Il gestore del servizio di somministrazione domestica del gas deve risarcire l’utente

iva-bollette-luce-gas-assistenza-legale-roma

Il gestore del servizio di somministrazione domestica del gas deve risarcire l’utente se dopo la ‘bolletta pazza’ non riscontra i reclami  inoltrati  dall’utente e l’autolettura, né si reca presso l’abitazione per eseguire un controllo della fornitura

giudice di pace di roma, sez. V , sentenza 18.08.2016 n. 27699

I fatti. Ricevuta da [X] una fattura per la fornitura del gas di ingente importo, a conguaglio, la stessa veniva immediatamente reclamata a fronte di un [asserito] ingiustificato enorme consumo rispetto a quello normale di fornitura, reclamo a cui la società gestore del servizio di somministrazione domestica [Y] non forniva riscontro alcuno, nonostante i tecnici di detta società avessero provveduto a sostituire il contatore perché guasto, ed anzi minacciando la sospensione della fornitura di energia, rimanendo sorda alle richieste di recarsi presso l’abitazione al fine di eseguire un controllo della fornitura. Non restava a [X] che avviare una azione giudiziaria ordinaria, ponendo a fondamento delle proprie ragioni l’erronea quantificazione ed addebitabilità dei consumi a fronte dell’utilizzo della fornitura di gas, stante il macroscopico errore quale calcolo del consumo medio storico effettivo. La Società convenuta contestava quanto sostenuto da [X] in quanto infondato in fatto e in diritto e comunque non provato, chiedendone l’integrale rigetto.

Il giudice di pace ha accolto la domanda ritenendola fondata.

In motivazione. Il Giudice ricorda anzitutto che, ai sensi dell’art. 21.2 della delibera 348/07 AEEG, le letture dei gruppi di misura nell’ambito del mercato del gas sono effettuate solo dal distributore che provvede poi a trasmettere i dati di consumo al fornitore ai fini della fatturazione. Nel caso in cui il fornitore, dovendo emettere la fattura, non dispone di dato di consumo reale, è legittimato a calcolare la quantità di energia erogata attraverso stime, secondo la procedura regolata dall’art. 5 della delibera AEEG n.200/1999. Come si legge in sentenza, «la stima è effettuata movendo dai consumi storici del cliente. In mancanza dei dati storici del cliente il venditore deve fondare la stima su una serie di informazioni in suo possesso, fornitegli dal cliente stesso all’atto della stipula del contratto di fornitura (destinazione d’uso dell’energia elettrica, numero dei componenti del nucleo familiare, ecc.). Una volta acquisito un nuovo dato di consumo effettivo, il fornitore emetterà una nuova fattura sulla base di esso; nel caso risulti che il cliente abbia pagato un corrispettivo in eccesso, il conguaglio in suo favore deve essere effettuato nella prima bolletta successiva al riconoscimento dell’errore (articolo 5.5 delibera n. 200/99). Parallelamente il sistema permette al cliente che voglia evitare una fatturazione presuntiva di effettuare in prima persona la lettura del contatore e comunicare il dato al proprio fornitore. Ai sensi dell’art. 3.4 della delibera 200/99 l’autolettura è valida ai fini della fatturazione, salvo il caso di non verosimiglianza statistica del dato comunicato dal cliente rispetto ai consumi storici del cliente stesso. Per quanto concerne le rettifiche di fatturazione, la delibera n. 333/07 stabilisce in 90 giorni il limite temporale entro cui devono essere soddisfatte le richieste di rettifica della fatturazione (di cui all’articolo 69); nel caso in cui il venditore oltrepassi tali limiti, è tenuto a versare un indennizzo ai clienti che abbiano diritto al rimborso di somme per consumi attribuiti in eccesso (articolo 80)».

Il Giudice, che ricorda che la questione ha ad oggetto la violazione degli artt. 20, 21, 22, 24 e 25 del codice del consumo, definisce come ingannevole detta pratica in quanto al consumatore sono state fornite informazioni inesatte, incomplete o non veritiere, con particolare riferimento alle caratteristiche e alle modalità di fatturazione. Il Giudice non manca altresì di definirla una pratica aggressiva, poiché la fatturazione risulta eccessivamente dilatata nel tempo e fondata su un calcolo presuntivo, mentre restano senza riscontro i dati in autolettura forniti dagli utenti nonché gli inviti e i reclami avanzati dagli utenti medesimi a verificare la quantità di energia elettrica effettivamente consumata.

E così, non essendo riuscito il gestore del gas a fornire la prova dell’adempimento contrattuale ex art. 1218 c.c., al fine di sottrarsi alla propria responsabilità, è tenuto a risarcire i danni causati a [X] in conseguenza del suo inadempimento, e viene dunque condannato a pagare un danno patrimoniale in sostanza equivalente alla somma pretesa dall’attore.

Il gestore soccombente viene quindi condannato al pagamento anche delle spese e competenze di lite.

In altri e più chiari termini, in caso di bollette dagli importi esorbitanti rispetto ai consumi, si ha il diritto all’annullamento della bolletta ma deve essere dimostrato, anche attraverso “presunzioni”, che gli addebiti sono del tutto incongrui rispetto ai consumi.

Condividi sui socials:Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *