Gettare oggetti dal balcone è reato

Corte di Cassazione, Sez. III Penale, 30.09/04.11.2015 n. 44458

La Corte di Cassazione torna sull’argomento dei condomini ‘maleducati’ ed ‘incivili’, ritenendo valida la pronuncia di condanna del Tribunale, inquadrando a pieno titolo il comportamento del condomino – responsabile di gettare “ripetutamente” oggetti di ogni tipo (“vedeva una bottiglia cadere dal piano superiore e scorgeva l’imputato che l’aveva lanciata, insieme ad altri oggetti caduti subito dopofino a diventare un vero e proprio ricettacolo di rifiuti”) all’interno del giardino di proprietà di altro condomino – nell’ambito penale applicativo del reato di “getto pericoloso di cose”, previsto dall’art. 674 del codice penale, norma che sanziona “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

La Suprema Corte, con la sentenza in commento, ha osservato che “la contravvenzione punita dall’art. 674 cod. pen. tutela l’incolumità pubblica, e più precisamente l’interesse di prevenire pericoli più o meno gravi alle persone, dipendenti dal getto o versamento di cose atte ad offendere, molestare od imbrattare e dalla emissione di gas, vapori o fumi atti a cagionare tali effetti (Sez. 1, n. 9458 del 13/03/1986, Maistro, Rv. 173750), configurando la fattispecie un reato di pericolo, per integrare il quale è sufficiente che la cosa gettata o versata o l’emissione di gas, vapori o fumi sia idonea a produrre almeno uno degli effetti previsti, non essendo necessario provare che tali effetti si siano effettivamente verificati”.

Quello in analisi è un tipico reato contravvenzionale, punibile indifferentemente a titolo di dolo o colpa; pertanto, ne risponde chiunque abbia agito volontariamente ovvero per semplice negligenza o leggerezza. E si tratta d’un reato di pericolo, perché non è necessario che dalla condotta illecita derivi danno per qualcuno essendo sufficiente che questo danno possa essere causato.

Dalla sentenza di cui si discute, e dagli altri precedenti in termini, risulta la necessità di prestare attenzione agli oggetti che vengono gettati dalla finestra, siano essi (i) briciole, molliche, sporcizia ovvero (ii) acqua piovana.

Quanto ai primi (i), scuotere tovaglie ovvero tappeti dal balcone, con il conseguente getto di briciole, molliche, sporcizia sul terrazzo sottostante, non configura un comportamento tanto grave da costituire reato di ‘getto pericoloso di cose’ per l’impossibilità di causare, con tale condotta, imbrattamenti e molestie alle persone, a meno che l’operazione si ripeta più volte e provochi la caduta di cose atte ad imbrattare o molestare più appartamenti ovvero una pluralità di soggetti.

Quanto ai secondi (ii), anche spazzare l’acqua piovana dal pavimento del balcone, sporcando i vetri o la biancheria eventualmente stesa dall’inquilino del piano inferiore, non integra il reato di ‘getto pericoloso di cose’; tuttavia, in disparte la circostanza che non tutti i giudici possono avere la stessa opinione, il fatto che detto comportamento non configuri un reato non vuol dire che non possa rappresentare un illecito civile: se tale comportamento può provocare un danno alla altrui proprietà, questo va risarcito.

Un cenno merita, altresì, la fattispecie relativa ai ‘gas, vapori o fumo’, sempre prevista dall’art.674 c.p.. In questi casi, si configura il reato in questione quando la molestia alle persone è provocato con gas, fumi o vapori, come nella ipotesi di un’autovettura lasciata per molto tempo con il motore acceso, delle emissioni di monossido di carbonio e fumi superiori alla normale tollerabilità, provocate dall’impianto termico condominiale, delle emissioni di gas, vapore e fumo provenienti dalla canna fumaria di un impianto di riscaldamento a metano non conforme alla normativa sull’abbattimento dei fumi, quando il disturbo superi la normale tollerabilità, con conseguente pericolo per la salute pubblica.

La sentenza n.44458/2015, oggetto di esame, come detto, non è l’unica; non è, infatti, la prima volta che gli Ermellini sentenziano comportamenti del genere. Si pensi alla donna condannata per aver gettato nel balcone dell’appartamento sottostante cenere, cicche di sigarette e rifiuti corrosivi quali la candeggina (Cass. Civ., Sez. III Penale, 11.04.2013, n. 16459); stessa sorte per un condomino che innaffiando i fiori del suo appartamento, gettava acqua mista a terriccio nell’appartamento sottostante imbrattandone il davanzale, i vetri ed altre suppellettili (Cass. Civ., Sez. III Penale, 10.04.2014, n. 15956); altro condomino che, nel pulire il terrazzo della sua abitazione dalla sporcizia costituita da feci ed urine di cani con getti d’acqua, faceva defluire tali escrementi attraverso un foro di scarico nel fondo sottostante, creando molestia ai proprietari (Cass. Civ., Sez. III Penale, 08.07.2010, n. 29614).

Il più delle volte però, prima ancora di arrivare a sfogliare il codice penale per capire se un comportamento è lecito o non lo è, basterebbe il buon senso, essenziale al fine di orientare la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri comportamenti. Ed in ogni caso, al di là del fatto che dovrebbe trattarsi di prescrizione morale, prima che giuridica, vale la pena non dimenticare mai che alcune nostre azioni e comportamenti potrebbero costare un processo penale.

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