Integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni il distacco dell’energia elettrica in danno del condomino moroso

Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, 05.11.2015 n. 47276

Alla attenzione degli Ermellini la decisione della Corte territoriale che aveva confermato quella del Tribunale in primo grado, di condanna di un gestore di un residence che aveva provveduto, di sua iniziativa, ed al preteso fine di tutelare i propri interessi, a disattivare la derivazione della corrente elettrica verso l’unità abitativa di un condomino che non aveva provveduto al pagamento di utenze condominiali, dichiarandolo responsabile del delitto di cui all’art. 392 cod. pen.,

A nulla sono valse le giustificazioni del gestore che, ricorrendo in Cassazione, deduceva di aver eseguito decisioni o direttive del titolare del diritto e quindi, di essere un mero esecutore di provvedimenti intrapresi da terzi soggetti, in particolare dall’amministratrice della società che gestiva il residence che, peraltro, aveva già informato il condomino moroso dell’imminente distacco.

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, così confermando la pena allo stesso comminata in primo grado, anzitutto precisando che «la circostanza che l’imputato abbia eseguito decisioni o direttive del titolare del diritto non esclude affatto di per sé la punibilità dell’agente, in quanto per costante giurisprudenza il soggetto attivo del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni può essere anche colui che eserciti un diritto pur non avendone la titolarità, ma agendo per conto dell’effettivo titolare (tra tante, Sez. 6, n. 8434 del 30/04/1985, Chiacchiera, Rv. 170533; Sez. 6, n. 14335 del 16/03/2001, Del Pivo Rv. 218729). Né tale circostanza poteva escludere nel caso di specie il dolo dell’agente. Giova rammentare che il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, previsto dall’art. 392 c.p., richiede, oltre il dolo generico, costituito dalla coscienza e volontà di farsi ragione da sè pur potendo ricorrere al giudice, anche quello specifico, rappresentato dall’intento di esercitare un preteso diritto nel ragionevole convincimento della sua legittimità».

La questione non è di poco momento se si considera che la problematica relativa alla possibilità di sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato è oggetto di contrasti giurisprudenziali, nonostante la recente riforma del condominio del 2012, entrata in vigore il 18.06.2013, consenta – così il terzo comma dell’art. 63 disp. att. c.c. – «In caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato», come ad esempio l’accesso ai campi da tennis o, secondo alcuni, acqua e riscaldamento.

Infatti, il Tribunale di Milano, con ordinanza del 24.10.2013, aveva ritenuto illegittima la sospensione del servizio di riscaldamento, in quanto bene primario costituzionalmente protetto. Di contro, non ritenendo condivisibile siffatta interpretazione, il Tribunale di Roma, con ordinanza del 27.06.2014, il Tribunale di Brescia, con ordinanze del 17.02.2014 e del 21.05.2014, hanno ordinato al condomino moroso di consentire ai tecnici incaricati dal condominio la sospensione della fornitura del riscaldamento, mediante ingresso all’interno dei locali di loro proprietà e mediante interruzione dell’afflusso dell’acqua calda dalle tubazioni condominiali verso i radiatori posti all’interno dell’immobile.

La decisione della Suprema Corte, in commento, condividendo l’interpretazione meno afflittiva della menzionata norma (art. 392 cp, il cui terzo comma così recita: «Chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo, mediante violenza sulle cose, è punito, a querela della persona offesa [120; c.p.p. 336, 340], con la multa fino a cinquecentosedici euro»), ha disposto che l’amministratore che intenda provvedere alla sospensione delle forniture in danno del condomino moroso da più di sei mesi deve preliminarmente chiedere l’autorizzazione al giudice, al fine di ottenere il sigillo di legittimità in merito al proprio operato, oltre che i limiti, il contenuto nonché le modalità concrete del distacco delle forniture.

Va da sé l’auspicio per un sollecito intervento del legislatore, ovvero un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite della Suprema Corte, allo scopo di chiarire i limiti della fattispecie in argomento, tenuto conto della importanza vitale che alcune forniture, ivi comprese l’acqua, la luce ed il gas, hanno sulle condizioni di vita di ogni essere vivente.

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