Evitare il pignoramento della casa dandola in affitto

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Tribunale di padova, Sezione II, 12 gennaio 2016, n. 93

Il fatto. La Banca [X] conveniva in giudizio [Y] e [Z] deducendo di avere un credito nei confronti di [Y] in ragione di un mutuo ipotecario concessogli. La Banca odierna attrice lamentava che, avviato un pignoramento nei confronti di [Y] che non aveva rispettato l’obbligo di restituzione del mutuo, dopo aver iniziato l’azione esecutiva era venuta a conoscenza che [Y] aveva dato in locazione l’immobile, con contratto regolarmente registrato, a [Z]. La Banca dunque concludeva, (i) in via principale chiedendo accertarsi la simulazione del contratto di locazione, «visto il pregiudizio in sede esecutiva che quel contratto recava al valore dell’immobile» e (ii) in via subordinata, chiedendo dichiararsi inefficace quel contratto ex art. 2901 c.c.. Si costituiva solo il conduttore [Z] chiedendo il rigetto delle domande attoree.

In diritto. Il Tribunale, senza dare ingresso alla attività istruttoria, riteneva infondata la domanda della Banca e la rigettava per difetto di prova, non essendo riuscita a dimostrare il sospetto che il contratto di locazione fosse simulato, ovverosia fosse stato stipulato al fine di ostacolare l’esecuzione forzata né che il conduttore fosse a conoscenza del pignoramento dell’immobile e che, ciò nonostante, avesse stipulato il contratto con il locatore. Se anche non è certa la data del contratto di locazione, si legge in sentenza, i due assegni circolari prodotti, che recano la data dell’1 giugno 2009 e che trovano conferma nel contratto di locazione, inducono a «ritenere che sia infondato il sospetto dell’attrice per cui quel contratto sarebbe stato stipulato per paralizzare l’iniziativa esecutiva perché vorrebbe dire che la [Z] sapeva il primo giugno quando chiese remissione dei due assegni circolari alla sua banca che il successivo 20 giugno il suo locatore avrebbe ricevuto un atto di precetto. A parte la inverosimiglianza della circostanza, la banca non ha introdotto elementi presuntivi volti a suffragare questo sospetto». E mentre [Z] è riuscita a dimostrare di aver pagato, prima della notifica del precetto, – seppure trattasi di «unico elemento certamente singolare dei rapporti tra le parti» – i canoni di tutto il periodo di durata del contratto di locazione, la Banca [X] non ha dimostrato che il conduttore fosse a conoscenza del pignoramento dell’immobile a lui affittato; di conseguenza, non può chiedere la nullità del contratto di locazione a suo dire “simulato”.

Il Giudice di merito non ha quindi ritenuto possibile parlare né di simulazione né di atto in frode ai creditori, non potendo quindi essere accolta la revocatoria, ex art. 2901 c.c., formulata in via subordinata, perché l’attrice avrebbe dovuto provare, anche con presunzioni, e non lo ha fatto, che la conduttrice fosse consapevole del pregiudizio arrecato alla banca creditrice. Anzi, ritiene il giudice, «Tutti gli elementi che l’attrice vorrebbe pertanto valorizzare per suffragare una posizione di fraudolenta lesività degli atti posti in essere, si caratterizzano per essere, al contrario, contrari alla sua deduzione».

Le domande attoree sono state pertanto rigettate perché infondate, con condanna della Banca al pagamento delle spese legali.

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