Ex marito apre missiva indirizzata alla moglie

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Il marito [in corso il procedimento di separazione] apre la corrispondenza diretta alla moglie. Violazione di corrispondenza. Sussiste

Corte di Cassazione. Sez. V Penale, 03.05.2016 n. 18462

I Supremi Giudici di Piazza Cavour hanno dichiarato inammissibile il ricorso di [X] che aveva impugnato la decisione emessa dalla Corte di Appello che aveva confermato la sentenza del Tribunale di condanna a suo carico in ordine al delitto di violazione di corrispondenza, ex art. 616 c.p., alla pena di € 60,00 di multa.

Il fatto. La moglie, allontanatasi dalla casa coniugale ed in corso il procedimento di separazione, a mezzo apposita querela aveva lamentato che, nel maggio 2010, quando la stessa non si trovava più nella casa coniugale, il marito, nonostante conoscesse da un mese i nuovi recapiti della donna, aveva aperto la lettera a lei indirizzata di una finanziaria. La Corte di appello aveva rigettato l’impugnazione dell’imputato non ritenendo concorrente la scriminante putativa dell’aver agito nell’interesse della moglie assente sul presupposto del suo consenso all’apertura della corrispondenza a lei diretta, posto che l’uomo era stato reso edotto dei nuovi recapiti cui inoltrare la corrispondenza ancora pervenuta al domicilio coniugale. Il difensore dell’imputato rilevava, tra l’altro, violazione di legge in ordine al mancato riconoscimento della scriminante non essendo stati valutati precisi elementi probatori circa la condotta ostile della querelante verso tutti i suoi parenti nonché la consapevolezza della stessa circa il fatto che il marito apriva altra posta a lei indirizzata contenente le bollette, «sicché era plausibile anche che fosse consenziente alla presa di conoscenza delle lettere di contenuto economico, incidente sul patrimonio familiare», e carenza di motivazione in ordine alla dedotta condotta tenuta dall’imputato riconducibile all’istituto della ‘negotiorum gestio’ [gestione di affari altrui].

In diritto. Scrivono i giudici che «già nell’aprile del 2010» la moglie «aveva comunicato via posta elettronica al marito il suo nuovo recapito, presso il quale rimettere la corrispondenza a lei diretta. A fronte di tale fondamentale elemento, il quale lumeggia con chiarezza che l’avente diritto non delegava il marito all’uopo o consentiva una sua iniziativa al riguardo bensì richiedeva l’inoltro a sé della corrispondenza, non assumono rilievo le circostanze enfatizzate dall’impugnante, siccome puntualmente precisato dalla Corte territoriale». A nulla rileva la circostanza che la donna non si sia lamentata che l’uomo aprisse le missive contenenti le bollette delle utenze dal momento che riguardavano la casa dove lui viveva. In altri e più chiari termini, per il delitto contestato di cui al primo comma dell’art. 616 c.p., è «sufficiente la consapevolezza di prendere conoscenza del contenuto di corrispondenza diretta esclusivamente ad altri».

Non poteva invocarsi l’art. 2028 c.c., posto che la donna «era in grado di gestire i suoi affari, avendo chiesto l’inoltro della corrispondenza a ben specifico nuovo recapito», così come gli asseriti rapporti di ostilità verso di lui e anche verso tutti i suoi parenti «è condotta che contrasta patentemente con il dedotto consenso presunto a leggere la corrispondenza diretta alla stessa».

In conclusione, dichiarato inammissibile il ricorso, si riteneva commesso il reato di violazione di corrispondenza, e l’uomo, oltre a risarcire la donna, è stato condannato a pagare le spese di giudizio e mille euro a favore della Cassa per le Ammende.

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