La Banca è contrattualmente responsabile ove lo sportello automatico trattenga il bancomat e si verifichi utilizzazione illecita da parte di terzi

Corte di Cassazione, Sez. I Civ., 19. 01.2016 n. 806

Di chi è la responsabilità se, durante un prelievo bancomat, l’apparecchio si guasta fino a trattenere la carta e si verifichi successivamente una sottrazione di danaro da parte di terzi ?

Il caso sottoposto alla attenzione degli Ermellini, a cui si è rivolto il correntista dopo aver visto negate le proprie ragioni sia dal Tribunale in primo grado che dalla Corte territoriale in grado d’appello, riguardava, in particolare, la manomissione da parte di terzi del servizio bancomat e della sottrazione di notevole quantità di denaro a danno dello sfortunato ed ignaro cliente il quale, recatosi presso lo sportello posto all’esterno della Banca, in data 09.09.1999, aveva provato ad eseguire un prelievo, ma inutilmente, poiché l’apparecchio, dopo aver trattenuto la carta, visualizzava la scritta “carta illeggibile” e successivamente “sportello fuori servizio”. Il ricorrente provvedeva con immediatezza a segnalare l’accaduto al vicedirettore della filiale, presente all’interno dell’Istituto, il quale, tuttavia, lo invitava a tornare il giorno successivo. All’indomani, il cliente constatava il mancato rinvenimento della carta predetta e, successivamente, era costretto a constatare che, nei giorni 9 e 10 settembre, ignoti avevano effettuato ingenti prelievi per oltre 7.000 euro. Il cliente rappresentava di aver tempestivamente informato il vicedirettore dell’evento, e per iscritto, nonché di aver sporto denuncia all’autorità giudiziaria il successivo 13 settembre. La Banca replicava sostenendo la tardività della segnalazione e della denuncia dell’accaduto.

Il Tribunale, al quale si era rivolto il correntista, rigettava la domanda sulla base della mancata comunicazione di quanto accaduto, entro 48 ore dal fatto, così come prescritto nell’art.14 delle condizioni generali di contratto. La Corte di Appello confermava la sentenza di rigetto del Tribunale, come si legge nella decisione degli Ermellini, sulla base delle seguenti considerazioni: «l’indebito prelievo è ascrivibile in via esclusiva alla responsabilità dell’appellante. Le riprese video della fase del prelievo hanno evidenziato che il […] è stato vittima di una truffa da parte di persona ignota che si è avvicinato a lui e, con il pretesto di volerlo aiutare nell’operazione, ha evidentemente visto e memorizzato il PIN, avendo in precedenza manomesso il funzionamento dell’apparecchio in modo da poter recuperare la disponibilità della carta rimasta al suo interno. L’appellante ha commesso l’imprudenza di digitare il PIN sotto gli occhi del truffatore, senza aver tempestivamente attivato il blocco, mediante numero verde così come sollecitato dal funzionario, limitandosi ad allertare il direttore della filiale della mancata restituzione della carta ma omettendo di far menzione della presenza di un terzo. Così facendo l’appellante ha violato in particolare la disposizione contrattuale che impone la segretezza del PIN».

Di contrario avviso è stata la Suprema Corte che, ribaltando il doppio verdetto sfavorevole, ha dato ragione al correntista, riconoscendo la fondatezza del motivo di ricorso e rinviando alla Corte di Appello di [X], in diversa composizione, perché valuti «se il comportamento della banca sia in ordine al riscontrato difetto di manutenzione e custodia, sia in ordine alla condotta accertata del responsabile presente nella sede della medesima, sia in ordine al prelievo largamente eccedente il plafond giornaliero possano integrare il difetto di diligenza e art. 1176 secondo comma cod. civ. anche a fronte del comportamento non osservante dell’obbligo contrattuale di non favorire la lettura del PIN e di provvedere al blocco immediato».

Per gli Ermellini la Corte di Appello «non ha svolto uno scrutinio effettivo del comportamento contrattuale della banca secondo il parametro della diligenza professionale ex art. 1176, secondo comma, cod. civ.» tenuto conto che il vicedirettore, una volta edotto, e tempestivamente, dell’accaduto da parte del correntista, avrebbe dovuto «mettersi in allarme per la sottrazione della carta da parte dello sportello» anziché rimandare il controllo al giorno successivo; ed ancora, non possono, per gli stessi Ermellini, non rilevarsi profili di colpevolezza per l’omessa verifica, attraverso il sistema delle telecamere, incontestatamente attivato, della manomissione del dispositivo da parte di terzi. Da tali elementi, ampiamente sottovalutati dalla Corte d’Appello, risultava che l’Istituto di Credito era venuto meno al suo dovere di diligenza professionale (art. 1176, secondo comma, cod. civ.).

La Suprema Corte, in motivazione, ricorda quindi un caso analogo in virtù del quale era stato deciso che «“Ai fini della valutazione della responsabilità contrattuale della banca per il caso di utilizzazione illecita da parte di terzi di carta bancomat trattenuta dallo sportello automatico, non può essere omessa, a fronte di un’esplicita richiesta della parte, la verifica dell’adozione da parte dell’istituto bancario delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio da eventuali manomissioni, nonostante l’intempestività della denuncia dell’avvenuta sottrazione da parte del cliente e le contrarie previsioni regolamentari; infatti, la diligenza posta a carico del professionista ha natura tecnica e deve essere valutata tenendo conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento ed assumendo quindi come parametro la figura dell’accorto banchiere”. (Cass, 13777 del 2007)».

«L’art. 1176 secondo comma, cod. civ.», proseguono gli Ermellini, «lascia imprecisata la questione della misura della diligenza nelle obbligazioni inerenti l’esercizio di un’attività professionale ma la sua valutazione di carattere tecnico deve essere commisurata alla natura dell’attività ed in particolare alla specificità dell’obbligo di custodia di uno strumento esposto al pubblico avente ad oggetto l’erogazione di denaro».

La Corte di Appello dovrà quindi, a seguito del rinvio, tenere conto non soltanto di quanto l’Istituto di Credito non ha fatto – «(l’omessa verifica continuativa della manutenzione dello sportello mediante le telecamere in uso)» – ma anche di ciò che, errando, ha fatto – «nell’ambigua indicazione, sollecitata dall’immediata lamentela del cliente relativa alla sottrazione della carta, di tornare il giorno dopo per la riconsegna», senza invece suggerire l’immediato blocco della carta.

Così come ha errato la Corte di Appello nell’aver ignorato la circostanza che il prelievo, largamente eccedente il plafond giornaliero, era da ritenersi ulteriore elemento di malfunzionamento del sistema, da valutare ai fini dell’esame complessivo della diligenza professionale posta a carico dell’Istituto di Credito.

Il ricorso, dunque, è stato accolto e la sentenza della Corte di Appello cassata, con rinvio ad altro giudizio.

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