Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa se è uno studente universitario fuori corso

Corte di Cassazione, Sez. I Civ., 01.02.2016 n. 1858

Fino a quando il genitore deve adempiere il proprio obbligo di mantenimento nei confronti del figlio divenuto maggiorenne? Si tratta di un quesito sempre molto attuale e dibattuto, alla cui risoluzione sono chiamati i giudici, che, se emettono spesse volte decisioni legate al buon senso, altre volte si pronunciano con decisioni che fanno certamente discutere [si pensi, a titolo esemplificativo, alla sentenza degli Ermellini, 26.01.2011, n. 1830, che hanno ritenuto il persistere dell’obbligo da parte del genitore di contribuire al mantenimento della figlia, nonostante avesse questa contratto matrimonio, in quanto il padre non aveva comunque fornito la dimostrazione che la figlia era divenuta autosufficiente (anche attraverso l’attività lavorativa del marito), ovvero che il mancato svolgimento di un’attività professionale dipendeva da un suo atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato di avvalersi del titolo conseguito].

In disparte ciò, il caso ora in commento riguarda il diritto di una madre separata, di corrispondere un assegno mensile ai figli, conviventi con il padre. Adìto in primo grado il Tribunale dalla signora per ottenere la modifica delle condizioni di divorzio, che aveva posto a suo carico un contributo mensile per il mantenimento dei figli conviventi con il padre, il giudice di prime cure rigettava la domanda di revoca dell’assegno disponendo che la somma fosse versata direttamente ai figli maggiorenni ma non economicamente indipendenti. La Signora proponeva reclamo in Corte di Appello insistendo per la revoca del contributo al mantenimento dei figli, e la Corte territoriale, in accoglimento del reclamo, lo revocava. Il marito ricorreva dinanzi alla Suprema Corte eccependo, tra l’altro, la violazione 147, 148 e 155 c.c., in quanto la decisione impugnata prescindeva «dalla circostanza del raggiungimento della autosufficienza economica da parte dei figli maggiorenni».

Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso, ritenendo il motivo de quo infondato, con la conseguente revoca del contributo a carico della madre.

Nel dettaglio e per quanto qui rileva. La Suprema Corte, nel solco di giurisprudenza consolidata, ribadisce che «il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa ove il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica, ma pure quando il genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita (tra le altre Cass. N. 407 del 2007; n. 8954 del 2010)». Nel caso esaminato, come chiarito dal decreto impugnato, continuano gli Ermellini, «i genitori hanno dato ai figli l’opportunità di frequentare l’Università, dalla quale non hanno saputo trarre profitto», come risultava dalla circostanza che un figlio, iscritto al terzo anno, aveva superato solo quattro esami, ed altro figlio, fuori corso «per la quarta volta», aveva superato «meno della metà degli esami complessivi». Peraltro, rileva la Corte di legittimità, la Corte territoriale aveva precisato che «dalle note dell’Agenzia delle Entrate emergevano redditi da lavoro dei due figli fin dal 2008».

Pertanto, rileva la circostanza che alla opportunità offerta dai genitori ai figli di frequentare l’Università non hanno fatto seguito i risultati da parte dei figli, di talché l’assegno di mantenimento viene revocato.

Il ricorso è stato dunque respinto.

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