Il decreto ingiuntivo con assegno postdatato va revocato, se opposto

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Corte di Cassazione, Sez. I, 24.05.2016, n. 10710

«L’emissione di un assegno in bianco o postdatato è contrario alle norme imperative contenute negli artt. 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736 e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio della conformità a norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall’art. 1343 cod. civ.. Pertanto, non viola il principio della autonomia contrattuale sancito dall’art. 1322 cod. civ. il giudice che, in relazione a tale assegno, dichiari nullo il patto di garanzia e sussistente la promessa di pagamento di cui all’art. 1988 cod. civ.».

Il fatto alla attenzione degli Ermellini. Il Sig. [X] si opponeva al decreto ingiuntivo emesso dal Presidente del Tribunale con il quale si intimava il pagamento, in favore di [Y], di una importante somma di danaro, oltre interessi legali e spese del procedimento monitorio. Il decreto ingiuntivo era fondato su un atto di transazione stipulato e su un assegno di conto corrente rilasciato in pari data dallo stesso opponente in favore dell’opposta, a garanzia dell’obbligazione assunta, posdatato, da riscuotere in caso di mancato adempimento da parte del debitore principale. L’opponente rilevava che l’emissione di un assegno postdatato in garanzia è contraria alle norme imperative di cui agli artt. 1 e 2 del R.D. n. 1763/1933, con conseguente nullità del patto di garanzia stipulato tra le parti, e chiedeva la revoca del decreto ingiuntivo. Costituitasi [Y], la stessa rivendicava la validità del titolo di credito emesso in funzione del contratto autonomo di garanzia intercorso con [X]. Il Tribunale respingeva l’opposizione. Proposto appello dal soccombente [X], la Corte di merito lo respingeva, ritenendo che la postdatazione non rende il titolo nullo in sé, ma rende nulla solo la postdatazione con la conseguenza che il prenditore può esigerne l’immediato pagamento e che pertanto resta valido il sottostante patto di garanzia. Non restava al soccombente che proporre impugnazione dinanzi alla Suprema Corte, affidando il proprio ricorso a due motivi di censura.

Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, violazione della legge assegni e formula il seguente quesito di diritto: «se l’emissione di un assegno bancario postdatato a garanzia di un altrui futuro adempimento comporta, stante la violazione degli articoli l e 2 della legge assegni e dell’articolo 1343 del codice civile, la nullità del sottostante patto di garanzia, stante la natura imperativa delle norme citate». Con il secondo motivo il ricorrente medesimo deduce violazione di legge con riferimento all’articolo 112 c.p.c. nonché agli artt. 1957 e 1955 c.c. e sottopone alla Corte il seguente quesito: «se la mancata pronuncia del giudice d’appello in ordine a domande spiegate in atto di appello comporti violazione dell’articolo 112 cpc e delle norme di diritto sostanziale poste a fondamento delle stesse».

Gli Ermellini accolgono il primo motivo di ricorso, di guisa restando assorbito il secondo motivo, con una importante sentenza di un giorno fa.

La Corte precisa che, all’uopo richiamando la giurisprudenza di legittimità (da ultimo Cass. Civ., Sez. III, n. 26232 del 22.11.2013), l’emissione di un assegno in bianco o postdatato «è contrario alle norme imperative contenute negli artt. 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933 n. 1,36 e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio della conformità a norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall’art. 1343 cod. civ.». Pertanto, «non viola il principio dell’autonomia contrattuale sancito dall’art. 1322 cod. civ. il giudice che, in relazione a tale assegno, dichiari nullo il patto di garanzia e sussistente la promessa di pagamento di cui all’art. 1988 cod. civ. (cfr. Cass. civ. sezione II, n. 4368 del 19 aprile 1995)».

La Suprema Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello che, in diversa composizione, applicato il principio di cui sopra, valuterà nuovamente il merito della controversia.

Si tratta di una decisione rilevante, come detto, tenuto conto che, nel recente passato, l’assegno postdatato è stato ritenuto un titolo valido. La giurisprudenza di legittimità (n. 26161/2014) ha statuito, infatti, che l’assegno bancario postdatato non è nullo, risultando nullo solamente il patto di postdatazione; in altri e più chiari termini, l’assegno bancario postdatato deve considerarsi venuto ad esistenza come titolo di credito e mezzo di pagamento al momento della sua emissione, ovverosia con il distacco dalla sfera giuridica del traente ed il passaggio nella disponibilità del prenditore (il creditore, cioè, che ha materialmente in mano l’assegno).

Da ieri, come visto, le cose sono cambiate, ed è nullo il decreto ingiuntivo che il creditore ottiene sulla base di un assegno postdatato rilasciatogli dal debitore.

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