Scuola, la sicurezza degli alunni

È la scuola che ha l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e sulla incolumità dell’alunno. Se l’alunno si fa male, ed anche se i locali dello spogliatoio si trovano al di fuori dell’istituto scolastico, è la scuola che risarcisce i danni. Responsabilità contrattuale.

Corte di Cassazione, Sez. III, 25.02.2016 n. 3695

Il fatto alla attenzione degli Ermellini. Una coppia di genitori, esercenti la potestà genitoriale sulla figlia minore, convenivano in giudizio il Ministero dell’Istruzione per ottenere la condanna al risarcimento dei danni patiti dalla figlia, allora tredicenne, in conseguenza dell’infortunio da quest’ultima occorso alla fine dell’ora di educazione fisica, asserendo che, trovandosi la figlia all’interno degli spogliatoi dei locali adibiti dalla scuola a palestra, mentre si cambiava dopo la lezione di educazione fisica, a causa del pavimento bagnato era scivolata sbattendo la bocca, riportando postumi invalidanti permanenti del 2% per la rottura di un elemento dentale. Il Ministero dell’Istruzione si difendeva chiedendo il rigetto della domanda sul presupposto che non erano state allegate violazioni dei doveri di sorveglianza, tenuto conto che la fanciulla era caduta nei servizi igienici e che tuttalpiù si poteva configurare una violazione degli obblighi di custodia, per il fatto che il pavimento era bagnato, ma da imputare non alla scuola bensì al Comune proprietario dell’edificio nel quale si solevano svolgere le attività ginniche, su espressa autorizzazione dei genitori; infine, il pavimento bagnato era non già dipeso dalla incuria dell’ente gestore ma dalla stessa minore che aveva bagnato il pavimento, rendendolo scivoloso, durante le sue abluzioni.

La domanda dei genitori, respinta dal Tribunale, con sentenza confermata dalla Corte territoriale, stante l’assenza di rapporto causale tra l’evento e la condotta del personale scolastico che non aveva potuto evitare la caduta della minore determinata da accidentalità fortuita, trova invece ingresso nelle motivazioni dei giudici della Corte Suprema di Cassazione ai quali i genitori ricorrono affidandosi a sei motivi di impugnazione.

Gli Ermellini accolgono il primo, il secondo ed il terzo motivo di ricorso, ritenendoli fondati, ed affermano, inserendosi nel solco della giurisprudenza consolidata di legittimità, che, in caso di danno cagionato dall’alunno a sé stesso, la responsabilità dell’Istituto scolastico e dell’insegnante ha natura contrattuale, atteso che «quanto all’Istituto, l’accoglimento della domanda di iscrizione determina l’instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità del discepolo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni; quanto al precettore, tra insegnate e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell’ambito del quale il primo assume anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l’alunno si procuri da solo un danno alla persona (cfr. Cass. Sez. Unite 27 giugno 2002, n. 9346; v. anche Cass. Civ. Sez. III, 3 marzo 2010, n. 5067; Cass. Civ. Sez. III, 20 aprile 2010, n. 9325)».

Quindi, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell’istituto scolastico dell’insegnante, è applicabile il regime probatorio imposto dall’art. 1218 c.c., di talché, mentre sul danneggiato incombe l’onere di provare esclusivamente che l’evento dannoso si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sulla scuola incombe quello di dimostrare che l’evento è stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all’insegnante (così, Cass. Civ., Sez. III, 17.02.2014, n. 3612).

La Corte territoriale, sostengono gli Ermellini, pur ritenendo nella specie configurabile un rapporto contrattuale che prevede un dovere di sorveglianza sugli alunni da parte del personale scolastico, «aggrava illegittimamente l’onere probatorio a carico del danneggiato, affermando che quest’ultimo avrebbe l’onere di allegare le modalità del comportamento inadempiente, onde consentire all’onerato di fornire la prova liberatoria».

La Cassazione non aderisce a siffatta conclusione, affermando che è sulla scuola che incombe l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e sulla incolumità dell’alunno e così anche l’obbligo di vigilare sulla idoneità dei luoghi. Principio che deve essere applicato al caso di specie, «in cui il danno alla minore è derivato da uno stato pericoloso del locale di pertinenza durante lo svolgimento dell’attività scolastica (pavimento dello spogliatoio reso scivoloso dall’acqua, circostanza che la Corte di appello – […] – ha ritenuto “non solo prevedibile, ma frequentissima in qualsiasi spogliatoio con annessi locali di pulizia”) in tal modo escludendo l’eccezionalità e l’imprevedibilità dell’evento, vieppiù, come ha messo in luce la stessa sentenza, in un giorno in cui era abbondantemente piovuto e la luce dello spogliatoio, non raggiungibile per chiuderla, era rimasta aperta con conseguente caduta della pioggia all’interno di esso, e, come ammesso dallo stesso Ministero, in mancanza tra una lezione e l’altra di pulizia degli spogliatoi, prevista solo alla fine dell’uso degli stessi da parte di tutte delle classi».

Né può rilevare la circostanza che i locali dello spogliatoio non si trovassero all’interno della scuola, ma all’esterno, in un centro polisportivo gestito da un altro Ente, «sia perché anche il detentore è custode, salvo che provi l’assoluta mancanza di potere di ingerenza o di intervento sul bene che, per anomalia estrinseca, è divenuto dannoso […], sia perché la ricorrente aveva posto a fondamento della domanda risarcitoria l’omessa vigilanza anche sui locali adibiti a spogliatoio prima di consentirne l’uso ai discenti […] la cui giovanissima età doveva indurre gli insegnanti ad adottare le opportune cautele preventive indipendentemente da qualsiasi segnalazione di pericolo da parte degli stessi».

Il ricorso è dunque accolto e la sentenza impugnata cassata con rinvio.

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