Mediazione. Il mediatore deve verbalizzare la ragione del rifiuto a proseguire nella mediazione, se la parte lo richiede

Tribunale di Roma, Ord. XIII Sez., 25.01.2016

Avviata l’azione civile per ottenere il risarcimento dei danni sostenuti dall’attrice a seguito di un trattamento estetico, il Giudice, dopo una breve istruttoria, disponeva la mediazione con apposita ordinanza nella quale, oltre ad indicare i punti sui quali le parti in mediazione avrebbero potuto approfondire la discussione, evidenziava la necessità della partecipazione effettiva delle parti al procedimento di mediazione demandata, invitando il mediatore a verbalizzare le dichiarazioni delle parti all’esito dell’introduzione del procedimento, per le valutazioni di competenza da parte del Giudice nel caso la causa fosse proseguita. Nella ordinanza in questione il giudice «ricordava che “la mancata partecipazione (ovvero l’irrituale partecipazione) senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice oltre a poter attingere, secondo una sempre più diffusa interpretazione giurisprudenziale, alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa”».

La causa proseguiva, si legge nella ordinanza qui in commento, e nel verbale di mediazione la mediatrice dava atto che erano comparsi l’attrice, assistita dal legale, e la convenuta, pure assistita dal proprio legale; la mediatrice dava atto di aver illustrato alle parti le modalità del procedimento di mediazione, invitandole «ad esprimersi sull’interesse (sic, n.d.r.) a proseguire nella procedura di mediazione; la parte attrice aveva manifestato il proprio assenso all’avvio della procedura di mediazione; la parte convenuta NON manifestava il proprio assenso all’avvio della procedura di mediazione; ed infine che le parti dichiaravano l’esito negativo del primo incontro di mediazione, dando atto della volontà delle parti di non dare prosecuzione al procedimento».

Il Giudice, a questo punto, dopo aver definito corrette la verbalizzazione «(salvo quell’ “interesse” su cui si dirà in prosieguo)», e quindi dopo aver precisato come la ‘fatidica domanda’ che il mediatore deve porre dopo l’informativa per verificare la proseguibilità della procedura debba tendere a verificarne la ‘possibilità’ e non l’ ‘interesse’, passa ad illustrare il quadro normativo in tema di mediazione, riservatezza e verbalizzazione del mediatore, risolvendo taluni dubbi interpretativi circa la verbalizzazione del primo incontro.

«..il principio relativo alla riservatezza delle dichiarazioni delle parti deve essere riferito al solo contenuto sostanziale dell’incontro di mediazione, vale a dire al merito della lite. Ogni qualvolta, invece, tali dichiarazioni, quand’anche trasposte al di fuori del procedimento di mediazione, riguardano circostanze che attengono alle modalità della partecipazione delle parti alla mediazione e allo svolgimento (in senso procedimentale) della stessa, va predicata la assoluta liceità della verbalizzazione e dell’utilizzo da parte di chicchessia. Ed invero, in tale ambito una compiuta verbalizzazione è necessaria al fine di consentire al giudice la conoscenza del contenuto della condotta delle parti nello specifico contesto di cui trattasi; conoscenza indispensabile in relazione alle previsioni del decr.lgsl.28/2010 relative alla procedibilità delle domande ed all’art.8 co. 4 bis dello stesso decreto, nonché, in via generale, dell’art.96 III° cpc».

Alla mediazione, dunque, è anzitutto richiesta la partecipazione effettiva dei soggetti in lite (i quali non possono limitarsi a delegare il proprio avvocato) che non possono opporre un rifiuto incondizionato al tentativo di conciliazione. Il mediatore, che non è né un collaboratore del giudice né un suo ausiliario, tuttavia, in ragione dello stretto collegamento tra mediazione e processo, deve trascrivere ogni circostanza – quand’anche consistente in dichiarazioni delle parti – utile a permettere al giudice le valutazioni di competenza, altrimenti impossibili, attinenti la partecipazione [o meno] delle parti al procedimento di mediazione ed allo svolgimento dello stesso, come pure le circostanze che attengono al primo incontro informativo. Nel caso che dal primo incontro emerga evidente l’impossibilità di avviare una trattativa, il mediatore non è tenuto a richiedere alle parti le motivazioni ma, qualora la parte che rifiuta di proseguire esponga le proprie ragioni chiedendo siano verbalizzate, il mediatore non può esimersi dal farlo, esonerando, ciascuna parte, il mediatore dall’obbligo di riservatezza in relazione alle proprie dichiarazioni. Pertanto, se la mediazione non riesce, il mediatore è tenuto a indicare nel verbale le ragioni del rifiuto a proseguire nella mediazione vera e propria, ma ciò solo a condizione che la parte dichiarante la esponga e lo chieda espressamente.

«In mancanza di qualsiasi dichiarazione, autorizzativamente verbalizzata, della parte, sulla ragione del rifiuto di proseguire nel procedimento di mediazione, tale rifiuto va considerato non giustificato. Le conseguenze di tale rifiuto – ingiustificato- di procedere nella mediazione sono sovrapponibili alla mancanza tout court della (partecipazione alla) mediazione: non della mediazione, in virtù della dichiarazione dell’istante-attrice di voler procedere.

Con quanto ne può conseguire.

Non può infatti essere oggetto di dubbio che il mero incontro informativo (che, per come configurato dalla legge, nulla ha a che vedere con lo specifico merito della controversia insorta fra le parti), non possa giammai, e specialmente nella mediazione demandata, neppure con i più acrobatici sforzi dialettici, essere parificato allo svolgimento dell’esperimento della mediazione La quale, giova ricordarlo, consiste nell’ “attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa” (così testualmente l’art. 1 co.1 lett. A della legge)».

In altri e più chiari termini, la verbalizzazione è necessaria affinché il giudice abbia contezza della condotta delle parti tenuto conto che, dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice potrà desumere argomenti di prova nel successivo giudizio, ai sensi dell’articolo 116, 2° comma, c.p.c..

Ciò posto, nella fattispecie all’esame del giudice, non ritenendo questi di disporre la consulenza tecnica medica sulla persona dell’attrice (e sugli atti), ha considerato la causa matura per la decisione, rinviando ad altra udienza per la precisazione delle conclusioni.

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