Impianto di videosorveglianza. Violata la riservatezza solo se le telecamere risultano puntate verso le finestre/porte delle abitazioni private dei condomini Divieto di occupare con oggetti mobili i viali di accesso e in genere gli spazi di proprietà comune.

videocamera

Impianto di videosorveglianza. Violata la riservatezza solo se le telecamere risultano puntate verso le finestre/porte delle abitazioni private dei condomini

Divieto di occupare con oggetti mobili i viali di accesso e in genere gli spazi di proprietà comune.

Tribunale di Roma, sezione V, 20.02.2015 n. 3977

Le liti in condominio offrono continui spunti di riflessioni, come il caso ora sottoposto all’esame del Tribunale in cui una condomina aveva apposto alcune telecamere su spazi comuni nonché alcuni grandi vasi sui vialetti condominiali destinati al passaggio, che impedivano alle vetture di transitare e di parcheggiare, in violazione del disposto di cui all’art. 1102 cod. civ. e dell’art. 13 del regolamento di condominio, così provocando l’iniziativa giudiziaria di altri condomini.

In fatto e in diritto. Le attrici eccepivano l’illegittimità della apposizione, oltre che dei vasi, come sopra indicato, delle telecamere in quanto violava, anche con riguardo alle prescrizioni del provvedimento del garante della privacy del 08.04.2010, i loro diritti alla riservatezza ed alla privacy. Le attrici dunque concludevano per la condanna della convenuta alla rimozione delle telecamere, dei vasi ed al risarcimento dei danni subìti da liquidare in via equitativa. Si costituiva la convenuta chiedendo dichiararsi la nullità della domanda risarcitoria per la sua indeterminatezza, oltre al rigetto delle altre domande. Il Condominio intervenuto, si associava alle domande delle attrici. Veniva ammessa, ed espletata, la Consulenza Tecnica di Ufficio alla quale il Giudice si riporta nell’individuare, nella fattispecie, un impianto di videosorveglianza costituito da sei telecamere, di cui cinque poste lungo il perimetro dei vialetti condominiali, rivolte verso la facciata del palazzo, e una rivolta verso l’ingresso al piano seminterrato. La C.T.U., pertanto, aveva accertato che le telecamere inquadravano solo le finestre di proprietà esclusiva del singolo condomino. Inutile il richiamo al Codice Privacy in assenza di una puntuale regolamentazione in materia (più volte segnalata dal Garante al Governo ed al Parlamento) in quanto gli artt. 23 e 24 del D.Lgvo 196/2003 (in tema di necessario previo consenso espresso dell’interessato o di liceità del trattamento) disciplinano solo i casi nei quali i dati siano destinati alla comunicazione o alla diffusione e non già a scopi personali, come nella specie. Peraltro, rileva il Giudice, alcune delle indicazioni dettate dal Garante non tengono conto della giurisprudenza di legittimità secondo cui «le aree comuni non rientrano nei concetti di domicilio, di privata dimora, e di ‘appartenenza di essi’, nozioni che individuano una particolare relazione del soggetto con l’ambiente in cui vive la sua vita privata in modo da sottrarla da ingerenze esterne in quanto le parti comuni sono in realtà destinate all’uso da parte di un numero indeterminato di soggetti (fra le altre, Cass. Pen. 44701/08)». Nel caso in esame, rileva il Tribunale, l’impianto di sorveglianza non viola la privacy in quanto riprende solo beni di proprietà della convenuta. Ciò in linea con l’intervento recente del legislatore in materia condominiale (art. 1122 ter cod. civ.), laddove ha finito per ritenere, seppure implicitamente, lecita, anche in mancanza del consenso unanime di tutti i comproprietari, e quindi contro la volontà di taluno dei partecipanti, l’installazione di telecamere puntate sulle parti comuni dell’edificio, che possono essere oggetto di legittime attività limitative della privacy.

La violazione della riservatezza si configura soltanto se le telecamere risultano puntate verso le finestre/porte delle abitazioni private dei condomini.

La domanda viene, pertanto, rigettata.

Diversa sorte per la domanda con la quale le attrici hanno chiesto la rimozione dei vasi apposti lungo il vialetto di accesso, in violazione di disposizione regolamentare. Il regolamento condominiale ha natura contrattuale in quanto l’atto depositato presso il notaio risulta trascritto presso la conservatoria dei registri immobiliari. Le relative clausole sono opponibili a tutti i proprietari esclusivi e vanno rimossi i vasi che ingombrano il vale di accesso, rendendo difficoltoso l’accesso veicolare, anche tenuto conto che, nella specie, vi è un articolo apposito, nel predetto regolamento, che fa divieto, tra l’altro, di occupare stabilmente con oggetti mobili i viali di accesso.

 

 

 

 

 

Condividi sui socials:Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *