Incidente stradale: concorso di colpa ove la presunta vittima non provi di aver fatto il possibile per evitare il danno

Corte di Cassazione, Sez. Civ. III, 08.01.2016 n. 124

In un sinistro stradale, che vede coinvolti due veicoli, ed in cui si rileva un solo atteggiamento colposo, sussiste la colpa concorrente e paritaria dei due conducenti, ex art. 2054, comma 2, c.c., se colui che si considera vittima del sinistro non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare l’incidente e, in particolare, di aver tenuto una velocità moderata. Inoltre, se il mezzo danneggiato aveva un valore commerciale inferiore al costo delle riparazioni, il danno va liquidato in misura pari al valore commerciale e non al costo delle riparazioni.

Lo ha precisato la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento.

In sede di merito, era stata riconosciuta la responsabilità del ricorrente, in concorso di colpa, nella misura del 50% per un sinistro occorso tra lui ed un veicolo antagonista. Dinanzi agli Ermellini, il ricorrente aveva contestato la colpa paritaria attribuita ai conducenti coinvolti nel sinistro dal Tribunale: l’accertata invasione dell’opposta corsia di marcia, da parte del convenuto, sarebbe stata circostanza di fatto di per sé idonea a ritenere dimostrata la sua colpa esclusiva.

Motivi infondati secondo gli Ermellini, i quali evidenziano che in sede di merito è stata ritenuta in via presuntiva la colpa concorrente e paritaria dei due conducenti, sul presupposto che il ricorrente «non avesse provato di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro, ed in particolare di aver tenuto una velocità moderata».

Vale, pertanto, il principio secondo cui, «qualora dalla valutazione delle prove, resti individuato il comportamento colposo di uno solo dei due conducenti, in tale ipotesi, per attribuire a lui la causa determinante ed esclusiva del sinistro, deve rimanere in pari tempo accertato che l’altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza, altrimenti, dovendo presumersi la colpa di questo ultimo, egli e pur sempre tenuto a provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno».

Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto infondato il motivo, e quindi corretta la sentenza del Tribunale là dove ha ritenuto che, a causa delle dimensioni della strada, una velocità moderata e consona ai limiti imposti, da parte sua, gli avrebbe consentito di evitare l’ostacolo e, quindi, l’impatto con la vettura che ha invaso l’opposta corsia di marcia.

Infine, per i giudici della Suprema Corte è stato anche correttamente liquidato il danno in misura pari a valore commerciale del mezzo danneggiato e non al costo delle riparazioni, poiché queste risultavano avere un prezzo superiore al primo. La domanda di risarcimento del danno subìto da un veicolo a seguito di incidente stradale, precisa il Collegio, «quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell’art. 2058, secondo comma, cod. civ., di non accoglierla e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo».

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