I residenti nella zona a traffico limitato, con il permesso di transito e sosta, pagano la multa se parcheggiano in altre zone con divieto, anche se i posti loro destinati per il parcheggio sono sempre occupati

Corte di Cassazione, Sez. III, 30.11.2015 n. 24353

Alla attenzione della Suprema Corte il ricorso di due donne, soccombenti in primo ed in secondo grado, che avevano citato in giudizio il Comune [x] perché fosse condannato a risarcire loro i danni per le sanzioni amministrative che le stesse donne avevano via via accumulato per aver parcheggiato in altre zone con divieto di sosta.

Le ricorrenti lamentavano un’inerzia dell’Amministrazione comunale convenuta che asserivano non si sarebbe attivata in modo adeguato per garantire il loro diritto, quali cittadine residenti, di parcheggiare e circolare nella zona, con circolazione limitata, di talché, essendo state costrette a parcheggiare in altre zone, con divieto di sosta, la stessa Amministrazione comunale non avrebbe dovuto comminare, come invece aveva fatto, le sanzioni amministrative.

Alla base della pretesa risarcitoria, pertanto, la circostanza che le ricorrenti, che risiedevano in una zona a traffico limitato con regolare permesso di transito e parcheggio, erano state costrette – essendo i posti loro destinati sempre occupati – a parcheggiare in altre zone, come detto, con divieto di sosta.

Gli Ermellini hanno rigettato la domanda, confermando un principio già in precedenza espresso anche se con riferimento a diversa fattispecie [cfr. sentenze n.2490/2012 e n.5588/2013, secondo cui anche le persone titolari di contrassegno attestante la disabilità sono tenute ad osservare i divieti di circolazione e di sosta], sulla scorta della considerazione «che il riconoscimento ai privati di un determinato interesse legittimo, qual è quello di circolare e sostare in zone a traffico limitato, non attribuisce agli stessi – ove il concreto esercizio della prerogativa di cui sono titolari non sia esercitabile – il diritto di agire indiscriminatamente anche in violazione delle normali regole di circolazione. In altri termini, il fatto di trovare occupati gli stalli destinati a parcheggio in aree riservate non attribuisce ai privati rimasti insoddisfatti nelle loro legittime aspettative il diritto di parcheggiare in zone dove c’è il divieto di sosta o di fermata».

La Corte Suprema, pertanto, ha respinto la domanda, confermando la sentenza del Tribunale (adìto in sede di appello avverso la sentenza pronunciata dal Giudice di Pace) che aveva dato ragione all’ente locale secondo il quale le ricorrenti avevano confuso il concetto di diritti soggettivi da quello di interesse legittimo.

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