Diritto di accesso agli atti. Permesso di costruire relativo ad un opera del vicino. Interesse concreto, personale ed attuale

T.A.R. Sicilia, Sez. II, 16.12.2015/04.02.2016 n. 374

Si ipotizzi il caso di un vicino, proprietario di un fondo limitrofo al nostro, che inizi a costruire ovvero abbia già ultimato una costruzione, confinante quindi con la nostra proprietà, e si abbia il sospetto della illegittimità di detti lavori, ad esempio per il mancato rispetto della normativa urbanistica.

Quali strumenti il singolo individuo ha a disposizione in casi del genere?

Come noto, la legge 7 agosto 1990, n. 241 disciplina il diritto di accesso ai documenti amministrativi, riconoscendo al cittadino il diritto di prendere visione, e di ottenere copia, dei documenti e degli atti della Pubblica Amministrazione, specie al fine di garantire la trasparenza di quest’ultima.

L’art. 24 della richiamata legge n. 241/1990, novellato dalla legge n. 15/2005 e recante la disciplina dei casi e delle modalità di esclusione dal diritto di accesso, dispone espressamente, al comma 7, che «deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi, la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici».

Né, quando sussiste un interesse concreto, personale ed attuale ad accedere alle autorizzazioni amministrative sui permessi edilizi si può opporre – come spesso avviene – il diritto alla privacy. Infatti, se è vero che la normativa suindicata impone taluni limiti in riferimento soltanto a documenti contenenti dati “sensibili” o giudiziari, è altresì vero che, per prassi giurisprudenziale, particolare rilievo assumono gli interessi giuridici in gioco, tanto da aver consentito l’accesso anche a documenti contenenti dati sensibili, quali cartelle cliniche, atti relativi ad appalti pubblici, nonostante ‘secretati’, come anche denunce dei redditi (cfr. TAR Marche-Ancona, sentenza 07.11.2014, n. 923; T.A.R. Puglia-Lecce, sentenza 31.01.2009, n. 166).

Ciò posto, alla attenzione del giudice amministrativo nella sentenza ora in commento il provvedimento di rigetto da parte della Amministrazione convenuta alla istanza del ricorrente di accesso agli atti, giustificato, il provvedimento di rigetto, in modo assolutamente generico con l’utilizzazione di «una mera clausola di stile certamente inadeguata a tal fine» nonché sulla base di [asseriti] «interessi facenti capo ai terzi, nel caso in cui anche questi vengano rappresentati in modo assolutamente non circostanziato».

Il ricorrente, infatti, tanto più in qualità di proprietario di un fondo – ed il rapporto di vicinato rappresenta di per sé un legittimo interesse concreto ed attuale – limitrofo a quello riferibile agli atti oggetto dell’istanza di ostensione, sostengono i giudici amministrativi, «è certamente titolare di un interesse concreto, personale ed attuale, volto a verificare che i lavori posti in essere sulla suddetta area siano legittimi in quanto ricadenti all’interno di una fascia di rispetto cimiteriale».

PQM

«Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione staccata di Catania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie perché fondato e, per l’effetto, annulla l’atto di rigetto impugnato ed ordina al Comune di [..] di consentire l’accesso agli atti relativi all’autorizzazione n. 76/14 rilasciata in favore del Sig. [..] entro trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza mediante visione e rilascio di copia a spese dell’istante», con condanna del Comune al pagamento delle spese di lite.

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