Le pensioni degli italiani e il progetto busta arancione

Finalmente stanno per essere recapitate nelle case degli italiani, esattamente nelle case di sette milioni di italiani, pare dalla metà del prossimo mese di aprile, le famose ‘buste arancioni’ dell’Inps, come annunciato dallo stesso Presidente dell’Istituto, Tito Boeri.

Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Partendo dal fatto che, come riferisce il numero uno dell’Inps, «Solo 4 italiani su 10 sanno leggere un estratto conto, calcolare le variazioni del potere d’acquisto, capire la differenza di rischio tra azioni e obbligazioni o l’importanza di diversificare il loro portafoglio», continuando con la scarsa consapevolezza degli italiani medesimi sulle pensioni, poiché «solo 1 italiano su 5 conosce come funziona il nostro sistema previdenziale», in occasione dell’iniziativa ‘Cittadino digitale’, è stato dato il via ad un progetto, che nel dicembre scorso aveva subìto un arresto a motivo di problemi finanziari, realizzato in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), che consentirà di raggiungere chi non è digitalizzato [peraltro una fetta consistente dell’opinione pubblica nazionale] che verrà invitato a munirsi di «spid», il Sistema unico di identità digitale, ovverosia del pin unico per accedere ai servizi on line della Pubblica Amministrazione.

In aggiunta alle considerazioni di Boeri, quelle di Antonio Samaritani [direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale] che non lasciano spazio ad interpretazioni quando afferma che «Sull’uso di servizi di e-government siamo terzultimi in Europa: peggio di noi solo Romania e Bulgaria».

E sono i numeri a parlare «Attualmente – ha riferito il Presidente dell’Inps – 18,5 milioni di italiani hanno ricevuto un’identità digitale Inps e di questi 13 milioni sono lavoratori. Ma rimangono 12 milioni di contribuenti Inps senza pin dei quali il 42% under 40 e 34% fra i 40 e i 50 anni».

Sulla base di detti numeri, la busta arancione sarà inviata al domicilio dei lavoratori sprovvisti di codice PIN Inps, mentre, per quelli in possesso del codice PIN rilasciato dall’Inps per accedere al proprio cassetto previdenziale, la busta arancione non sarà inviata a casa con una lettera dell’Inps ma sarà accessibile sul sito dell’Inps in una apposita sezione.

In buona sostanza, la ‘busta arancione’ permetterà ai contribuenti di calcolare la data precisa in cui, secondo le norme ad oggi in vigore, potrà andare in pensione oltre a rendere più consapevoli i lavoratori italiani dell’assegno previdenziale su cui potranno contare durante la loro vecchiaia.

Boeri ha evidenziato come contano di partire «generando 150 mila lettere al giorno»; «una platea da 7 milioni di persone che riceverà l’estratto conto contributivo e una simulazione della loro pensione». Verranno informati da principio i lavoratori del settore privato, mentre ai dipendenti pubblici la comunicazione verrà acclusa alla busta paga.

Ciò posto, il servizio consentirà a ciascuno di controllare la situazione contributiva attuale, la possibile data di pensionamento, il prevedibile livello della pensione a prezzi 2015 e il rapporto tra pensione e ultima retribuzione (tasso di sostituzione).

Come funzionerà?

L’applicazione incrocerà tre dati: 1) l’estratto conto allo stato attuale, 2) una proiezione dei contributi mancanti, 3) il contesto dello scenario macro-economico sulla base dei dati della Ragioneria di Stato. Quest’ultimo dato sarà, a sua volta, il risultato di quattro parametri: (i) l’andamento dell’economia, (ii) quello delle retribuzioni, (iii) il livello di inflazione e (iv) l’aspettativa di vita. L’aumento nell’aspettativa di vita farà diminuire l’importo dell’assegno.

Alle osservazioni del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha rilevato che non sono ancora stati definiti i tempi per la riforma chiesta da Boeri, restando comunque il governo a decidere, il Presidente dell’Inps ha replicato che «L’intervento con la legge di Stabilità per il 2017 andrebbe bene. Non andrebbe bene tra tre anni».

«E’ un operazione molto importante – dice Tito Boeri – perché va incontro ad un’esigenza di informazione profonda che c’è nel nostro Paese e che i governi che si sono succeduti in questi anni non hanno mai voluto fornire ai cittadini forse perché temevano di avere delle ricadute negative dando queste informazioni».

Ben vengano queste iniziative vòlte a far acquisire consapevolezza ai cittadini. Peraltro già Socrate affermava che il “Sapere rende liberi”, parole – e conseguenti iniziative a tutela – che non perderanno mai d’attualità!

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