La responsabilità dell’albergatore per i furti in camera

Corte di Cassazione, Civ. Ord. Sez. VI, 17.11.2015, n. 23520

Anzitutto, per contratto di albergo si intende un contratto in cui una parte (albergatore) si obbliga, dietro pagamento di un corrispettivo, ad alloggiare l’altra parte (cliente) in uno o più locali dell’albergo, adeguatamente mobiliati e provvisti di servizi e, di solito, a fornirla di cibi e bevande, garantendone la pulizia, l’igiene, la sicurezza e la sorveglianza anche delle cose ivi portate e/o a lui consegnate; si tratta di un contratto atipico, cioè non previsto dalla legge. Può essere considerato un contratto misto poiché in esso sono riscontrabili elementi della locazione, della somministrazione, del contratto d’opera e del deposito.

La responsabilità, in caso di furto, è dell’albergatore e trova collocazione apposita negli artt. 1783 e segg. c.c. che prevedono un particolare tipo di responsabilità: quella per deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate in albergo dal cliente.

Il codice, quindi, si limita a regolare solo l’ipotesi di responsabilità dell’albergatore per le cose del cliente. A questo proposito si distinguono due tipi di responsabilità dell’albergatore: i) cose portate all’interno dell’albergo dal cliente (art. 1783 del codice civile) e ii) cose consegnate all’albergatore o ad un suo familiare o dipendente affinché le custodisca (art. 1784 del codice civile).

Il primo caso

Nel caso di distruzione, deterioramento o sottrazione delle cose semplicemente portate in albergo, la responsabilità dell’albergatore sarà “limitata al valore di quanto sia deteriorato, distrutto o sottratto, sino all’equivalente di cento volte il prezzo di locazione dell’alloggio per giornata” (art. 1783 c.c. – tale limite, però, non opera quando ci sia stata una vera e propria colpa del titolare della struttura, di un membro della sua famiglia o di un suo ausiliario). Si ponga ad esempio il caso della avvenuta sottrazione, dalla stanza d’albergo, di una collana del valore di diecimila euro ed il prezzo giornaliero della stanza d’albergo fosse di 70 euro; sempre che il giudice, discrezionalmente e secondo il suo prudente apprezzamento, ritenga di accogliere la richiesta risarcitoria in tale misura, si potrà ottenere un risarcimento (massimo) di euro settemila (70 x 100 volte) salvo che non sia data la prova, che incombe sul danneggiato, che il furto è avvenuto per colpa dell’albergatore o di un membro della famiglia o, ancora di un suo ausiliario. In tale ultima circostanza si potrà richiedere ed ottenere il valore del bene perduto nel suo preciso ammontare.

Il secondo caso

Nel secondo caso, invece, ovverosia quando si provveda a consegnare direttamente nelle mani del medesimo albergatore, o di un suo collaboratore, le cose affinché le custodisca oppure egli si sia rifiutato di ricevere in custodia beni che aveva l’obbligo di accettare (ad es. contanti, carte di pagamento, oggetti di valore), la sua responsabilità in caso di furto o danneggiamento sarà “illimitata” (art. 1784 c.c.), a meno che l’albergatore non dimostri che il fatto sia stato cagionato dallo stesso cliente o dalle persone che l’accompagnano, che sono al suo servizio o che gli rendono visita, da causa di forza maggiore o dalla natura della cosa stessa (art. 1785 c.c.). La Suprema Corte ha ripetutamente affermato (ex multis, Cass. Sez. III, n. 28812/ 2008) che, in tema di responsabilità per le cose portate in albergo, il cliente non ha l’obbligo di affidare gli oggetti di valore di sua proprietà in custodia all’albergatore, mancando una specifica previsione normativa in tale senso; tuttavia, se non si avvalga di tale facoltà, corre il rischio di non poter ottenere, in caso di sottrazione, l’integrale risarcimento del danno, come disposto dall’art. 1783 c.c., a meno che non provi la colpa dell’albergatore o degli altri soggetti a lui legati da rapporto di parentela o collaborazione, ai sensi dell’art. 1785 bis c.c..

Le norme sul deposito alberghiero sono inderogabili: ciò significa che l’albergatore non può escludere la propria responsabilità predisponendo cartelli o avvisi, né facendo firmare al cliente specifiche clausole. Infatti, l’art. 1785 quater c.c. stabilisce che “Sono nulli i patti o le dichiarazioni tendenti ad escludere o a limitare preventivamente la responsabilità dell’albergatore” (si pensi alla dicitura “la direzione non risponde di eventuali furti di oggetti lasciati in camera”).

Ma torniamo alla domanda con cui abbiamo aperto il nostro articolo poiché interessante è una ordinanza recente della Suprema Corte (23520/2015) secondo cui l’albergatore è responsabile se, in camera, spariscono oggetti e beni di valore, a prescindere dall’utilizzo della cassaforte: l’albergatore, infatti, deve prestare la massima attenzione a chi entra ed esce dalla struttura, altrimenti è tenuto a risarcire quanto sottratto.

Secondo gli Ermellini, il responsabile di una struttura alberghiera risponde per i furti subìti dai clienti all’interno delle stanze qualora i ladri si siano facilmente introdotti in albergo – “il ladro o i ladri sono riusciti ad introdursi nell’albergo in un’ora, le otto del mattino, in cui normalmente vi è afflusso dei clienti alla sala colazione ma non necessariamente alla reception, onde anche la sola presenza dei due dipendenti addetti alle funzioni di ricevimento e portineria avrebbe potuto assicurare un sufficiente controllo dato che, in concreto, le pesanti e ingombranti valigie sono state trasportate dal piano ove si trovava la camera fino al piano terra e trasportate all’esterno e che nei giorni precedenti si erano registrati movimenti sospetti di persone estranee all’albergo che andavano e venivano” – grazie alla superficialità ed alla negligenza mostrata nei controlli dal personale.

Dalla sentenza impugnata risultavano pacifici, in quanto non contestati, i fatti relativi alle modalità di svolgimento del furto quali emergenti dalle indagini di polizia giudiziaria e sostanzialmente configuranti una grossa disattenzione in capo all’albergatore. Tali fatti hanno evidenziato con chiarezza la responsabilità della struttura alberghiera per superficialità e negligenza nei controlli, in spregio al dovere di vigilanza che incombe sull’albergatore.

Sulla quantificazione del danno, poi, ove il cliente sia in grado di dimostrare l’entità del danno, fornendo un elenco dettagliato del materiale sottratto, il risarcimento NON può essere effettuato semplicemente in via equitativa, la cui valutazione interviene nei soli casi in cui non sussista alcun elemento per quantificare l’entità del danno.

Sostengono gli Ermellini che se il cliente è in grado di fornire un dettagliato elenco dei beni al suo seguito, con una prova anche di tipo documentale (nella fattispecie al loro esame rappresentata dal documento di accompagnamento con il campionario fornito all’agente di commercio), l’indennizzo deve coprire il valore effettivo dei beni sottratti.

In altri e più chiari termini, circa l’onere della prova, il cliente deve allegare e provare il contratto di albergo, che le cose sono state smarrite o perdute in collegamento con tale contratto, che le cose sono state consegnate all’albergatore o ai suoi ausiliari ai fini dell’affermazione della responsabilità illimitata, nonché il loro valore o comunque i parametri per consentire al giudice di procedere ad una liquidazione equitativa del danno oltre che la denuncia tempestiva ex art. 1785 ter c.c., nel caso di contestazione.

L’articolo 1785 ter c.c. prevede che il cliente, per avere diritto al risarcimento, deve denunciare prontamente e senza ritardo il furto all’albergatore e all’autorità di polizia ed eventualmente all’agenzia di viaggi o al tour operator che ha organizzato la vacanza, nonché l’onere di inviare con raccomandata a/r a tutti i soggetti coinvolti la relativa richiesta di risarcimento.

Se poi il cliente intende avvalersi del disposto dell’art. 1785 bis c.c. – “L’albergatore è responsabile, senza che egli possa invocare il limite previsto dall’ultimo comma dell’articolo 1783, quando il deterioramento, la distruzione o la sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo sono dovuti a colpa sua, dei membri della sua famiglia o dei suoi ausiliari” – dovrà dare dimostrazione della colpa dell’albergatore o dei suoi ausiliari o dei suoi familiari.

Spetta, invece, all’albergatore dimostrare la ricorrenza di una delle esimenti previste dall’art. 1785 c.c. ed il momento in cui il cliente ha avuto conoscenza della perdita del bene, ove contesti la tempestività della denuncia.

Le disposizioni ora esaminate si applicano sia agli hotel sia ai sempre più numerosi bed & breakfast ed affittacamere.

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