Sinistro stradale. Non può essere invocato un diritto al risarcimento del danno iure hereditatis in caso di perdita immediata della vita

Cassazione SS.UU., 22 luglio 2015, n. 15350

All’esame delle Sezioni Unite la questione della risarcibilità, o meno, iure hereditatis del danno da perdita della vita immediatamente conseguente alle lesioni derivanti da un fatto illecito, esulando invece le questioni relative al risarcimento dei danni derivanti dalla morte che segua dopo un apprezzabile lasso di tempo alle lesioni, e per le quali, ricorda la Suprema Corte, a Sezioni Unite, non vi è alcun contrasto giurisprudenziale, «(che prende le mosse dalla sentenza delle sezioni unite del 22 dicembre 1925, alla quale di seguito si farà più ampio riferimento) sul diritto iure hereditatis al risarcimento dei danni che si verificano nel periodo che va dal momento in cui sono provocate le lesioni a quello della morte conseguente alle lesioni stesse, diritto che si acquisisce ai patrimonio del danneggiato e quindi è suscettibile di trasmissione agli eredi».

Con la decisione in commento, la Suprema Corte ha affermato che, nel caso di morte immediata o che segua entro brevissimo lasso di tempo alle lesioni (assenza del c.d. spatium vivendi) non possa essere invocato un diritto al risarcimento del danno iure hereditatis.

Nel dettaglio.

Con atto di citazione nell’aprile 2002 i genitori e le sorelle di [X], deceduto immediatamente dopo un incidente stradale, hanno convenuto in giudizio dinanzi al compente Tribunale il conducente dell’autovettura che aveva provocato l’incidente e la Società di Assicurazioni chiedendo la condanna di entrambi al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dalla morte del congiunto avvenuta a causa della collisione frontale tra l’auto, condotta dal convenuto, che procedeva in senso opposto, fuori dal centro abitato, sostenendo che l’incidente era stato provocato dalla esclusiva responsabilità del conducente l’autovettura che aveva effettuato la svolta a sinistra per immettersi in un’area privata senza concedere la dovuta precedenza all’auto che marciava in senso opposto. Costituitasi in giudizio la sola Società di Assicurazioni, questa aveva eccepito la responsabilità esclusiva del defunto, che marciava a velocità eccessiva in centro abitato, senza indossare le cinture di sicurezza e, in via subordinata, sostenendo che doveva ritenersi la pari responsabilità concorrente dei conducenti. Il Tribunale di Cuneo, con sentenza in data 01.12.2013, dichiarava la concorrente responsabilità del defunto per il 30% e del convenuto per il 70%, rigettando la richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali futuri e del danno biologico iure hereditatis, determinava gli importi del risarcimento per i genitori e per le sorelle del defunto. La Corte d’appello, confermato il concorso di responsabilità dei conducenti, ha ridimensionando quella del defunto, determinandola nel 20% e valutando come ben più grave quella dell’investitore che aveva effettuato una svolta a sinistra senza dare la precedenza al veicolo che procedeva in senso opposto e invadendone la corsia di marcia, come emergeva dalla testimonianza di un passeggero dell’auto che seguiva quella condotta dalla vittima. E’ stato anche confermato il rigetto della domanda di risarcimento del danno biologico iure hereditatis, in conformità con l’orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte, in virtù del quale gli eredi possono chiedere solo il riconoscimento, pro quota, dei diritti entrati nel patrimonio del de cuius, e quindi, nel caso di morte che si verifichi immediatamente o a breve distanza di tempo dalla lesione, gli eredi possono ottenere soltanto il risarcimento del danno per lesione del diritto alla salute della vittima e non quello per la lesione del diverso bene giuridico della vita, che, per il definitivo contestuale venir meno del soggetto, non entra nel suo patrimonio e può ricevere tutela solo in sede penale. Adìta la Suprema Corte, la terza sezione civile, con ordinanza in data 4 marzo 2014, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, a fronte del contrasto tra la sentenza 23.01.2014 n. 1361, che ha ammesso la risarcibilità, iure hereditatis, del danno derivante da perdita della vita verificatasi immediatamente dopo le lesioni riportate in un incidente stradale, e il precedente contrario e costante orientamento, risalente alla sentenza delle Sezioni Unite n. 3475 del 1925, confermata nella sentenza della Corte costituzionale n. 372 del 1994, ed in altre e successive decisioni che hanno, invece, negato tale risarcibilità.

A seguito della ordinanza di rimessione n.5056/2014, le Sezioni Unite, con la decisione in commento, sono state chiamate ad affrontare il quesito circa la risarcibilità o meno del danno da perdita della vita immediatamente conseguente alle lesioni derivanti da fatto illecito, componendo, dunque, il contrasto giurisprudenziale tra l’orientamento (maggioritario e costante) che ha sempre negato la risarcibilità, e l’orientamento minoritario (sentenza n.1361/2014) che lo ha ammesso.

Gli argomenti presi in considerazione sono i seguenti: (i) titolarità del diritto; (ii) coscienza sociale; (iii) “è più conveniente uccidere che ferire”; (iv) “bene salute” e “bene vita” vanno tenuti distinti.

Il primo.

Le Sezioni Unite segnalano che il danno da morte non lede il bene giuridico “salute”, ma il bene giuridico “vita” «che costituisce bene autonomo, fruibile solo in natura da parte del titolare e insuscettibile di essere reintegrato per equivalente (cass. n. 1633 del 2000; n. 7632 del 2003; n. 12253 del 2007). … E poiché una perdita, per rappresentare un danno risarcibile, è necessario che sia rapportata a un soggetto che sia legittimato a far valere il credito risarcitorio, nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, l’irrisarcibilità deriva (non dalla natura personalissima del diritto leso, … ma) dalla assenza di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito, ovvero dalla mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo (cass. n. 4991 del 1996)». Viene così affermato che il diritto al risarcimento del danno c.d. tanatologico (danno da morte immediata) è privo di legittimo titolare in quanto, nel momento in cui si realizza il pregiudizio, l’unico legittimo titolare viene a mancare. Le Sezioni Unite ricordano come la dottrina definisca questo argomento come ‘epicureo’ «in quanto riecheggia le affermazioni di Epicuro contenute nella Lettera sulla felicità a Meneceo».

Il secondo.

Non è possibile richiamare la coscienza sociale che «non è criterio che possa legittimamente guidare l’attività dell’interprete del diritto positivo, … secondo l’orientamento che queste sezioni unite intendono confermare, la morte provoca una perdita, di natura patrimoniale e non patrimoniale, ai congiunti che di tal perdita sono risarciti, mentre non si comprende la ragione per la quale la coscienza sociale sarebbe soddisfatta solo se tale risarcimento, oltre che ai congiunti (per tali intendendo tutti i soggetti che, secondo gli orientamenti giurisprudenziali attuali, abbiano relazioni di tipo familiare giuridicamente rilevanti, con la vittima) per le perdite proprie, fosse corrisposto anche agli eredi (e in ultima analisi allo Stato)».

Il terzo.

La Suprema Corte prosegue sostenendo che «Ulteriore rilievo, frequente in dottrina, è che sarebbe contraddittorio concedere onerosi risarcimenti dei danni derivanti da lesioni gravissime e negarli del tutto nel caso di illecita privazione della vita, con ciò contraddicendo sia il principio della necessaria integralità del risarcimento che la funzione deterrente che dovrebbe essere riconosciuta al sistema della responsabilità civile e che dovrebbe portare a introdurre anche nel nostro ordinamento la categoria dei danni punitivi. L’argomento (“è più conveniente uccidere che ferire”), di indubbia efficacia retorica, è in realtà solo suggestivo, perché non corrisponde al vero che, ferma la rilevantissima diversa entità delle sanzioni penali, dall’applicazione della disciplina vigente le conseguenze economiche dell’illecita privazione della vita siano in concreto meno onerose per l’autore dell’illecito di quelle che derivano dalle lesioni personali, essendo indimostrato che la sola esclusione del credito risarcitorio trasmissibile agli eredi, comporti necessariamente una liquidazione dei danni spettanti ai congiunti di entità inferiore».

Il quarto.

Non sarebbe possibile far leva sul rilievo che l’evento stesso, salve rare eccezioni, «precede sempre cronologicamente la morte cerebrale, ponendosi come eccezione a tale principio della risarcibilità dei soli “danni conseguenza”»; si rischierebbe di far confluire il bene giuridico “salute” in quello “vita” quando, invece, vanno tenuti perfettamente distinti.

E così, alla luce degli argomenti come sopra individuati, le Sezioni Unite, con la sentenza in commento, hanno affermato che, in caso di morte immediata o che intervenga entro brevissimo tempo alle lesioni, non può essere invocato un diritto al risarcimento del danno iure hereditatis.

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