ministeriale 29 aprile 2016 n. 288, è stato individuato l’importo massimo della spesa relativa alle tasse e ai contributi di iscrizione per la frequenza dei corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico delle Università non statali, detraibile per l’anno 2015 ai sensi del citato art. 15, comma 1, lett. e), del TUIR. Gli importi sono distinti per area disciplinare e in base alla regione in cui ha sede il corso di studio.

Pertanto, tenendo conto di quanto stabilito nel decreto del MIUR:

  • ai fini della detrazione delle spese per frequenza all’estero di corsi universitari, occorre fare riferimento all’importo massimo stabilito per la frequenza di corsi di istruzione appartenenti alla medesima area disciplinare e alla zona geografica in cui ricade il domicilio fiscale del contribuente;
  • le spese sostenute per la frequenza di corsi di laurea in teologia presso le università Pontificie sono detraibili nella misura stabilita per corsi di istruzione appartenenti all’area disciplinare “Umanistico – sociale”. Per quanto concerne la zona geografica di riferimento si ritiene, per motivi di semplificazione, che questa debba essere individuata nella regione in cui si svolge il corso di studi anche nel caso in cui il corso sia tenuto presso lo Stato Città del Vaticano.

2.3       Corsi di laurea presso università telematiche

Le spese per i corsi di laurea svolti dalle Università telematiche, chiarisce l’Agenzia delle Entrate, possono essere detratte, al pari di quelle per la frequenza di altre università non statali, sulla base dei criteri dettati dal decreto ministeriale 29 aprile 2016 n. 288 facendo riferimento all’area tematica del corso e, per l’individuazione dell’area geografica, alla regione in cui ha sede legale l’università.

Al paragrafo 3. ‘ALTRE QUESTIONI’, è previsto quanto segue.

3.1.      Detrazione per l’installazione del sistema di contabilizzazione del calore

L’Agenzia chiarisce in che misura sono agevolabili le spese per l’installazione di contatori individuali nei condomini e negli edifici polifunzionali, al fine di misurare l’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. Se i dispositivi in questione sono installati in concomitanza con la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione – e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione – ovvero con pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia, le relative spese sono già ammesse alla detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica ai sensi dell’articolo 1, comma 347 della legge n. 296 del 2006 pari, attualmente, al 65 per cento delle spese stesse per un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.

Se, invece, i dispositivi in argomento sono installati senza che sia sostituito, integralmente o parzialmente, l’impianto di climatizzazione invernale ovvero nel caso in cui quest’ultimo sia sostituito con un impianto che non presenta le caratteristiche tecniche richieste ai fini della citata detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica, le relative spese sono ammesse alla detrazione spettante ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lett. h) del TUIR nella misura attuale del 50 per cento trattandosi di intervento finalizzato al conseguimento di risparmio energetico.

3.2       Detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio- Decesso del comodatario e trasferimento della detrazione

Su di un immobile di proprietà del figlio, il genitore titolare di un contratto di comodato gratuito – regolarmente registrato – ha effettuato interventi di recupero del patrimonio edilizio, sostenendone le relative spese e fruendo della detrazione prevista dall’art. 16-bis del TUIR. E’ stato chiesto alla Agenzia delle Entrare se, a seguito della morte del genitore, il figlio che riveste la qualifica di erede può portare in detrazione le rate residue anche se era già proprietario dell’immobile in questione.

L’Agenzia risponde che l’art. 16-bis del TUIR disciplina la detrazione dall’IRPEF delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio documentate, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi stessi. «Con la circolare del Ministero delle finanze n. 57 del 1998 è stato chiarito che hanno diritto alla detrazione, se hanno sostenuto le spese in questione e queste sono rimaste a loro carico, il proprietario o il nudo proprietario dell’immobile, il titolare di un diritto reale sullo stesso (uso, usufrutto, abitazione), ma anche l’inquilino e il comodatario». «Nel caso prospettato, il de cuius, in qualità di comodatario, ha beneficiato della detrazione per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio effettuati su un immobile che, essendo già di proprietà del figlio, non rientra nell’asse ereditario. Si ritiene che il figlio possa, comunque, fruire delle quote residue della detrazione spettante al de cuius anche se l’immobile oggetto degli interventi è già presente nel suo patrimonio. Ciò in quanto è erede del de cuius e, in qualità di proprietario dell’immobile, ha titolo giuridico che gli consente di fruire della detrazione. E’ necessario, tuttavia, che, nel rispetto delle disposizioni richiamate, l’erede abbia la detenzione materiale e diretta dell’immobile medesimo».

3.3       Determinazione bonus Irpef

Ultima questione affrontata dalla Circolare in esame attiene alla determinazione del bonus Irpef  in relazione alla compilazione dei modelli UNICO PF 2016 e 730/2016 nel caso in cui il contribuente intenda fruire direttamente in dichiarazione dell’agevolazione prevista per i lavoratori dipendenti o dell’agevolazione prevista per i docenti e ricercatori.

Se il datore di lavoro non ha potuto riconoscere l’agevolazione prevista per i lavoratori dipendenti ovvero per i ricercatori e i docenti, il contribuente può fruirne direttamente nella dichiarazione dei redditi.

A tal fine il contribuente indicherà nella casella “Casi particolari” presente nella sezione I del quadro C del modello 730/2016 o nella sezione I del quadro RC del modello UNICO PF 2016:

  • il codice “1” se fruisce in dichiarazione dell’agevolazione prevista per i lavoratori dipendenti,
  • il codice “2” se fruisce in dichiarazione dell’agevolazione prevista per i docenti e ricercatori.

Nei righi da C1 a C3 (o da RC1 a RC3) indicherà la sola parte imponibile del reddito di lavoro dipendente. Per i lavoratori dipendenti tale ammontare sarà pari al 20 per cento dell’importo indicato nel punto 1 della Certificazione Unica 2016 per le lavoratrici e al 30 per cento di tale importo per i lavoratori. Per i docenti e ricercatori l’importo da indicare sarà pari al 10 per cento dell’importo indicato nel punto 1 della Certificazione Unica 2016.

Al fine della determinazione dell’importo del bonus Irpef spettante, il contribuente compilerà le colonne 3 e 4 del rigo C14 del modello 730/2016 o del rigo RC14 del modello UNICO PF 2016. Nella colonna 3 indicherà:

  • il codice “1” se nella citata casella “Casi particolari” è stato indicato il codice “2”,
  • il codice “2” se nella citata casella “Casi particolari” è stato indicato il codice “1”.

Nella colonna 4 indicherà la parte di reddito esente corrispondente all’importo indicato nelle annotazioni alla Certificazione Unica 2016:

  • con il codice BC nel caso di somme percepite dai docenti e dai ricercatori;
  • con il codice BM nel caso di somme percepite dai lavoratori.

Nell’eventualità in cui nella Certificazione Unica 2016 non siano presenti tali informazioni, nella colonna 4 andrà indicato l’importo risultante dalla differenza tra l’ammontare precisato nel punto 1 della Certificazione Unica 2016 e quello indicato nel quadro C o RC del modello di dichiarazione.

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