Infortunio “in itinere” al lavoratore che usa la propria auto per recarsi al lavoro

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Infortunio “in itinere” al lavoratore che usa la propria auto per recarsi al lavoro perché il mezzo pubblico impiega troppo tempo

Tribunale di Milano, Sez. Lavoro, 24.02.2016, n. 585

La fattispecie all’esame dei giudici lombardi riguardava la domanda di indennità richiesta, e rigettata, dall’INAIL da parte del lavoratore che era rimasto vittima di un incidente stradale mentre stava compiendo il tragitto dall’ufficio a casa con auto propria, anziché con mezzi pubblici, perché l’utilizzo di questi ultimi comportava un notevole dispendio di tempo.

L’INAIL respingeva la richiesta di indennizzo, c.d. infortunio in itinere, come si legge nella sentenza in commento, sulla base del fatto che «“Non spetta alcuna indennità in quanto l’infortunio si è verificato a bordo di mezzo privato il cui uso non era necessario”» e, costituitasi in giudizio, l’INAIL contestava la fondatezza del ricorso per un duplice ordine di motivi rappresentati dal (i) difetto di prova in ordine alle circostanze di tempo e di luogo di verificazione del sinistro stradale e dalla (ii) non indispensabilità dell’impiego del mezzo privato per percorrere il tragitto lavoro – abitazione e viceversa.

In diritto. Con riferimento al primo motivo, il Tribunale di Milano dava atto che l’INAIL, in sede stragiudiziale, non avesse mai contestato l’infortunio, verificatosi nelle circostanze di tempo e di luogo indicate in ricorso, ma soltanto la non indispensabilità del mezzo privato utilizzato dal ricorrente. Doveva ritenersi invece raggiunta la prova del verificarsi delle lesioni lamentate dal ricorrente in occasione del sinistro stradale verificatosi mentre il lavoratore stava percorrendo il tragitto dal lavoro a casa, lesioni che erano state oggetto di accertamento da parte della ammessa ed espletata CTU medico legale.

Quanto al secondo motivo, il Tribunale ha precisato che «se è vero che, secondo la Suprema Corte, “Il rischio elettivo, configurato come l’unico limite alla copertura assicurativa di qualsiasi infortunio, in quanto ne esclude l’essenziale requisito della occasione di lavoro, assume, con riferimento all’infortunio “in itinere”, una nozione più ampia, rispetto all’infortunio che si verifichi nel corso della attività lavorativa vera e propria, in quanto comprende comportamenti del lavoratore infortunato di per sé non abnormi, secondo il comune sentire, ma semplicemente contrari a norme di legge o di comune prudenza” (Cassazione civile, sez. lav., 18/03/2013, n. 6725), è pur vero che, nel caso in esame, non si ravvisa detta contrarietà nella scelta del ricorrente di non utilizzare il mezzo pubblico. Il lavoratore ha infatti dimostrato che: l’uso del mezzo pubblico comporterebbe l’impiego di 70 minuti di tempo per recarsi dall’abitazione all’ufficio, e altri 70 minuti per il rientro a casa (cfr. doc. 5 ricorrente); l’uso del mezzo pubblico costringerebbe l’utente alla percorrenza a piedi di una distanza, per ciascun tragitto, pari a circa 1,5 km; utilizzando il mezzo pubblico, il lavoratore dovrebbe inoltre percorrere a piedi un tratto superiore ad un km, per ciascun tragitto, su una strada statale a traffico intenso e ubicata fuori dal centro abitato del Comune di destinazione, ciò anche in orari serali».

Per il Giudice, pertanto, l’onere probatorio, gravante sul lavoratore, con riferimento ai presupposti di indennizzabilità del sinistro, risulta pienamente soddisfatto, sì da consentire l’accoglimento della domanda, dichiarando il diritto del ricorrente di ottenere dall’INAIL, in conseguenza dell’infortunio “in itinere” a lui occorso, la liquidazione dell’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta per il periodo richiesto.

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