L’infortunio in bicicletta nel tragitto tra casa e lavoro è indennizzato

Una delle novità introdotte dal collegato ambientale, ormai diventato legge [legge 28.12.2015, n.221 (Allegato alla legge di Stabilità 2016)] è rappresentata dalla previsione dell’indennizzo, da parte dell’Inail, a titolo di infortunio in itinere, nel caso di incidente in bicicletta nel tragitto tra casa e lavoro.

Era da tempo (con la proposta avanzata dalla FIAB con la Campagna ‘in itinere’) che si sentiva l’esigenza di tutela verso i ciclisti urbani che si recano al lavoro in bicicletta, e se ancora alcune città non sono sufficientemente attrezzate con percorsi sicuri, la novità rappresentata dal diritto di rimborso da parte dell’Inail in caso di infortunio durante il tragitto è da accogliere in modo molto positivo perché consolida i diritti dei ciclisti urbani, protagonisti del cambiamento e fautori della mobilità nuova.

Con riferimento all’incidente in automobile occorso durante il tragitto per recarsi al lavoro, la Suprema Corte ha riepilogato gli elementi che devono coesistere per ammettere il relativo risarcimento ovverosia «la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l’evento, nel senso che tale percorso costituisca per l’infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione; la sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito e attività lavorativa, nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda; la necessità dell’uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, considerati i suoi orari di lavoro e quelli dei pubblici servizi di trasporto» (Cass. Civ., Sez. Lav., 20.10.2014, n. 22154).

Non è così per la bicicletta.

Infatti, il testo del collegato ambientale fa riferimento alla nozione di velocipide contenuta nel Codice della Strada e specifica che l’uso della bicicletta deve intendersi ‘sempre necessitato’, per i suoi ‘positivi riflessi ambientali’: ecco perché l’incidente al ciclista nel percorso casa-lavoro configura sempre un infortunio in itinere indennizzabile dall’Inail.

Ma un cenno merita, al fine di comprendere l’excursus che ha coinvolto le discussioni in ordine all’uso della bicicletta da equipararsi al mezzo pubblico, la nota della Direzione centrale prestazioni dell’Inail, datata 07.11.2011, con cui la Direzione ha diramato un chiarimento concernente l’indennizzabilità di infortuni in itinere occorsi recandosi a lavoro in bicicletta propria o utilizzando servizio di bike-sharing. In particolare, la Direzione, ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ha distinto diverse casistiche, sottolineando che primo discrimine per il risarcimento è “il carattere necessitato dell’uso di tale mezzo, per assenza o insufficienza di mezzi di trasporto e per la non percorribilità a piedi del tragitto”. Altro importante discrimine ha riguardato il tipo di tragitto che il lavoratore deve percorrere in bicicletta, specificando, l’Inail, l’indennizzabilità solo dell’infortunio occorso su pista ciclabile o chiusa al traffico. Nel caso di utilizzo di bicicletta su strada aperta alla circolazione di veicoli a motore “può ritenersi sussistente la ratio sostanziale dell’esclusione dell’indennizzabilità dell’evento lesivo conseguente alla libera scelta, da parte del lavoratore, di esporsi ad un rischio maggiore, rispetto a quello gravante sugli utenti dei mezzi pubblici di trasporto, nell’affrontare il traffico veicolare a bordo del mezzo di trasporto privato”. Secondo l’Inail, pertanto, non è indennizzabile un infortunio occorso per la deliberata scelta del lavoratore di esporsi a tale rischio. Stessa ratio è applicabile a percorsi misti tra piste ciclabili e strade aperte al traffico: l’infortunio verrà riconosciuto esclusivamente nel tratto di strada protetta. Circa l’utilizzo di servizi di bike-sharing, nonostante questi siano promossi dalle Amministrazioni pubbliche, non possono essere considerati quali mezzi pubblici di servizio. I casi di infortunio saranno pertanto valutati, si dice nella nota richiamata, secondo i discrimini di cui sopra equiparati quindi all’utilizzo di bicicletta di proprietà del lavoratore.

Così come non può non ricordarsi la giurisprudenza della Suprema Corte (Sez. Lav., 18.05.2012, n. 7970) secondo cui non può essere considerato un infortunio sul lavoro (c.d. infortunio in itinere) quello che si verifica mentre ci si reca in bicicletta al lavoro. Gli Ermellini hanno così spiegato che se ci sono gli autobus per coprire quel tragitto, il lavoratore può benissimo usare il mezzo pubblico, che risulta anche più comodo.

Successivamente, a metà gennaio 2014, il parlamentare Diego Zardini ha presentato una proposta di legge che equipara la bicicletta ai mezzi pubblici, permettendo così di ottenere l’indennizzo per un eventuale infortunio durante il percorso: “L’uso della bicicletta – recita il testo che si chiede di approvare – è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico“. In proposito la FIAB, la federazione degli amici della bicicletta, aveva raccolto 12mila firme per chiederlo, con il sostegno di cinque regioni.

Ed ecco introdotta la novità dal collegato ambientale, che non fa che rispondere alla esigenza di una sempre maggiore attenzione a livello ambientale e sociale, orientata a favore di una mobilità sostenibile che annovera tra le sue forme l’uso della bicicletta, da sempre considerata con favore per i suoi positivi impatti sulla salute, sul traffico, sull’inquinamento delle città, ma, fino ad oggi, equiparata, in quanto mezzo privato, a tutti gli effetti all’auto.

Condividi sui socials:Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

9 thoughts on “L’infortunio in bicicletta nel tragitto tra casa e lavoro è indennizzato

  1. Alessandro Andreis Reply

    Ho avuto un incidente in bicicletta il 1/12/2015 e l’inail ha dichiarato che il mezzo privato non era necessario. Da quando è in vigore la nuova legge?

  2. Cristiana Centanni Reply

    La previsione dell’indennizzo, da parte dell’INAIL, a titolo di infortunio in itinere, nel caso di incidente in bicicletta nel tragitto tra casa e lavoro, è intervenuta con il Collegato Ambientale allegato alla legge di Stabilità 2016, approvato con legge 28.12.2015, n. 221 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale 18 gennaio 2016, n. 13). Poiché, secondo l’art. 11 delle Disposizioni di legge, «La legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo», corretta è la risposta dell’INAIL. L’esame della documentazione potrebbe consentire, tuttavia, di verificare se sussistono i presupposti per altre forme di risarcimento.

  3. Antonio marro Reply

    Ho avuto purtroppo un incidente in bicicletta mentre andavo a lavoro..clavicola lussata…andata..vi faro sapere cosa dice l inail..

    • Cristiana Centanni Post authorReply

      Resto in attesa anche di sapere, se Ella lo ritiene, la dinamica dell’incidente e la zona in cui lo stesso si è verificato.

  4. Antonio marro Reply

    ..la dinamica dell incidente rimane oscura anche a me purtroppo..all improvviso il manubrio della bicicletta si è chiuso..facendomi sobbalzare sul selciato..classica caduta da ciclista..lussazione della clavicola..forse un oggetto sulla strada..mi sono rialzato ho continuato per poche centinaia di metri ma mi ero resoconto poi che mi era uscita la clavicola..il percorso è senza altro compatibile con quello per recarmi a lavoro..di fatto mi ci stavo recando..c è anche la testimonianza del 118..se vuole farmi domande piu specifiche le puo fare anche privatamente..sono disponibile..saluti:)

    • Cristiana Centanni Reply

      La Legge “Green Economy” o “Collegato Ambientale” – Legge n. 221/2015 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 13 del 18 gennaio 2016, entra in vigore il 02.02.2016. In attesa della comunicazione dell’indennizzo da parte dell’Inail, giova da subito rilevare che lo stesso potrebbe risultare insufficiente, residuando danni maggiori, ovverosia il c.d. ‘danno differenziale’, così definito perché copre la differenza tra quanto liquidato dall’Inail e la somma invece spettante secondo il modello della responsabilità civile.
      L’Inail non risarcisce il danno morale né altre voci di danno non patrimoniale diverse dal danno biologico (quest’ultimo viene risarcito se va da un minimo del 6% ad un massimo del 100%).
      In disparte ciò, i doveri connessi all’Ente proprietario delle strade sono regolamentati nel D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285 (Codice della Strada), riformato dalla recente legge n. 120 del 29 luglio 2010. In particolare, l’art. 14 comma 1 del richiamato Codice prevede che : «Gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono: a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; b) al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze; c) alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta».
      Ciò premesso, la Sua caduta potrebbe (ove ne sussistano i presupposti) imputarsi a responsabilità della Pubblica Amministrazione, con riferimento ai c.d. danni da insidia, incombendo sulla stessa P.A. una precisa responsabilità, nella qualità di proprietaria o gestore del bene demaniale, per omessa od insufficiente manutenzione delle rete stradale.
      Nel caso si voglia intraprendere un’azione legale nei confronti del Comune, occorrerà provare il nesso causale tra l’infortunio generato dall’insidia ed i danni riportati. Spetterà all’Ente proprietario della strada dimostrare, al fine di liberarsi da detta responsabilità, che, per le circostanze di tempo e di luogo, non ha potuto rimuovere l’elemento di pericolo nonostante abbia adottato tutte le misure idonee del caso.

  5. Antonio marro Reply

    …sembra che i “cosiddetti”semplici impiegati dell Inal non ragionino ancora in ottemperanza al collegato ambientale della legge di stabilita 2016 ma con le vecchie informazioni..cioe la bicicletta non sia sempre necessitata..nonostante il mio invito a leggere , ottemperare alla legge..l impiegato aspetta disposizioni da dirigenti dell Inal..rimango abbastanza perplesso..

  6. Pierpaolo Reply

    Salve, ho avuto un incidente in bici tornando a casa da lavoro, fortunatanente non ho riportato ferite però ho danneggiato un auto. L’indennizzo copre anche i danni causati a terzi? Grazie mille.

    • Cristiana Centanni Post authorReply

      In assenza di informazioni sulla dinamica del sinistro, nonché se Ella sia, o meno, in possesso [non essendo obbligatoria] di una polizza che copra eventuali rischi [da quella della Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) a quelle offerte da alcune aziende per i dipendenti che utilizzano la bicicletta per recarsi al lavoro], osservo genericamente quanto segue.
      Ai sensi e per gli effetti del primo e del secondo comma dell’art. 2054 c.c., «Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
      Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli», salva la prova che la responsabilità è esclusivamente, o in gran parte, dell’altro conducente. Tale disciplina si applica anche quando uno dei due veicoli è una bicicletta.
      Con riferimento alla novità prevista dal collegato ambientale alla legge di Stabilità del 2014, circa l’indennizzo dell’Inail per chi va al lavoro in bici nel caso di faccia male durante il percorso, è evidente che la tutela riguardi esclusivamente i lavoratori e non i terzi.
      Peraltro, se l’infortunio è accaduto per colpa del lavoratore, la tutela assicurativa non sussiste nei casi in cui la condotta del lavoratore sia stata tale da interrompere il nesso causale rischio–sinistro, ovverosia sia stata abnorme e abbia causato un aggravio del rischio esorbitante.
      Nella circolare n.14/2016, l’Inail conclude affermando che per il velocipede, come in genere, “Anche l’infortunio occorso a bordo del velocipede dovrà essere escluso dalla tutela ogniqualvolta, esaminate le circostanze nelle quali l’incidente si sia verificato (es. avere imboccato una strada interdetta alla circolazione del velocipede o essersi messo alla guida in stato di ubriachezza) la qualificazione dell’elemento soggettivo del lavoratore debba essere definito in termini di rischio elettivo e non di colpa”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *