Illegittima l’esclusione della Ditta perché la P.A., per sua responsabilità, non è riuscita a leggere alcuni file tra la documentazione presentata a corredo della offerta della Ditta

T.A.R. per la Puglia, Sez. I, 18.12.2015 n. 1646

I giudici amministrativi sono stati chiamati a pronunciarsi sulla illegittimità della esclusione dalla gara (per la fornitura e il montaggio di arredi) della Società ricorrente da parte della Stazione appaltante che, non riuscendo ad aprire i documenti firmati digitalmente, benché tempestivamente inviati dalla stessa Società secondo le modalità telematiche individuate dalla lex specialis, li ha ritenuti danneggiati. A termini di gara scaduti, poi, la Commissione di gara ha richiesto i documenti per una ulteriore verifica ma non ha potuto valutare l’offerta della ricorrente utilizzando l’ulteriore documentazione (non firmata digitalmente, quindi con un estensione differente) sostenendo l’impossibilità di verificarne la corrispondenza di questa alla documentazione originariamente inviata, onde non pregiudicare l’imparzialità della valutazione, a danno dell’altro concorrente in gara.

La ricorrente sosteneva che l’Amministrazione non avrebbe potuto ritenere danneggiati i file, da essa correttamente inviati, per il solo fatto di non avere a disposizione un programma idoneo alla loro lettura, ed ha quindi depositato una perizia tecnica di parte con lo scopo di provare l’integrità dei file inviati in occasione della partecipazione alla procedura di gara, attraverso la piattaforma informatica Mepa (Mercato Elettronico della PA).

I giudici del T.A.R. hanno dato ragione alla ricorrente e accolto il ricorso con la precisazione che, se l’offerente ha inviato l’offerta in ossequio alle disposizioni contenute nel bando, la mancata lettura della documentazione a corredo è imputabile a responsabilità esclusiva della P.A.; quindi, i giudici hanno annullato l’aggiudicazione, aderendo alle argomentazioni – che hanno ritenuto ‘convincenti’ – contenute nella perizia di parte, dalle quali era emerso che «i “file” forniti dall’odierna ricorrente, risultano perfettamente leggibili e privi di qualsivoglia errore informatico che possa comprometterne la lettura e che eventuali problemi nella loro apertura e lettura sono da addebitarsi alla mancanza di conoscenze (di base) o strumentazioni informatiche (software di base) di chi era addetto alla ricezione di tali documenti; che la sottoscrizione digitale degli stessi è stata effettuata nei termini di gara, in particolare tutti tra il 20 ed il 21 ottobre, e non era dunque modificabile in data successiva a quella riportata; che anche i file non firmati digitalmente, inviati a titolo di cortesia, risultano essere perfettamente leggibili».

I giudici amministrativi, come detto, attribuiscono alla responsabilità della P.A. la mancata lettura della documentazione presentata a suo corredo, avendoli ritenuti danneggiati mentre avrebbe potuto ovviare all’inconveniente disponendo un supplemento istruttorio, magari con personale all’uopo maggiormente qualificato, in grado di procedere all’utilizzo dei programmi informatici necessari (e, per quanto emerso, scaricabili liberamente da internet nella loro versione gratuita), onde poter agevolmente procedere all’apertura dei file trasmessi dalla ricorrente e pervenuti alla P.A. tramite piattaforma Mepa.

Il Collegio ha ritenuto il ricorso fondato e meritevole di accoglimento, «sebbene ai sensi dell’art. 34, comma 3, c.p.a. l’interesse della ricorrente vada limitato alla pronuncia di accertamento dell’illegittimità degli atti di gara, non avendo la stessa più interesse alla loro caducazione, non potendo trarne alcuna utilità, per essere stata completamente eseguita la fornitura dall’aggiudicataria, odierna controinteressata. Infatti, tenuto conto, del fatto che non è più possibile allo stato attuale la rinnovazione di una gara ormai completamente esaurita nei suoi effetti, la ricorrente vanta sicuramente un interesse, ai sensi dell’art. 34, comma 3 cod. proc. amm., meritevole di tutela, all’accertamento della illegittimità dell’azione amministrativa al fine di richiedere in separata sede il risarcimento del danno evidentemente rapportato alla possibile chance di vittoria (cfr. Tar Bari, Sez. I, 10 dicembre 2014, n. 1525)».

In conclusione, i giudici hanno fatto discendere la declaratoria di improcedibilità della domanda impugnatoria di cui al ricorso introduttivo per sopravvenuto difetto di interesse, nonché l’accertamento, ai sensi dell’art. 34, comma 3 cod. proc. amm., dell’illegittimità del provvedimento di esclusione della ricorrente e, di conseguenza, degli atti di aggiudicazione provvisoria e definitiva, atteso che, nella specie, la ricorrente è stata illegittimamente esclusa dalla procedura; la Società ha quindi perso la chance di essere selezionata quale migliore offerente, essendo mancata la valutazione della sua offerta tecnica ed economica, nell’ambito di una procedura caratterizzata da due sole offerte in competizione.

Condividi sui socials:Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *