Il ministero paga anche il danno morale alla bambina caduta, a scuola altalena

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Il ministero paga anche il danno morale alla bambina caduta, a scuola, mentre gioca su un’altalena

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 23 settembre 2016, n. 18746

Il Ministero dell’Istruzione deve risarcire la bambina caduta a scuola, mentre giocava sull’altalena, se non dimostra «che l’evento è stato determinato da un fatto non imputabile all’amministrazione scolastica».

E’ quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione in commento, sul ricorso proposto dal Ministero dell’Istruzione contro la sentenza emessa dalla Corte territoriale.

I fatti. Due genitori, esercenti la potestà sulla figlia minore, avevano convenuto in giudizio il Ministero della Pubblica Istruzione nonché il Provveditorato agli Studi di [x] e la Direzione didattica della scuola materna di [y] chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subìti dalla minore in conseguenza dell’infortunio occorsole durante l’orario scolastico, mentre giocava su un’altalena. Costituitosi il Ministero, questo chiedeva il rigetto della domanda assumendo che non poteva essere addebitata alcuna responsabilità all’insegnante attesa l’imprevedibilità del gesto compiuto dalla minore. Il Tribunale, respingendo le difese del Ministero, accoglieva la domanda solo nei suoi confronti, con decisione poi confermata dalla Corte d’Appello. Non è restato al MIUR che agire dinanzi alla Suprema Corte, affidando il proprio ricorso a due motivi di doglianza.

La motivazione. Parte ricorrente ha lamentato, con il primo motivo, l’erroneità della sentenza impugnata laddove non tiene conto dell’esimente del caso fortuito e della causa non imputabile. In altri e più chiari termini, l’incidente, secondo il MIUR, è da ritenersi un caso fortuito non imputabile alla sorveglianza dell’insegnante e non prevedibile. La Corte territoriale, secondo il MIUR, inquadrando la fattispecie nel regime della responsabilità contrattuale, avrebbe dovuto applicare il regime probatorio che presiede tale responsabilità ed il cui limite è rappresentato dalla inesigibilità della prestazione. Conseguentemente, il giudice del merito non avrebbe fatto corretta applicazione del regime probatorio applicabile al caso di specie, «secondo cui sul convenuto incombe l’onere di dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile secondo la giurisprudenza costante in tema di danno da auto-lesione». Gli Ermellini hanno ritenuto infondato il primo motivo di gravame ritenendo il provvedimento reso dal giudice di merito logicamente e congruamente motivato in quanto «le risultanze probatorie acquisite il processo non hanno consentito di ritenere raggiunta la prova liberatoria e cioè che l’evento è stato determinato da un fatto non imputabile all’amministrazione scolastica», logicamente e congruamente motivato altresì quando il giudice di merito aggiunge «’atteso che neppure l’appellante ha fatto menzione di una specifica prova liberatoria che il primo giudice avrebbe omesso di valutare […]’», e ciò in linea con i principi già ribaditi (Cass. n. 20475/2015).

Analoga sorte ha ricevuto il secondo motivo di ricorso – quello secondo cui si sarebbe erroneamente liquidato il danno morale non considerando che tale voce di danno rientra nella categoria generale del danno biologico non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate – ritenuto anch’esso infondato. Spiegano, infatti, gli Ermellini, che la «natura unitaria del danno non patrimoniale, espressamente predicata dalle sezioni unite di questa Corte, deve essere intesa secondo tale insegnamento, come unitarietà rispetto alla lesione di qualsiasi interesse costituzionalmente rilevante non suscettibile di valutazione economica (Cass. S.U. n. 26.972/2008). Natura unitaria sta a significare che non v’è alcuna diversità nell’accertamento e nella liquidazione del danno causato dalla lesione di un diritto costituzionalmente protetto, sia esso costituito dalla lesione alla reputazione, alla libertà religiosa o sessuale, piuttosto che a quella al rapporto parentale. Natura onnicomprensiva sta invece a significare che nella liquidazione di qualsiasi pregiudizio non patrimoniale, il giudice di merito deve tener conto di tutte le conseguenze che sono derivate dall’evento di danno, nessuna esclusa, con il concorrente limite di evitare duplicazioni risarcitorie attribuendo nomi diversi a pregiudizi identici, e di non oltrepassare una soglia minima di apprezzabilità, onde evitare risarcimenti cosiddetti bagattellari (Cass. n. 7766/2016; Cass. 4379/2016)». Anche in questo caso gli Ermellini ritengono la valutazione del quantum del risarcimento, come effettuata dai giudici di merito, congrua e in linea con i principi esposti dalla Suprema Corte.

Il ricorso è stato dunque rigettato, con condanna del MIUR al pagamento anche delle spese processuali.

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