Impugnazione nullità lodo arbitrale. Interpretazione di un contratto.

contratto

L’interpretazione data dagli arbitri al contratto e la relativa motivazione sono sindacabili, nel giudizio di impugnazione del lodo per nullità, soltanto per violazione di regole di diritto, sicché non è consentito al giudice dell’impugnazione sindacare la logicità della motivazione (ove esistente e non talmente inadeguata da non permettere la ricostruzione dell’iter logico seguito dagli arbitri per giungere a una determinata conclusione), né la valutazione degli elementi probatori operata dagli arbitri nell’accertamento della comune volontà delle parti.

Gli Ermellini, nella loro recente pronuncia[1] ricordano la massima sopra riportata (Cass. Civ., n.2717/2007) al fine di precisare che nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo arbitrale, l’interpretazione dell’accordo (o del contratto) intercorso tra le parti data dagli arbitri è impugnabile solo per violazione di regole di diritto, non essendo invece consentita per questioni che attengono alla valutazione di risultanze probatorie o comunque relative al merito.

Ciò, peraltro, ante D.Lgs. n.40/2006, tenuto conto che, la soluzione, oggi, è diversa: infatti, ex art. 829, c. 3 c.p.c., come riformulato appunto dall’art. 24 D.Lgs n. 40/2006, l’impugnabilità del lodo per violazione di regole di diritto relative al merito presuppone che nella convenzione arbitrale le parti abbiano previsto tale facoltà; diversamente il lodo, pur manifestamente errato, non sarà, di regola, impugnabile sotto questo profilo.

Tornando alla fattispecie all’esame dei giudici di Piazza Cavour, la questione atteneva ad un contratto di locazione in cui il conduttore aveva avanzato in sede arbitrale una domanda diretta ad ottenere il risarcimento dei danni per inadempimento del locatore, domanda rigettata dagli arbitri con decisione confermata in grado di appello da parte della Corte territoriale.

Gli arbitri avevano rigettato la domanda risarcitoria stabilendo che la parziale inagibilità dei locali non poteva imputarsi a colpa del locatore, ciò risultando dagli accertamenti peritali disposti, incensurabili in sede di legittimità in quanto apprezzamenti di fatto. Ma risultava condivisibile anche la regola di diritto applicata dagli arbitri. Analoga conclusione circa l’insussistenza di un accordo per cui il locatore si sarebbe impegnato a ripristinare la fruibilità dell’immobile locato: manca infatti la forma scritta.

Nel giudizio di impugnazione non è consentito sindacare né la logicità della motivazione resa dagli arbitri – a meno che essa sia talmente inadeguata da non permettere la ricostruzione dell’iter logico seguito dagli arbitri per giungere a una determinata conclusione – né la valutazione degli elementi probatori operata da Collegio Arbitrale nell’accertamento della comune volontà delle parti.

 

 

[1] VI Sezione Civile – 1, 21.04.2017, ordinanza n. 10127

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